Parotite

L’infezione virale che provoca parotite, ed è una delle possibili cause di questa infiammazione, è altamente prevenibile grazie alla vaccinazione: scopri gli aspetti principali di questa malattia.
Redazione Kormed

Redazione Kormed

Redazione scientifica
Articolo revisionato dalla nostra redazione scientifica
26 Febbraio 2026

    Con il termine parotite si indica genericamente una condizione infiammatoria che interessa le ghiandole parotidi, che sono le ghiandole salivari localizzate ai lati del volto, tra l’orecchio e la mandibola. Questa infiammazione può avere diverse cause, tra cui infezioni virali o batteriche, ostruzione dei dotti salivari, malattie autoimmuni o metaboliche, assunzione di farmaci e anomalie strutturali. In questa scheda viene trattata esclusivamente la parotite di origine virale.

    La parotite è un’infezione virale il cui sintomo più caratteristico è la comparsa di un gonfiore doloroso delle ghiandole parotidi. L’ingrossamento di queste ghiandole conferisce al viso il tipico aspetto delle cosiddette “guance da criceto”, da cui deriva il nome popolare di “orecchioni”.

    Il virus si replica inizialmente nelle vie aeree superiori, come faringe, laringe e trachea, e la trasmissione avviene da persona a persona attraverso il contatto diretto con saliva infetta oppure tramite le goccioline respiratorie emesse dal naso, dalla bocca o dalla gola di una persona infetta, in particolare con starnuti e tosse, nel corso della conversazione o attraverso la condivisione di oggetti contaminati dalla saliva, come giochi, bicchieri o posate.

    La parotite ha un periodo di incubazione variabile da 12 a 25 giorni e le persone infette sono contagiose nei sei giorni che precedono la comparsa dei sintomi e fino a nove giorni dopo il loro esordio. Il rischio di trasmissione è particolarmente alto proprio nei giorni precedenti la comparsa dei sintomi, rendendo difficile individuare e isolare tempestivamente le persone contagiose.

    Prima dell’introduzione di programmi vaccinali estesi, la parotite era una malattia tipicamente infantile, con un picco di incidenza tra i bambini di età compresa tra i 5 e i 9 anni e un decorso generalmente benigno, anche se l’infezione può colpire persone di qualsiasi età.

    Parotite: possibili complicanze

    Le complicanze della parotite sono oggi rare, ma risultano più probabili negli adolescenti e negli adulti: sono rare nei vaccinati e più frequenti e gravi nei non vaccinati. Si verificano quando il virus, oltre alle ghiandole salivari, raggiunge altri tessuti dell’organismo.
    Tra le principali complicanze ci sono:

    • orchite (gonfiore dei testicoli): provoca dolore intenso ed è più frequente dopo la pubertà; può determinare una riduzione del volume del testicolo e, in rari casi, una diminuzione della fertilità;
    • ooforite (gonfiore delle ovaie): può causare dolore addominale, nausea, vomito e febbre; secondo le prove disponibili, non sembra compromettere la fertilità;
    • encefalite: infiammazione del cervello che può causare alterazioni dello stato di coscienza, convulsioni e perdita del controllo muscolare;
    • meningite: infiammazione delle membrane che rivestono cervello e midollo spinale; è in genere a decorso benigno e raramente provoca conseguenze a lungo termine;
    • perdita dell’udito: può insorgere improvvisamente o in modo graduale; nella maggior parte dei casi è temporanea e tende a migliorare dopo la guarigione;
    • pancreatite: infiammazione del pancreas che può causare dolore addominale, nausea, vomito e febbre;
    • aborto spontaneo: l’infezione contratta nelle prime 12 settimane di gravidanza è associata a un aumento del rischio di aborto (25%) ma non comporta il rischio di malformazioni del feto.

    La parotite è un’infezione virale il cui sintomo più caratteristico è la comparsa di un gonfiore doloroso delle ghiandole parotidi, con un aspetto del viso da cui deriva il nome popolare di “orecchioni”.

     

    Quali sono le cause della parotite?

    La parotite virale trattata in questa scheda è una malattia infettiva causata da un virus a RNA appartenente al genere Rubulavirus della famiglia Paramyxoviridae. L’uomo rappresenta l’unico serbatoio naturale del virus.

    Quali sono i fattori di rischio della parotite?

    La parotite presenta fattori di rischio epidemiologici e comportamentali che influenzano la probabilità di contagio e la gravità del quadro clinico.

    Tra questi ci sono:

    • assenza di vaccinazione o ciclo vaccinale incompleto: è il principale fattore di rischio, soprattutto in contesti di circolazione del virus;
    • ridotta immunità: include persone con immunodeficienze congenite o acquisite e, più in generale, chi ha una risposta immunitaria meno efficace;
    • ambienti affollati o comunitari: asili, scuole, comunità chiuse o eventi con contatti ravvicinati facilitano la trasmissione per via respiratoria;
    • viaggi internazionali, in particolare verso Paesi o aree con bassa copertura vaccinale, dove il virus circola più facilmente;
    • età adolescenziale o adulta: non aumenta il rischio di infezione in sé, ma è associata a una maggiore probabilità di complicanze rispetto all’età pediatrica.

    Quali sono i sintomi della parotite?

    Il periodo di incubazione della parotite è generalmente privo di sintomi; talvolta, però, può essere accompagnato da malessere generale, stanchezza, perdita dell’appetito, brividi, febbricola, mal di testa, dolori muscolari e articolari.

    I sintomi veri e propri iniziano con la comparsa di febbre, spesso alta e persistente per 4-5 giorni, il peggioramento dei dolori muscolari e della cefalea e l’insorgenza di dolore nella regione auricolare, che può irradiarsi alla mandibola e al collo.

    Il segno clinico più riconoscibile della parotite è la tumefazione dolorosa delle ghiandole parotidi, presente in oltre il 70% dei casi, che causa dolore durante la masticazione e la deglutizione. L’interessamento è inizialmente monolaterale, ma nella maggior parte dei casi (circa il 75%) entro due giorni viene coinvolta anche la parotide controlaterale. La tumefazione delle ghiandole parotidi dura in genere una settimana. Possono comparire anche tumefazione e dolorabilità della mandibola e, più raramente, ingrossamento delle ghiandole salivari situate sotto il pavimento della bocca.

    Nei bambini la malattia tende spesso a manifestarsi in forma più lieve rispetto agli adulti, con sintomi meno intensi o talvolta poco specifici. In generale circa un terzo delle infezioni da virus della parotite non si manifesta in forma clinicamente evidente e si presenta esclusivamente con una sintomatologia lieve e aspecifica, spesso limitata alle vie respiratorie superiori.

    Come si arriva alla diagnosi di parotite?

    La diagnosi di parotite viene formulata dal/dalla medico/a di medicina generale o dal/dalla pediatra sulla base dell’osservazione clinica dei sintomi e segni caratteristici, in particolare il gonfiore delle ghiandole parotidi, e dell’eventuale esposizione al virus. In presenza di un focolaio epidemico, la diagnosi clinica è sufficiente. Quando l’incidenza della malattia è bassa, è raccomandata la conferma mediante esami di laboratorio, che si basano soprattutto sulla ricerca di anticorpi specifici diretti contro il virus.

    Gli esami utilizzati per individuare il virus e confermare la diagnosi comprendono:

    • tampone buccale o orofaringeo (prelevato dall’interno della guancia o dalla gola): indica se il virus è presente nell’organismo in quel momento;
    • esame del sangue nella fase acuta dell’infezione, per la ricerca di anticorpi IgM (i primi a essere prodotti in caso di infezione recente e che indicano un contatto recente con il virus) e IgG (che compaiono più tardivamente e indicano un’infezione avvenuta in passato o una risposta immunitaria legata alla vaccinazione): questo esame consente di valutare la risposta del sistema immunitario all’infezione e in generale non indica la presenza attuale del virus, ma se l’organismo è entrato in contatto con esso.

    Una raccolta non corretta dei campioni nella fase acuta della malattia può determinare risultati falsamente negativi; in questi casi, è opportuno ripetere le indagini diagnostiche. 

    È inoltre importante considerare la diagnosi differenziale, poiché il gonfiore delle ghiandole parotidi può essere causato anche da altre infezioni virali o batteriche e da condizioni non infettive.

    Parotite

    Come si previene la parotite?

    La parotite è una malattia altamente prevenibile grazie alla vaccinazione, che rappresenta lo strumento più efficace per ridurne la diffusione e le complicanze. 

    Il vaccino Morbillo Parotite Rosolia e Varicella

    Il vaccino contro la parotite fa parte delle vaccinazioni pediatriche raccomandate ed è somministrato di norma come vaccino combinato morbillo-parotite-rosolia (MPR) o morbillo-parotite-rosolia-varicella (MPRV), secondo il calendario vaccinale: una prima dose tra i 12 e i 15 mesi di età e una seconda dose tra i 5 e i 6 anni, prima dell’ingresso a scuola. La maggior parte delle persone che completano il ciclo vaccinale è protetta dall’infezione (con produzione di anticorpi specifici in oltre il 95% dei vaccinati) e acquisisce un’immunità duratura nel tempo. In alcuni casi la protezione può ridursi negli anni, ma se una persona vaccinata contrae comunque la parotite, l’infezione tende a manifestarsi in forma più lieve, con un rischio inferiore di complicanze. La vaccinazione contribuisce inoltre a ridurre la circolazione del virus nella popolazione, offrendo una protezione indiretta anche alle persone che non possono vaccinarsi. In caso di dubbio sul proprio stato vaccinale o su una precedente infezione, un esame del sangue può verificare la presenza di anticorpi.

    Il vaccino è considerato sicuro e ben tollerato: la maggior parte dei bambini non presenta effetti collaterali o manifesta solo reazioni lievi e transitorie, come dolore nel punto dell’iniezione, febbre, eruzione cutanea o gonfiore temporaneo delle ghiandole delle guance o del collo; le reazioni allergiche gravi sono molto rare. Ci sono alcune precauzioni alla vaccinazione di cui è opportuno parlare con il/la medico/a prima della somministrazione.

    Il vaccino contro la parotite contiene un virus vivo attenuato, che viene normalmente gestito senza difficoltà da un sistema immunitario sano. La vaccinazione è controindicata nelle persone con gravi deficit del sistema immunitario e in caso di pregresse reazioni allergiche gravi al vaccino o a uno dei suoi componenti. Tra le controindicazioni temporanee rientra la gravidanza, oltre ad altre condizioni che devono essere valutate caso per caso: su questi aspetti fornirà indicazioni il/la medico/a prima della somministrazione.

    Altre misure di prevenzione della parotite

    Oltre alla vaccinazione, le persone con infezione da virus della parotite in corso possono contribuire a ridurre la diffusione dell’infezione adottando alcuni comportamenti preventivi, come mantenere una corretta igiene delle mani e indossare una mascherina.

    Data la contagiosità alta della parotite, è raccomandato evitare il contatto con altre persone e osservare un periodo di isolamento di almeno nove giorni dall’esordio dei sintomi, evitando la frequenza di asilo, scuola, lavoro e luoghi affollati. Anche i vaccinati possono raramente infettarsi e risultare contagiosi, seppur con una probabilità inferiore, e in caso di diagnosi devono attenersi alle stesse misure di isolamento.

    Qual è il trattamento della parotite?

    Non c’è una cura specifica per la parotite. La malattia segue generalmente il suo decorso naturale e tende a risolversi spontaneamente entro un paio di settimane; la maggior parte delle persone guarisce in 3-10 giorni.

    Il trattamento è prevalentemente sintomatico e ha lo scopo di alleviare i disturbi e migliorare il benessere della persona. Durante la fase acuta della malattia è consigliato il riposo, che può contribuire al recupero e a ridurre l’intensità dei sintomi.

    La gestione dei sintomi prevede la somministrazione, sotto controllo medico, di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l’ibuprofene, e di antipiretici, come il paracetamolo, utili sia per il trattamento del dolore legato all’infiammazione sia per il controllo della febbre. È importante ricordare che nei bambini non deve essere somministrato l’acido acetilsalicilico, poiché il suo utilizzo è associato al rischio di sviluppare la sindrome di Reye, una condizione rara ma grave che può causare insufficienza epatica, edema cerebrale e, nei casi più gravi, risultare fatale.

    Poiché la parotite virale è causata da un virus, gli antibiotici non sono indicati, salvo nei rari casi in cui si sviluppino complicanze batteriche secondarie.

    Alcune misure di supporto possono contribuire a ridurre il dolore, in particolare quello associato alla masticazione e alla deglutizione. Una dieta semiliquida o composta da cibi morbidi e facili da masticare può risultare utile, così come una buona idratazione. È consigliabile evitare cibi acidi o succhi di agrumi, che stimolano la salivazione e possono accentuare il dolore dovuto all’infiammazione delle ghiandole salivari. In alcuni casi, anche succhiare un ghiacciolo può contribuire a lenire il mal di gola.

    In presenza di coinvolgimento testicolare, il gonfiore e la dolorabilità possono essere alleviati mediante l’elevazione dello scroto e l’applicazione di impacchi freddi.

    È importante contattare il/la medico/a con urgenza in presenza di sintomi suggestivi di complicanze, come febbre alta (pari o superiore a 39°C), rigidità del collo, forte mal di testa, difficoltà a mangiare o bere, confusione o disorientamento, dolore addominale persistente, vomito e convulsioni.

    Non c’è una terapia specifica per la parotite, che tende a risolversi spontaneamente entro un paio di settimane; il trattamento è prevalentemente sintomatico.

    Redazione Kormed

    Redazione Kormed

    Redazione scientifica

    L’attività redazionale di Kormed si basa su un approccio rigoroso e responsabile alla divulgazione scientifica, con l’obiettivo di offrire contenuti che siano clinicamente accurati e accessibili. Grazie al supporto di un pool di esperti, tra cui medici, biologi e professionisti del settore, specializzati in comunicazione medica, sviluppiamo testi che riflettono l’attualità delle conoscenze scientifiche…Leggi di più

    Patologie correlate