Quali vaccini sono obbligatori
I vaccini sono uno degli strumenti di prevenzione più potenti ed efficaci che abbiamo. Tanto più preziosi perché non tutelano solo la singola persona ma contribuiscono a limitare la diffusione dei patogeni, proteggendo di fatto anche le altre (quella a volte detta “immunità di gregge”, termine oggi contestato perché paternalistico, e anche perché richiama l’idea di una massa indistinta invece che di persone. Infatti si tende a preferire il termine “immunità di comunità”).
La legge italiana prevede che alcuni vaccini per l’infanzia e l’adolescenza siano obbligatori (legge 119/2017). Sono dieci, in particolare, e per quattro di essi vi è una revisione periodica dell’obbligatorietà in base, come specifica il Ministero della Salute, ai dati epidemiologici e relativi alle coperture vaccinali raggiunte. Questi vaccini sono obbligatori per bambini e bambine di età compresa tra i 0 e i 16 anni e per minori stranieri non accompagnati; sono gratuite, e rappresentano un requisito per l’iscrizione all’asilo e alle scuole dell’infanzia. Per le primarie, invece, bambine e bambini possono comunque accedere a scuola ma, se non sono stati rispettati gli obblighi, viene attivato dalla Asl un percorso di recupero della vaccinazione (è anche possibile incorrere in sanzioni amministrative).
In questo articolo cerchiamo di capire meglio quali sono i vaccini obbligatori per i bambini e quando vengono somministrati.
Quali sono i 10 vaccini obbligatori
La lista dei vaccini per bambini e bambine è facilmente reperibile sul sito del Ministero della Salute e comprende le vaccinazioni
- anti-poliomielitica
- anti-difterica
- anti-tetanica
- anti-epatite B
- anti-pertosse
- anti-Haemophilus influenzae tipo b
- anti-morbillo (obbligatorietà soggetta a revisione periodica)
- anti-rosolia (obbligatorietà soggetta a revisione periodica)
- anti-parotite (obbligatorietà soggetta a revisione periodica)
- anti-varicella (obbligatorietà soggetta a revisione periodica)
Sono, insomma, vaccini che proteggono da malattie infettive (batteriche o virali) che un tempo, prima appunto delle vaccinazioni sistematiche, rappresentavano una causa rilevante di mortalità e gravi complicanze nell’infanzia. Sono infatti patologie molto contagiose e/o potenzialmente letali anche per le persone sane. Il ruolo della vaccinazione nel prevenirne la diffusione è reso particolarmente evidente dal riemergere di alcune di queste malattie quando la copertura vaccinale cala (come avvenuto anche in Italia nel caso del morbillo).
Inoltre, i vaccini oggi previsti e raccomandati dai piani di prevenzione soddisfano criteri consolidati di sanità pubblica: sono sicuri ed efficaci, portano un beneficio individuale e collettivo dimostrato, e sono in grado di ridurre in modo sostanziale la circolazione degli agenti patogeni. L’immunizzazione in età pediatrica consente inoltre di proteggere indirettamente i soggetti vulnerabili che non possono vaccinarsi o che rispondono meno efficacemente ai vaccini.
Quando vengono somministrati i vaccini obbligatori?
I vaccini obbligatori per i neonati, cioè nel primo anno di vita, permettono la protezione da sei malattie: poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse e Haemophilus influenzae tipo b. Ma sono combinati in un’unica vaccinazione, detta appunto esavalente, somministrata di norma al terzo, quinto e undicesimo (o tredicesimo) mese di vita.
Poi, tra il primo e il secondo anno di vita, vengono somministrati i vaccini contro morbillo, parotite*, rosolia e varicella. Anche in questo caso si usa un vaccino combinato (indicato, dalle iniziali delle patologie, come MPRV).
Dai 5-6 vengono somministrati i richiami delle vaccinazioni; alcuni sono necessari anche nell’adolescenza (è il caso di difterite, tetano, pertosse e poliomielite, il cui richiamo si fa a partire dai 12 anni).
Quali sono le vaccinazioni consigliate?
Vi sono poi dei vaccini che, seppur non obbligatori, sono comunque raccomandati dal Ministero della Salute e coperti dal Servizio sanitario nazionale. Si tratta in particolare delle vaccinazioni:
- anti-meningococcica B (due dosi nel primo anno di vita e un richiamo a due anni)
- anti-meningococcica C (oggi si usa soprattutto il vaccino tetravalente ACWY che oltre a proteggere dal meningococco C protegge da altri due sierotipi, che prevede un richiamo a 12 anni)
- anti-pneumococcica (tre dosi nel primo anno di vita)
- anti-rotavirus (nelle prime 24-32 settimane di vita a seconda del vaccino)
- anti-influenzale (a partire dai 6 mesi di età, due dosi per i bambini non vaccinati in precedenza, una dose di richiamo ogni anno fino ai 6 anni compresi)
- anti-HPV (a partire dagli 11 anni, una o due dosi a seconda del tipo di vaccino).
Anche se queste vaccinazioni non rappresentano un obbligo normativo, le malattie da cui proteggono hanno un impatto sanitario rilevante per frequenza, gravità potenziale o capacità di causare complicanze, a breve o lungo termine. Si tratta infatti di patogeni responsabili di forme invasive, come per esempio la meningite, infezioni respiratorie diffuse o con possibili esiti cronici o, nel caso di HPV, oncologici, per le quali la vaccinazione precoce offre la massima efficacia preventiva.
In diversi casi, la vaccinazione in età pediatrica consente di proteggere indirettamente gruppi vulnerabili (come esempio lattanti troppo piccoli, anziani o altre persone con fragilità) e di prevenire malattie che possono manifestarsi in modo più grave con l’avanzare dell’età.
Nel loro insieme, le vaccinazioni raccomandate contribuiscono ad ampliare la protezione offerta dal calendario vaccinale, e rappresentano una componente essenziale delle strategie preventive in tutto l’arco dell’età evolutiva.