Intervento per l’alluce valgo: le cose da sapere
L’alluce valgo è uno dei più comuni disturbi del piede, soprattutto tra le donne e nelle persone anziane. Di norma, il primo approccio di trattamento è di tipo conservativo; nei casi più gravi e se queste prime misure non sono sufficienti, però, può essere necessario fare ricorso alla chirurgia. Ma in cosa consiste l’intervento per l’alluce valgo? Facciamo una breve panoramica di questo tipo di operazione.
L’intervento tradizionale per l’alluce valgo: come si svolge
Per l’alluce valgo non esiste un’unica soluzione chirurgica: la procedura più idonea deve essere scelta in modo personalizzato, tenendo in considerazione fattori quali, per esempio, la gravità della condizione, l’età del paziente e il suo stato di salute generale, la mobilità articolare eccetera.
In linea generale, comunque, tra gli interventi più comunemente usati per correggere l’alluce valgo vi è l’osteotomia, che comprende diverse varianti tecniche e prevede di praticare un’incisione sull’osso del primo metatarso per poterlo riallineare nel modo corretto. L’osso è poi stabilizzato con viti o placche, oppure, soprattutto in passato, con il filo di Kirschner (anche indicato come K wire), un sottile filo di acciaio chirurgico inserito nell’osso per mantenerne allineati i frammenti durante la guarigione e che può poi essere rimosso senza necessità di un ulteriore intervento.
Nei casi più gravi, quando la deformità dell’alluce è severa, o se interventi precedenti hanno fallito, può essere necessario ricorrere a un altro tipo di intervento, l’artrodesi. Consiste nella fusione delle due ossa dell’articolazione tra primo metatarso e falange dell’alluce (articolazione metatarso-falangea), così da stabilizzarla. Anche in questo caso, le ossa, dopo essere state posizionate nel modo corretto, vengono stabilizzate da viti o placche. Questo tipo di intervento comporta, inevitabilmente, una certa perdita di mobilità, proprio perché prevede la fusione delle ossa; d’altro canto, per condizioni di alluce valgo molto grave e doloroso, può significativamente migliorare la deambulazione e ridurre il dolore.
L’intervento mininvasivo per l’alluce valgo: in cosa consiste
A seconda dei casi, comunque, l’intervento per l’alluce valgo può svolgersi con tecniche mininvasive, per le quali sono necessarie solo incisioni molto piccole, di qualche millimetro. Anche in questo caso, l’obiettivo è rimettere in asse l’articolazione deviata: il principio è lo stesso dell’osteotomia e a cambiare è la tecnica, che si basa appunto su incisioni minime e l’uso di strumenti molto sottili. Spesso questo approccio è definito “laser”, ma attenzione: è un termine più che altro commerciale che ha poco – anzi nulla – a che vedere con la realtà chirurgica (anche perché il laser non offre vantaggi nel taglio dell’osso e può comportare danni termici ai tessuti).
I vantaggi di queste tecniche, come sempre quando si parla di interventi mininvasivi, sono il minor dolore post-operatorio e i tempi di recupero più rapidi. Però, anche se la chirurgia mininvasiva per l’alluce valgo è sempre più diffusa, è bene evidenziare che potrebbe non essere la soluzione migliore per tutti i pazienti e richiede comunque molta esperienza da parte del/la chirurgo/a.
Intervento alluce valgo: convalescenza e buone norme post-intervento
L’intervento chirurgico per l’alluce valgo ha tassi di successo molto elevati anche se, come ogni operazione, presenta un minimo rischio di complicanze. Possono presentarsi, per esempio, rigidità articolare, oppure recidive dell’alluce valgo; la correzione chirurgica può risultare insufficiente o eccessiva e, in generale, il rischio di infezioni è sempre da tenere in considerazione. Per questo è particolarmente importante seguire in modo scrupoloso le indicazioni mediche per quanto riguarda il periodo post-operatorio. Oltre a ridurre il rischio di complicanze, queste ultime permettono di favorire la guarigione.
In generale, infatti, dopo l’intervento è possibile tornare a casa senza ricovero, ma nelle settimane successive occorre prestare la massima attenzione a tutelare il piede. Di norma sono raccomandate scarpe post-operatorie e un bendaggio che permetta di mantenere l’alluce nella posizione corretta. Anche se è possibile tornare a camminare praticamente subito, è fondamentale evitare di sovraccaricare il piede e le attività fisiche intense; dopo alcune settimane può anche essere raccomandato di iniziare la fisioterapia per favorire il recupero della mobilità. Sempre con le dovute differenze tra un caso e l’altro, di solito nell’arco di 4-6 settimane circa si può tornare all’uso di scarpe normali (ma comode!). Il recupero completo, comunque, può richiedere fino a sei mesi.