Dislessia
La dislessia è il più diagnosticato e noto disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), un gruppo di condizioni che originano nell’infanzia e sono legate al funzionamento del sistema nervoso, in cui si inseriscono anche discalculia, disgrafia e disortografia.
La dislessia interessa soprattutto le capacità di lettura, per cui emerge in genere nei primi anni del percorso scolastico. Come gli altri DSA, non ha nulla a che fare con l’intelligenza generale della persona, né con la mancanza di impegno o volontà; allo stesso tempo, se non diagnosticata e affrontata nel modo corretto, può rappresentare un ostacolo a un’istruzione completa e causare problemi di bassa autostima. Inoltre, spesso è accompagnata da altre condizioni (tipi diversi di DSA o altre forme di neurodivergenza). Per tutte queste ragioni, è fondamentale riconoscerla in modo tempestivo, così da poter mettere in atto strategie mirate che consentano di superare le difficoltà poste da questa condizione e seguire in modo ottimale il percorso scolastico.
Secondo i dati più recenti disponibili del Ministero dell’Istruzione, relativi agli anni dal 2019 al 2021, la dislessia è il DSA più frequentemente diagnosticato (quasi il 40% del totale dei DSA) e interessa il 2,8% degli studenti.
Quali sono le cause della dislessia?
Le cause esatte dei disturbi specifici dell’apprendimento non sono note. Si ritiene che siano condizioni complesse, che insorgono a causa di un insieme di fattori genetici e ambientali.
Tra i diversi DSA, comunque, la dislessia è il più comune e più studiato. La ricerca ne ha messo in luce con una certa chiarezza la componente genetica, che fa sì che il disturbo tenda a ricorrere in una stessa famiglia. Questo non significa che vi siano uno o pochi geni direttamente responsabili della dislessia, ma che numerose varianti, ereditabili, possano contribuire ad aumentare la probabilità che il disturbo si presenti. Inoltre, gli studi di neuroimaging suggeriscono che vi siano differenze a livello cerebrale nelle persone con dislessia rispetto a quelle senza il disturbo; in una parte dei casi sembra vi possano poi essere deficit di elaborazione temporale (timing) di segnali uditivi e/o visivi e difficoltà in componenti dell’apprendimento di sequenze e dell’automatizzazione. In breve, la dislessia avrebbe alla base una predisposizione genetica che influenza lo sviluppo di reti cerebrali e funzioni cognitive necessarie alla lettura.
È comunque importante ribadire che le cause precise dei DSA non sono chiare, nemmeno nel caso della più indagata dislessia; così come è importante sottolineare che queste condizioni non dipendono da deficit visivi o uditivi che possano spiegare le difficoltà che caratterizzano questi disturbi.
Sebbene la dislessia sia il DSA più noto e studiato, le cause esatte rimangono sconosciute: si ritiene comunque che sia un disturbo complesso e multifattoriale.
Quali sono i sintomi della dislessia?
La dislessia è caratterizzata principalmente dalle difficoltà di lettura ma può coinvolgere anche scrittura, memoria, attenzione, organizzazione e coordinazione. È importante sottolineare da subito che sintomi e segni della dislessia non sono uguali per tutte le persone: ogni profilo è unico, anche se un elemento ricorrente è il profilo disomogeneo, con buone capacità in alcuni ambiti e difficoltà marcate in altri.
Principali aree di difficoltà della dislessia
- Lettura. Le persone con dislessia presentano comunemente difficoltà nella lettura, che può essere lenta ed esitante (soprattutto se ad alta voce), presentare errori (aggiunte, omissioni, modifiche di parole/sillabe) e difficoltà a individuare le informazioni principali. Inoltre si può presentare difficoltà a riconoscere le parole familiari.
- Scrittura. La dislessia presenta parallelismi con la disgrafia, un DSA che coinvolge primariamente le capacità di scrittura a mano. Per esempio, vi possono essere discrepanze tra capacità orale e scritta, ortografia instabile, grafia poco leggibile e scrittura lenta. Inoltre, le persone con dislessia possono scrivere con anagrammi, inversioni di lettere o errori fonetici e mostrare difficoltà con impaginazione, punteggiatura o grammatica.
- Memoria, attenzione e linguaggio. Sempre a seconda dei profili, nella dislessia si possono presentare difficoltà di memoria a breve termine e sequenziale (per esempio può risultare difficile memorizzare l’alfabeto o l’ordine dei mesi) e a seguire più istruzioni contemporaneamente. Vi possono anche essere problemi a recuperare/ricordare le parole e confusione per esempio tra destra e sinistra, ordini temporali (ieri/domani), eccetera.
- Organizzazione, esecuzione e aspetti emotivi. La dislessia può anche manifestarsi con scarsa organizzazione del materiale scolastico (o professionale negli adulti), difficoltà nella gestione di tempo e scadenze e prestazioni variabili da un giorno all’altro. Inoltre, lo sforzo cognitivo richiesto per rispondere alle richieste di lettura e scrittura può portare ad affaticamento e manifestarsi come apparente disinteresse, o ancora con strategie di evitamento (per esempio distrazione o la tendenza a rimandare i compiti). Soprattutto, la condizione può portare ad ansia, frustrazione, imbarazzo e bassa autostima, in particolare se non riconosciuta e trattata correttamente.
I sintomi e segni della dislessia possono presentarsi in modo diverso in base all’età. Alcuni possono essere notati anche in età prescolare: per esempio, si potrebbe osservare che il bambino ha difficoltà con le filastrocche (nel seguirne rime e ritmo), o problemi di memoria verbale. Iniziando la scuola emergono in modo più evidente le difficoltà di lettura e scrittura che, se non trattate, diventano più marcate all’avanzare del percorso scolastico.
È importante sottolineare che la presenza di uno o pochi di questi segni e sintomi non è sufficiente da sola a riconoscere la dislessia: è soprattutto la loro combinazione, persistente nel tempo e presente a fronte di capacità del tutto adeguate in altri ambiti, a essere indicativa. Inoltre, non va dimenticato che spesso alla dislessia si affiancano altri DSA (come disgrafia, disortografia o discalculia) o disturbi differenti (per esempio disturbo da deficit di attenzione/iperattività o disturbo dello spettro autistico).
Segni e sintomi specifici della dislessia possono variare da una persona all’altra e, a volte, è possibile osservarne alcuni già in età prescolare.
Come si arriva alla diagnosi di dislessia?
Una corretta diagnosi di dislessia è fondamentale per mettere in atto strategie che permettano di gestire il disturbo e, quindi, garantire un’istruzione completa e al contempo ridurre il disagio che la condizione può comportare. È anche importante che la diagnosi avvenga il prima possibile, così da minimizzare l’impatto della dislessia degli anni successivi e man mano che le richieste scolastiche aumentano e si fanno più complesse.
Genitori e insegnanti hanno un ruolo importante nel rilevare eventuali segni e sintomi che potrebbero indicare una dislessia, e il/la pediatra può essere una prima figura di riferimento per indirizzare la diagnosi. Quest’ultima deve comunque essere formulata da un/a neuropsichiatra infantile o da un/a psicologo/a e si basa su una valutazione e test specifici, che consentono anche di escludere eventuali altre condizioni che danno origine alle difficoltà di lettura e/o scrittura.
Come si previene la dislessia?
Purtroppo, non essendo note le cause della dislessia, né dei disturbi specifici dell’apprendimento in generale, non è possibile delineare strategie di prevenzione efficaci. Per chi ha già ricevuto una diagnosi, comunque, è importante intervenire in modo mirato per gestire e affrontare le difficoltà poste dalla dislessia senza inficiare né l’istruzione né l’autostima del bambino; a questo scopo è anche importante che il trattamento sia quanto più possibile precoce.
Qual è il trattamento della dislessia?
Sebbene per la dislessia, come per gli altri disturbi specifici dell’apprendimento, non ci sia una cura risolutiva, un corretto trattamento può consentire di superare le difficoltà poste dal disturbo. Si basa su strategie mirate e personalizzate in base ai segni e sintomi specifici della persona e alla loro gravità, e può prevedere l’uso di strumenti/misure compensativi e di supporto (tra cui, solo per fare esempi, più tempo per svolgere determinati compiti e l’uso di lettori di schermi o audiolibri per il supporto alla lettura). È importante sottolineare che in Italia la normativa prevede esplicitamente che per gli studenti con dislessia certificata (e/o con altri DSA) sia adottato un piano didattico personalizzato: l’obiettivo è tanto garantire a tutti un’adeguata istruzione quanto minimizzare il disagio che questa condizione può causare. A questo fine è anche importante che genitori e insegnanti forniscano un supporto paziente e sensibile allo studente, per non accentuarne il disagio.
Infine, vale la pena ricordare che per la dislessia, come per gli altri DSA, il trattamento è tanto più efficace quanto più precoce, perché permette di mettere in atto una strategia di supporto prima che le richieste scolastiche e in generale legate all’istruzione diventino più complesse.
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- Ministero dell’Istruzione, I principali dati relativi agli alunni con DSA (2022), https://www.mim.gov.it/documents/20182/6891182/Focus+sugli+alunni+con+Disturbi+Specifici+dell%27Apprendimento_aa.ss.201920_202021
Redazione Kormed
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