Scabbia

La scabbia è un’infestazione della pelle estremamente contagiosa: riconoscerla e prevenirla è fondamentale per evitare focolai in altre persone e complicanze della patologia
Redazione Kormed

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Redazione scientifica
Articolo revisionato dalla nostra redazione scientifica
13 Gennaio 2026

    La scabbia è un’infestazione della cute dovuta a un parassita, l’acaro Sarcoptes scabiei. Rappresenta una condizione molto contagiosa che si trasmette soprattutto per contatto diretto e che causa un rash cutaneo con prurito intenso, sebbene i segni e sintomi possano essere lievi in alcune persone. Non è una patologia rara: anzi, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità è una delle condizioni dermatologiche più comuni, soprattutto nei Paesi più poveri e nelle aree tropicali. La maggior parte dei casi riguarda i bambini e le persone anziane, ma l’infestazione può interessare persone di ogni età, oltre che di ogni area del mondo. Il trattamento è tanto efficace quanto importante, perché la scabbia può causare complicanze anche molto gravi.

    Quali sono le cause della scabbia?

    La scabbia è causata da acari, piccoli artropodi appartenenti alla stessa classe dei ragni (quindi, dal punto di vista tassonomico, non insetti). In particolare, l’acaro responsabile della scabbia è Sarcoptes scabiei e più precisamente S. scabiei var. homini, cioè la varietà che infesta in modo specifico gli esseri umani; altre varietà di acari, infatti, possono infettare specie animali differenti (è però importante evidenziare che specie differenti non possono trasmettere la scabbia agli esseri umani). S. scabiei è un parassita obbligato, cioè può vivere e riprodursi solo nella pelle dell’ospite: si tratta di un animale microscopico, non visibile a occhio nudo, dalle dimensioni che si aggirano intorno ai 0,2–0,4 mm. Il suo ciclo vitale, che dura al massimo 14 giorni, è formato da quattro fasi: uovo, larva, linfa e acaro adulto. È quest’ultimo a causare le infestazioni e, più precisamente, sono le femmine di S. scabei adulte che penetrano nella pelle, scavando piccoli cubicoli e deponendo le uova; le uova poi si schiudono con lo sviluppo della larva, che si sposta sulla superficie cutanea e penetra in un infundibolo follicolare o in una piccola rientranza per completare lo sviluppo in ninfa, che si muove tra la superficie della pelle e micro-cavità cutanee. Gli adulti maschi si muovono poi sulla pelle in cerca di una femmina, mentre quest’ultima, una volta fecondata, scava una nuova cavità e dà di nuovo origine al ciclo.

    L’acaro che causa la scabbia si trasmette facilmente da una persona all’altra per contatto diretto con la pelle infestata; tuttavia, la trasmissione può avvenire attraverso fomiti, cioè oggetti che fanno da vettore, come i vestiti o le lenzuola. La povertà, spesso associata a malnutrizione e igiene inadeguata, fa sì che la scabbia sia particolarmente diffusa in aree a basso reddito; tuttavia, è importante evidenziare che questa patologia può interessare ogni persona in ogni parte del mondo e che, anche nei Paesi più ricchi, può diffondersi facilmente in contesti in cui è più probabile un contatto prolungato con altre persone (per esempio istituti di lunga degenza e di detenzione, strutture per l’infanzia, o anche solo in ambito familiare o con il proprio partner).

    La scabbia è dovuta a un acaro che infesta in modo specifico gli esseri umani; si trasmette per contatto diretto, ma il contagio non può avvenire toccando altre specie animali.

    Quali sono i sintomi della scabbia?

    Anche se non sempre presente, il segno principale e comune della scabbia classica è un rash cutaneo rossastro  che prude intensamente, soprattutto durante la notte. Il rash cutaneo si può presentare con linee e bollicine (papule) più o meno in ogni area del corpo: dita, polsi, braccia, gambe, genitali e addome. Tipicamente è più esteso nei bambini piccoli, nei quali può interessare anche la pianta dei piedi e delle mani e la cute del cranio. Di solito questo segno si manifesta nell’arco di 4-6 settimane dall’infestazione; è interessante notare che sono sufficienti pochissimi acari (10-15) per causare il rash.

    Il prurito che caratterizza la scabbia non è dovuto direttamente all’acaro che la causa: rappresenta invece una reazione immunitaria alle sue proteine e alle feci presenti nella pelle.

    Nelle persone il cui sistema immunitario è compromesso (per esempio a causa di un’infezione da HIV/AIDS non trattata, che seguono una terapia immunosoppressiva, o molto anziane, oppure ancora con diabete) si può presentare una forma particolarmente grave di infestazione detta scabbia crostosa (o norvegese), caratterizzata dalla formazione di spesse croste e nella quale la persona è infestata con milioni di acari. Una densità così alta di parassiti fa sì che sia sufficiente un contatto molto breve perché avvenga il contagio con altre persone.

    La scabbia, anche nella meno grave forma classica, può dare origine a diverse complicanze. Tra queste vi è la formazione di ulcere cutanee, dovute al grattamento, che rappresentano una facile fonte di accesso per i batteri e possono dunque determinare infezioni come l’impetigine e nei casi più gravi, quando l’infezione entra nel circolo sanguigno, setticemia. Inoltre, le infezioni della pelle associate alla scabbia possono essere un fattore di rischio per disturbi renali e cardiaci, che possono determinare danni a lungo termine.

    Come si arriva alla diagnosi di scabbia?

    La diagnosi di scabbia è essenzialmente clinica e si basa, oltre che sulla raccolta dell’anamnesi, su un’attenta valutazione dermatologica. In alcuni casi, comunque, può essere raccomandato un esame microscopico di un piccolo campione di pelle, dal quale risultano visibili gli eventuali acari e le loro uova.

    Come si previene la scabbia?

    La prevenzione della scabbia si basa essenzialmente sulle buone norme igieniche, con lavaggi regolari di sé stessi, dei bambini e dell’ambiente circostante. L’aspetto più complesso della prevenzione riguarda il momento in cui una persona ha già avuto la diagnosi di scabbia, perché in questo caso è essenziale evitare che l’infestazione si diffonda ad altri, anche perché la scabbia è altamente contagiosa. Le strategie chiave in tal senso sono:

    • trattare il prima possibile la persona con la scabbia;
    • isolamento della persona con la scabbia (per esempio evitando l’andare a scuola o al lavoro) per almeno 24 ore dall’inizio del trattamento;
    • trattare persone conviventi o familiari che possono aver contratto l’infestazione ed eseguire una sorveglianza a lungo termine di eventuali ambienti in cui si potrebbe verificare un focolaio;
    • lavare ad alte temperature (almeno 60 gradi) lenzuola, asciugamani e abiti entrati in contatto con la pelle interessata dalla scabbia, e lavare accuratamente i pavimenti;
    • in generale, lavare tutto ciò che può rappresentare un fomite (un vettore per l’acaro) come per esempio i peluche e i giocattoli dei bambini, i materassi (per esempio con il vapore) eccetera;
    • tutto ciò che non può essere lavato deve essere tenuto in un sacchetto di plastica sigillato per una settimana circa (gli acari della scabbia muoiono dopo qualche giorno in assenza della cute umana).

    In caso di scabbia è fondamentale prevenire nuovi focolai, innanzitutto iniziando subito il trattamento, e quindi pulendo accuratamente ogni fomite o superficie che possa fare da vettore per l’acaro.

    Qual è il trattamento della scabbia?

    Il trattamento della scabbia è essenziale sia per evitare complicanze sia per evitare di contagiare altre persone, anche perché l’infestazione non può risolversi spontaneamente. Si basa su una terapia farmacologica, topica o sistemica (da assumere per via orale):

    • la terapia topica si basa su farmaci contenenti antiparassitari (in particolare permetrina e benzile benzoato) in grado di uccidere l’acaro;
    • la terapia sistemica si basa sull’ivermectina, un altro tipo di antiparassitario (usato per esempio anche nel trattamento dei vermi intestinali).

    Entrambi i farmaci richiedono la prescrizione medica, e la scelta del più idoneo richiede comunque il consulto con il/la medico/a. 

    Nell’ambito del trattamento della scabbia è importante ricordare che le persone che vivono a stretto contatto con chi ha già l’infestazione possono a loro volta essere state contagiate: la terapia è dunque raccomandata anche a parenti e familiari, anche quando segni e sintomi non si sono ancora manifestati. Inoltre, per evitare che l’infestazione si ripresenti a terapia conclusa, è fondamentale igienizzare adeguatamente abiti, biancheria e ambiente domestico (si veda la sezione Come si previene la scabbia?). Possono inoltre essere raccomandati farmaci specifici per mitigare il prurito o per trattare eventuali sovrainfezioni batteriche. Nei casi di scabbia crostosa sono raccomandati specifici trattamenti intensivi.

    Se il trattamento e le norme di prevenzione dell’infestazione sono seguiti correttamente da tutti i membri di una famiglia o conviventi, la scabbia può essere trattata con la massima efficacia: gli acari muoiono già con la prima somministrazione della terapia (che deve comunque essere portata avanti per tutto il tempo prescritto, per evitare che eventuali acari sopravvissuti proliferino nuovamente). Il prurito e il rash, tuttavia, possono richiedere un paio di settimane prima di sparire del tutto. 

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