Sindrome metabolica
La sindrome metabolica è una condizione caratterizzata da anomalie del metabolismo (l’insieme delle reazioni chimiche che permettono di trasformare nutrienti in energia e sostanze necessarie alla crescita, al mantenimento e alle funzioni vitali dell’organismo) che comprendono tre o più delle seguenti caratteristiche:
- eccesso di grasso addominale;
- alti livelli di trigliceridi nel sangue (ipertrigliceridemia);
- alti livelli di zuccheri nel sangue (iperglicemia);
- bassi livelli di colesterolo HDL (High Density Lipoprotein, una lipoproteina che trasporta il colesterolo in eccesso al fegato affinché sia eliminato);
- ipertensione arteriosa.
Di fatto, quindi, la sindrome metabolica non è una singola patologia quanto, piuttosto, un insieme di disturbi patologici. Vale la pena specificare, infatti, che in medicina il termine “sindrome” non è necessariamente una malattia specifica, ma piuttosto un quadro clinico che può comprendere diverse condizioni. Nel caso della sindrome metabolica, le condizioni che la caratterizzano aumentano, complessivamente, il rischio di sviluppare problemi cardiovascolari (compreso l’infarto cardiaco e l’ictus), diabete e aterosclerosi.
L’incidenza della sindrome metabolica è in aumento a livello globale, in modo analogo e parallelo a quanto si verifica per l’incidenza dell’obesità; inoltre, non si presenta più solo nelle persone adulte ma anche nell’infanzia e nell’adolescenza. Rappresenta comunque una condizione con alcuni fattori di rischio modificabili; inoltre, un trattamento adeguato permette di ridurre i rischi sanitari che può causare.
L’incidenza della sindrome metabolica è in aumento a livello globale
Quali sono le cause della sindrome metabolica?
Gli studi scientifici suggeriscono che alla base della sindrome metabolica vi siano insulino-resistenza, disfunzioni del tessuto adiposo e infiammazione cronica, tre elementi che si influenzano tra loro.
L’insulino-resistenza è una condizione nella quale le cellule rispondono in modo meno efficace all’azione dell’insulina, un ormone prodotto dal pancreas che regola i livelli di zucchero nel sangue (glicemia). Quando le cellule diventano resistenti all’insulina, la glicemia aumenta e, nel tentativo di compensare la situazione, il pancreas risponde producendo una quantità maggiore dell’ormone. Questa condizione influenza non solo il metabolismo del glucosio ma anche quello dei grassi, ed è associata all’infiammazione cronica.
Inoltre, l’accumulo di tessuto adiposo (in particolare quello viscerale, caratteristico della sindrome metabolica) determina l’aumento dei livelli di acidi grassi. Questi ultimi, che rappresentano i principali costituenti dei grassi, inibiscono la produzione di insulina e favoriscono l’insulino-resistenza. Il tessuto adiposo è anche associato al rilascio di varie molecole che promuovono l’infiammazione e il cui effetto si somma dunque a quello dell’insulino-resistenza.
A sua volta, l’infiammazione può non solo determinare danni ai vasi sanguigni e favorire lo sviluppo di ipertensione, ma può anche contribuire allo sviluppo dell’insulino-resistenza, in un circolo vizioso.
Sono noti diversi fattori di rischio per la sindrome metabolica. Tra quelli che non sono modificabili o che possono essere difficili da controllare vi sono:
- età, perché il rischio di sviluppare la sindrome metabolica aumenta con l’invecchiamento (nonostante la condizione possa interessare anche adolescenti e bambini);
- storia familiare, perché chi ha parenti con sindrome metabolica (oppure diabete) ha a sua volta una maggiore probabilità di svilupparla;
- presenza di altre malattie o condizioni quali obesità, sindrome dell’ovaio policistico, apnee notturne o altri disturbi del sonno (compreso sonno insufficiente e disturbi del ritmo circadiano), disturbi immunitari come la psoriasi;
- uso di alcuni farmaci, come quelli usati nel trattamento di allergie, disturbi dell’umore (come depressione e disturbo bipolare), schizofrenia, infezione da HIV e alcuni trattamenti anti-tumorali;
- basso peso alla nascita e successivamente rapido aumento del peso nei neonati possono aumentare il rischio di sviluppare la sindrome metabolica più avanti negli anni;
- ambiente, perché un basso status economico può contribuire a uno stile di vita insalubre; l’ambiente ha un peso anche durante la vita fetale, perché condizioni quali per esempio obesità e insulino-resistenza nella madre determinano un maggior rischio che il bambino sviluppi da adulto la sindrome metabolica.
Tra i fattori di rischio modificabili o potenzialmente modificabili vi sono invece:
- abitudini legate allo stile di vita, in particolare scarsa attività fisica, dieta non equilibrata, sonno insufficiente, fumo di tabacco e consumo eccessivo di alcol;
- occupazione, perché diversi studi hanno evidenziato come alcune categorie professionali (per esempio, chi lavora di notte) possano avere un maggior rischio di sviluppare la sindrome metabolica.
Quali sono i sintomi della sindrome metabolica?
La sindrome metabolica è caratterizzata da diverse condizioni (eccesso di grasso addominale, ipertrigliceridemia, iperglicemia, bassi livelli di colesterolo HDL, ipertensione), che non sono necessariamente tutte presenti. Ciascuna di esse può dare sintomi e segni differenti e alcune non ne danno alcuno: è il caso dell’ipertrigliceridemia, dei bassi livelli di colesterolo HDL e anche dell’ipertensione che causa sintomi solo quando la pressione arteriosa è molto alta.
L’eccesso di grasso addominale, una caratteristica significativa della sindrome metabolica, è invece immediatamente visibile: si riferisce all’accumulo di tessuto adiposo nella zona dell’addome, che può manifestarsi come un aumento del girovita o una prominenza evidente nella parte centrale del corpo.
L’iperglicemia può invece dare sintomi quali l’aumento della sete e della minzione (soprattutto durante la notte), la visione offuscata e il senso di affaticamento.
La sindrome metabolica è associata a un rischio alto di diverse complicanze, tra cui le principali sono diabete, ictus, vari disturbi cardiovascolari (fibrillazione atriale, infarto cardiaco, embolia polmonare eccetera), alcuni tipi di tumore (per esempio quello al colon), nonché a danni agli organi, in particolare reni, fegato, pancreas e cistifellea. Inoltre, nelle donne incinte, la sindrome metabolica è associata a un maggior rischio di diabete gestazionale, eclampsia e preeclampsia.
Come si arriva alla diagnosi di sindrome metabolica?
La diagnosi di sindrome metabolica si basa sulla valutazione fisica e su esami di laboratorio (esami del sangue); un ruolo importante lo ha comunque anche l’anamnesi e la raccolta di eventuali fattori di rischio.
Dal punto di vista fisico, il/la medico/a valuta la circonferenza della vita, per la quale i valori limite sono indicati come ≥ 102 centimetri per gli uomini e 88 per le donne; misura inoltre la pressione arteriosa, che in condizioni fisiologiche è 120/80 mmHg (millimetri di mercurio, l’unità di misura per la pressione; i due valori sono riferiti alla pressione sistolica o massima, cioè quando il cuore si contrae e pompa il sangue nelle arterie, e alla diastolica o minima, quando l’organo si rilassa per riempirsi di sangue). La misurazione della pressione è un esame non invasivo che avviene attraverso appositi strumenti e, per un risultato più accurato, è ripetuto due volte a distanza di un minuto tra una misurazione e la successiva.
Gli esami del sangue permettono poi di verificare l’eventuale presenza di ipertrigliceridemia (livelli alti di trigliceridi nel sangue), i livelli di colesterolo HDL e quelli di glucosio. Questi ultimi sono di solito valutati a digiuno.
Gli stessi esami sono utili anche per la diagnosi di sindrome metabolica in età pediatrica e nell’adolescenza, sebbene i valori di riferimento siano differenti da quelli usati per gli adulti.
La sindrome metabolica è diagnosticata sulla base della presenza di tre o più condizioni tra l’eccesso di grasso addominale, l’ipertrigliceridemia, l’iperglicemia, i bassi livelli di colesterolo HDL e l’ipertensione.
Come si previene la sindrome metabolica?
Sebbene non tutti i fattori di rischio per la sindrome metabolica siano modificabili (è il caso per esempio dell’età e della storia familiare), uno stile di vita sano ha un ruolo molto importante per la prevenzione di questa condizione. Fare regolarmente attività fisica, mantenere il proprio peso nella norma, seguire una dieta equilibrata, non fumare e limitare il consumo di alcol sono tutti elementi che contribuiscono a ridurre il rischio di sviluppare la sindrome metabolica. Questa strategia gioca un ruolo fondamentale anche nel trattamento della condizione.
Uno stile di vita sano ha un ruolo molto importante per la prevenzione di questa condizione
Qual è il trattamento della sindrome metabolica?
Il trattamento della sindrome metabolica mira a ridurre il rischio che si sviluppino altre patologie correlate, come il diabete. Si basa innanzitutto sull’adozione di uno stile di vita sano, che aiuti a riportare la pressione arteriosa e i livelli di zuccheri, grassi e colesterolo nei limiti fisiologici:
- non fumare o smettere se si è fumatori (il fumo di tabacco contribuisce all’ipertensione ed è un fattore di rischio anche per lo sviluppo di diabete);
- dimagrire se in condizioni di sovrappeso oppure obesità;
- seguire una dieta equilibrata ricca di frutta, verdura, cereali integrali, carni bianche e pesce e che evita invece gli alimenti processati, quelli ricchi di grassi e zuccheri e la carne rossa;
- svolgere regolarmente esercizio fisico, verificando con il/la medico/a che l’attività sia idonea alle proprie condizioni;
- dormire a sufficienza e identificare strategie per gestire lo stress.
Qualora questo approccio non fosse sufficiente, il/la medico/a può indicare anche un trattamento farmacologico, che non esclude comunque la necessità di seguire le raccomandazioni di uno stile di vita sano. Diversi farmaci possono infatti essere impiegati per abbassare la pressione arteriosa e i livelli di glucosio, trigliceridi e colesterolo nel sangue, così da prevenire le complicanze della sindrome metabolica. Se a quest’ultima è associata anche l’obesità, in particolare se moderata o grave, può essere necessario un intervento di chirurgia bariatrica che limiti l’assorbimento di cibo.
Un trattamento corretto della sindrome metabolica, nel quale il ruolo fondamentale è svolto dallo stile di vita sano, è essenziale per la gestione della condizione e può anche riportare i parametri alterati alla normalità, limitando in modo significativo il rischio di complicanze.
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Redazione Kormed
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