Qual è la differenza tra BES e DSA?

2026-03-01
Qual è la differenza tra BES e DSA?

BES (Bisogni Educativi Speciali) e DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) sono due sigle che oggi ricorrono molto quando si parla di scuola e studenti. Non sono mode, anche se fino a relativamente pochi anni fa se ne parlava pochissimo, e certo possono confondere. Qui vogliamo fare un po’ di chiarezza su cosa si intende con questi termini e quali sono le implicazioni pratiche per bambini e adolescenti. 

Cosa sono i Bisogni Educativi Speciali

In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.

 

È così che la direttiva del 2012 di quello che allora era il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca introduce il concetto di Bisogni Educativi Speciali. Prosegue indicandone le tre principali sotto-categorie: 

  • disabilità
  • disturbi evolutivi specifici
  • svantaggio socio-economico, linguistico e/o culturale. 

Di fatto, quindi, i BES sono un’ampia categoria di condizioni in cui uno o una studente ha bisogno di un approccio didattico personalizzato. Magari anche solo per alcuni periodi, per esempio perché non conosce bene la lingua. Obiettivo: rendere la scuola inclusiva, perché l’istruzione è un diritto fondamentale sia a livello nazionale (previsto dalla Costituzione italiana) sia a livello internazionale (dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). 

I BES non sono una diagnosi medica né richiedono sempre una certificazione. Sono, invece, un tipo di bisogni o necessità che viene identificato a livello collegiale, per esempio dagli insegnanti o dal consiglio di classe.

Cosa sono e quali sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento o DSA sono disturbi del neurosviluppo, cioè un gruppo di condizioni che si presentano durante la crescita e sono legate allo sviluppo del sistema nervoso. Sono quattro: 

  • dislessia
  • disortografia
  • disgrafia
  • discalculia

Ciascuno interessa abilità specifiche, sebbene a volte con alcune sovrapposizioni: per esempio, la dislessia riguarda primariamente le capacità di lettura, la discalculia quelle di calcolo. Inoltre, sono spesso presenti insieme o con altre condizioni, come per esempio il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). 

Di fatto, i DSA sono una particolare categoria di BES, più ristretta e specifica. Non sono considerati patologie bensì neurodivergenze: come spiega l’Associazione italiana dislessia, infatti, non sono condizioni dovute a un danno organico né tantomeno a deficit cognitivi generali. Sono invece una variante naturale del funzionamento neurologico umano.

Sebbene non siano malattie, i DSA richiedono una diagnosi, che si basa su una valutazione specifica e test mirati da parte di un/a neuropsichiatra infantile o di un/a psicologo/a.

Strumenti e misure per garantire a tutti l’istruzione

L’obiettivo di un’istruzione inclusiva rimane quindi naturalmente anche per i DSA. Il Ministero dell’Istruzione ha previsto che per studenti con DSA (e, a seconda dei casi, con BES) si adotti un piano didattico personalizzato, un documento formale che proprio come suggerisce il nome stabilisce un piano per personalizzare la didattica dell’allievo o dell’allieva senza che la sua istruzione venga meno. Poiché i Bisogni Educativi Speciali sono di diverso tipo, così come i Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono diversi non solo tra loro ma spesso anche tra una persona e l’altra, la personalizzazione del piano è un aspetto fondamentale.

All’interno del piano didattico personalizzato possono essere previsti strumenti compensativi e misure dispensative. In altre parole, possono essere previsti strumenti che aiutino lo/la studente, per esempio dispositivi tecnologici come lettori di schermo, così come misure che rendano la didattica più flessibile, per esempio un tempo più lungo per completare un compito. 

Un’ultima nota conclusiva, ma importante: riconoscere BES e DSA non significa etichettare gli studenti, ma permette di capire quanto possiamo adattarci alla varietà reale dei modi di apprendere – invece di chiedere a tutti di rientrare in un unico modello.

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