Qual è la differenza tra psicologo e psichiatra?

2026-01-14
Qual è la differenza tra psicologo e psichiatra?

Due figure professionali che rappresentano il riferimento per i disturbi mentali. Due figure professionali le cui competenze si intrecciano e i percorsi spesso si integrano. Eppure, due figure professionali profondamente diverse tra loro: per formazione, per il tipo di supporto che possono offrire, per gli “strumenti del mestiere”. Vediamo meglio, allora, quali sono le differenze tra psicologo (o psicologa) e psichiatra.

Cosa fa e cosa cura lo psicologo/a

Laurea magistrale in psicologia, tirocinio, esame di Stato, iscrizione all’Ordine professionale: questo è il percorso formativo e amministrativo che contraddistingue il/la psicologo/a; la psicologia è ben definita e riconosciuta in Italia come professione sanitaria dalla Legge 56/89.

Insomma, questa è una figura professionale laureata e abilitata per occuparsi del benessere psicologico che lavora sulla (e con la) persona nei termini di ciò che influenza il modo in cui pensa, sente, agisce e si relaziona con gli altri. Che non è certo dire poco: infatti, gli ambiti di lavoro della psicologia si declinano in moltissimi modi: gestione dell’ansia e dello stress, supporto nell’affrontare situazioni emotivamente difficili e i cambiamenti della vita

I metodi di lavoro del/la psicologo/a sono, appunto, quelli psicologici: colloqui clinici, valutazioni, test specifici. E le tecniche con cui lavora sono principalmente quelle della psicoterapia (che a sua volta richiede una scuola di specializzazione, per cui non tutti gli psicologi sono psicoterapeuti), che si sviluppa con moltissimi approcci differenti, mettendo al centro la relazione terapeutica e il cambiamento psicologico. Di base, quindi, gli “strumenti” del/la psicologo/a sono fondati sull’osservazione, sul colloquio e sulla modifica dei processi mentali e comportamentali. Per esempio, una possibile tipica visita psicologica consiste in un colloquio in cui il/la professionista cerca di esplorare un disagio, o comunque valutare una situazione personale, basandosi sul dialogo e sull’ascolto, oltre che sui già citati strumenti psicologici. Non prevede esami strumentali o di laboratorio, ma il/la psicologo/a può suggerire un approfondimento medico, se necessario.

La base dei percorsi di psicoterapia e delle tecniche psicologiche è scientifica; gli obiettivi sono molteplici a seconda del disturbo o disagio affrontati (e non mutualmente esclusivi!): migliorare la gestione delle emozioni, aumentare consapevolezza e capacità di autoregolazione, modificare i comportamenti per renderli più utili ed efficaci…

Vale anche la pena osservare che, comunque, il/la psicologo/a non lavora necessariamente solo sulla singola persona ma anche a livello collettivo, per esempio nelle scuole o nei luoghi di lavoro.

Cosa fa e cosa cura lo psichiatra

Partiamo anche in questo caso dalla formazione: laurea in medicina, esame di Stato e iscrizione all’Ordine dei medici, specializzazione in psichiatria. Il/la psichiatra ha una formazione medica a tutti gli effetti, focalizzata sui disturbi mentali. Proprio per questa ragione, la sua figura entra in gioco quando vi è una patologia: quando, cioè, quando il disagio psicologico assume caratteristiche cliniche tali da richiedere intervento medico, farmacologico o ospedaliero. Il/la psichiatra può formulare una diagnosi, richiedere altri esami medici e prescrivere, quando necessaria, un’eventuale terapia farmacologica; insomma, ha un approccio sanitario e medico. Pertanto, la visita psichiatrica richiede di base un’accurata raccolta dell’anamnesi della persona (sintomi, storia clinica, fattori di rischio e di protezione…), con un esame dello stato mentale che avviene attraverso il dialogo e l’osservazione, per arrivare a una valutazione diagnostica.

Per tutte queste ragioni, l’intervento psichiatrico riguarda in particolare le condizioni in cui il disagio psicologico ha una forte componente neurobiologica e richiede un trattamento medico, come avviene per condizioni come depressione maggiore, disturbo bipolare, disturbi d’ansia, schizofrenia, disturbi alimentari eccetera. 

A seconda dei casi, comunque, anche il/la psichiatra può avere una formazione aggiuntiva come psicoterapeuta (sempre previa formazione specifica) e dunque fornire anche questo strumento di trattamento. In altri casi, la psicoterapia può rappresentare una parte di un percorso integrato con il/la psicologo/a: d’altronde, queste figure collaborano in molti casi, in un’ottica multidisciplinare.

Infine, vale la pena ricordare il ruolo fondamentale del/la psichiatra per la gestione delle situazioni più complesse e urgenti (per esempio ad alto rischio suicidario, oppure negli stati psicotici, o ancora in caso di ricovero ospedaliero eccetera).

In conclusione, tra psicologo/a e psichiatra non c’è concorrenza – semmai collaborazione. Quando prevalgono difficoltà emotive, relazionali o comportamentali che non richiedono immediata terapia farmacologica, può essere indicato iniziare con lo psicologo. Qualora emergano segnali clinici di maggiore gravità, lo psicologo può raccomandare una valutazione specialistica da parte dello psichiatra. Allo stesso modo, lo psichiatra che individua la necessità di un lavoro approfondito sul versante psicologico (terapia, supporto sul cambiamento) può indirizzare al/la psicologo/a o psicoterapeuta. In questo modo si assicura un percorso integrato, personalizzato e centrato sulla persona, in cui psicologia e psichiatria collaborano per promuovere il benessere mentale in modo globale e sinergico.

 

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