Blefarite

La blefarite è un’infiammazione delle palpebre che, in base alla zona in cui si sviluppa, può essere classificata in anteriore, posteriore o mista.
Redazione Kormed

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Redazione scientifica
Articolo revisionato dalla nostra redazione scientifica
27 Marzo 2026

    La blefarite è un’infiammazione comune delle palpebre che provoca gonfiore, prurito, arrossamento e irritazione. In genere colpisce contemporaneamente entrambi gli occhi e può interessare sia le palpebre superiori sia quelle inferiori. A differenza della congiuntivite, l’infiammazione della membrana trasparente che riveste internamente l’occhio, nella blefarite il rossore e il gonfiore interessano il margine palpebrale e non la parte bianca dell’occhio. Nella maggior parte dei casi si risolve con un trattamento adeguato. Tuttavia, in alcune persone l’infiammazione può avere un andamento persistente o recidivante e diventare blefarite cronica.

    Ci sono tre tipi principali di blefarite, classificati in base alla zona della palpebra in cui si sviluppa l’infiammazione.

    • Blefarite anteriore: interessa il margine della palpebra che può apparire rosso o più scuro e gonfio, e possono essere presenti forfora, crosticine o squame sulle ciglia; questa forma può essere causata da batteri oppure può essere collegata ad altre patologie.
    • Blefarite posteriore: si sviluppa quando si ostruiscono le ghiandole di Meibomio, piccole ghiandole situate lungo il margine palpebrale, dietro la base delle ciglia, che producono una sostanza oleosa utile a mantenere l’occhio lubrificato.
    • Blefarite mista: è la combinazione di blefarite anteriore e posteriore; è la forma più comune e presenta caratteristiche di entrambe le tipologie.

    La blefarite può colpire sia adulti sia bambini e interessa uomini e donne allo stesso modo.

    Nella maggior parte dei casi la blefarite non è contagiosa ed è molto raro che provochi gravi problemi alla vista o porti alla cecità. Tuttavia, se non trattata adeguatamente, può causare diverse complicanze, quali:

    • sindrome dell’occhio secco e problemi del film lacrimale che provocano secchezza, irritazione o lacrimazione eccessiva;
    • congiuntivite: infiammazione della congiuntiva (la membrana che ricopre la parte bianca dell’occhio e l’interno delle palpebre) che compare quando i batteri che hanno causato la blefarite infettano l’occhio;
    • orzaiolo: gonfiore rosso e doloroso che compare sul margine della palpebra a causa di un’infezione batterica;
    • calazio: nodulo che si forma sulla palpebra a causa dell’ostruzione di una ghiandola di Meibomio;
    • crescita anomala delle ciglia verso l’interno dell’occhio (trichiasi) oppure, nei casi più gravi, la caduta delle ciglia (madarosi);
    • cheratite: nei casi più gravi l’infiammazione può danneggiare la cornea (la parte trasparente anteriore dell’occhio che lo protegge e aiuta a mettere a fuoco la luce) e provocare dolore, sensibilità alla luce e peggioramento della vista.

    La blefarite è un’infiammazione che colpisce soprattutto il margine palpebrale e può causare arrossamento, prurito, gonfiore e irritazione.

     

    Quali sono le cause della blefarite?

    Le cause della blefarite possono essere diverse e spesso sono legate a un’alterazione dell’equilibrio della superficie oculare o al malfunzionamento delle ghiandole delle palpebre. Tra le principali cause si possono includere:

    • proliferazione eccessiva di batteri normalmente presenti sulla pelle e alla base delle ciglia, che possono provocare irritazione, infiammazione e la formazione di crosticine o squame lungo il margine palpebrale; una delle forme più comuni è la blefarite stafilococcica, causata da batteri del genere Staphylococcus;
    • disfunzione o ostruzione delle ghiandole di Meibomio (blefarite meibomiana): quando queste ghiandole non funzionano correttamente o si ostruiscono, il film lacrimale diventa instabile e possono comparire secchezza oculare, irritazione e infiammazione;
    • presenza eccessiva di microrganismi, come gli acari delle ciglia (Demodex) o i pidocchi delle ciglia: questi parassiti possono ostruire i follicoli delle ciglia e le ghiandole delle palpebre, causando irritazione e infiammazione; in particolare, gli acari del genere Demodex sono stati riscontrati con maggiore frequenza nelle persone con blefarite cronica;
    • malattie della pelle, come rosacea, dermatite seborroica o forfora del cuoio capelluto, che possono interessare anche la zona delle palpebre; queste condizioni dermatologiche favoriscono arrossamento, desquamazione e irritazione del margine palpebrale e possono contribuire allo sviluppo della blefarite seborroica.

    Quali sono i fattori di rischio della blefarite?

    Diversi fattori di rischio e condizioni predisponenti possono contribuire allo sviluppo della blefarite o aumentarne la probabilità di comparsa. Tra questi ci sono:

    • pelle grassa;
    • sindrome dell’occhio secco;
    • allergie a pollini, muffe, colliri, soluzioni per lenti a contatto, cosmetici per gli occhi (blefarite allergica);
    • esposizione a irritanti ambientali, come polvere o sostanze chimiche;
    • permanenza in ambienti secchi (per esempio locali con aria condizionata);
    • scarsa igiene oculare;
    • patologie metaboliche, come il diabete di tipo 2 o l’eccesso di grassi nel sangue; in alcuni casi si parla di un possibile rapporto tra blefarite e fegato, tuttavia non c’è un legame diretto dimostrato;
    • assunzione di alcuni farmaci, come quelli utilizzati nei trattamenti oncologici;
    • cambiamenti ormonali (per esempio durante la menopausa);
    • stress: può favorire o peggiorare la comparsa dei sintomi, lo stress cronico in particolare può influenzare il sistema immunitario e rendere l’organismo più soggetto a processi infiammatori (blefarite da stress).
    blefarite

    Quali sono i sintomi della blefarite?

    La blefarite provoca irritazione, gonfiore, arrossamento e prurito delle palpebre. A seconda della gravità con cui si manifesta, può causare altri sintomi, più o meno frequenti, tra cui:

    • palpebre che appaiono unte, con presenza di piccole particelle oleose attorno alle ciglia che le rendono appiccicose e possono causare difficoltà ad aprire gli occhi, soprattutto al risveglio;
    • desquamazione della pelle intorno agli occhi, con formazione di scaglie simili alla forfora che si accumulano alla base delle ciglia;
    • croste sulle ciglia e agli angoli delle palpebre, che possono far incollare le palpebre tra loro;
    • sensazione di calore lungo il margine palpebrale;
    • occhi umidi, arrossati e con sensazione di bruciore, o di sabbia o di corpo estraneo nell’occhio;
    • infiammazione che può estendersi anche ad altre parti dell’occhio, in particolare alla cornea;
    • visione annebbiata o offuscata, che spesso migliora sbattendo le palpebre;
    • aumento della frequenza dell’ammiccamento;
    • maggiore sensibilità alla luce (fotofobia);
    • difficoltà o fastidio nell’utilizzo delle lenti a contatto.

    Come si arriva alla diagnosi di blefarite?

    La diagnosi di blefarite si basa generalmente su un’attenta valutazione delle palpebre e degli occhi durante una visita oculistica.

    La visita inizia con la raccolta dell’anamnesi, durante la quale l’oculista raccoglie informazioni sui sintomi, sulla loro durata e sull’eventuale presenza di altre condizioni di salute o di fattori di rischio associati.

    Successivamente viene effettuato un esame esterno delle palpebre, che consente di valutare l’aspetto, l’intensità dell’arrossamento e la presenza di secrezioni, croste o gonfiore. Questi elementi aiutano a determinare il tipo e la gravità dell’infiammazione. L’oculista può utilizzare un biomicroscopio (lampada a fessura), strumento che permette di osservare con un ingrandimento alto le strutture dell’occhio e il margine palpebrale, facilitando l’identificazione di eventuali alterazioni.

    In alcuni casi possono essere eseguiti esami aggiuntivi per individuare la causa dell’infiammazione o per escludere altre condizioni, tra cui:

    • coltura delle secrezioni palpebrali: mediante tampone sterile viene prelevato un campione di secrezioni, croste o materiale oleoso presente sulle palpebre per identificare eventuali batteri e determinarne la quantità;
    • esame delle ciglia: l’osservazione al microscopio può rilevare la presenza di acari delle ciglia;
    • test delle lacrime: l’analisi del film lacrimale aiuta a valutare se la secchezza oculare contribuisce ai sintomi;
    • biopsia palpebrale: raramente può essere eseguita per escludere la presenza di tumori cutanei o altre anomalie cellulari.

    Per una diagnosi completa è importante anche identificare la causa alla base della blefarite, che può includere infezioni, disfunzioni delle ghiandole palpebrali o patologie dermatologiche associate. In molti casi, anche la risposta ai trattamenti contribuisce a confermare la diagnosi.

    Come si previene la blefarite?

    Molti casi di blefarite non possono essere completamente prevenuti. Tuttavia, alcune buone abitudini igieniche e comportamentali possono aiutare a ridurre il rischio di infezioni e a limitare la comparsa o il peggioramento dei sintomi.

    Per prevenire la blefarite può essere utile:

    • lavare delicatamente le palpebre con acqua tiepida e asciugarle tamponandole con un panno pulito;
    • utilizzare lacrime artificiali per mantenere gli occhi ben lubrificati in caso di secchezza oculare;
    • asciugare eventuali lacrime o colliri in eccesso con un fazzoletto pulito;
    • lavare accuratamente le mani prima di toccare gli occhi;
    • mantenere puliti gli oggetti legati all’igiene personale, come lenzuola, federe, asciugamani e indumenti;
    • sostituire regolarmente il trucco per gli occhi, poiché nei contenitori possono accumularsi batteri che favoriscono infezioni o reinfezioni;
    • evitare di toccare o strofinare gli occhi quando prudono; se necessario, utilizzare un fazzoletto pulito;
    • rimuovere sempre il trucco dagli occhi prima di andare a dormire, per evitare l’accumulo di residui sulle palpebre.

    Qual è il trattamento della blefarite?

    Raramente la blefarite passa da sola e la cura dipende dalla causa che la determina. La cura della blefarite ha l’obiettivo di intervenire sulla causa scatenante, alleviare i sintomi e ridurre il rischio di recidive; per questo può includere sia trattamenti farmacologici sia adeguate misure di igiene delle palpebre.

    Trattamenti farmacologici della blefarite

    • Farmaci antibiotici: se la blefarite è di origine batterica, il/la medico/a può prescrivere pomate o creme antibiotiche da applicare sulle palpebre, oppure colliri antibiotici, utili per eliminare l’infezione batterica e ridurre l’irritazione e l’arrossamento; quando i trattamenti locali non risultano sufficienti, può essere necessario ricorrere ad antibiotici per via orale.
    • Farmaci antinfiammatori: quando l’infiammazione delle palpebre è particolarmente marcata o non migliora con i trattamenti di base, il/la medico/a può prescrivere colliri o pomate a base di corticosteroidi; antibiotici e farmaci antinfiammatori possono essere utilizzati in associazione, soprattutto in presenza di infezioni secondarie o di altre condizioni oculari concomitanti.
    • Farmaci immunomodulatori: nei casi di blefarite posteriore può essere indicata una terapia con farmaci immunomodulatori, che agiscono modulando il sistema immunitario e contribuendo a ridurre l’infiammazione.
    • Trattamento della causa di base: quando la blefarite è associata a condizioni come rosacea, forfora o dermatite seborroica, è fondamentale intervenire anche su queste patologie di base, per esempio mediante l’uso di creme dermatologiche o shampoo medicati. Anche alcuni disturbi oculari, come l’occhio secco, possono favorire lo sviluppo della blefarite; in questi casi è possibile ricorrere a colliri specifici per migliorare la lubrificazione oculare e ridurre i sintomi.

    Misure igieniche per la blefarite

    Oltre ai trattamenti farmacologici, tra i più comuni rimedi per la blefarite che possono essere consigliati dal/dalla medico/a ci sono alcune misure di igiene delle palpebre che aiutano a ridurre l’infiammazione e a controllare i sintomi:

    • applicare impacchi tiepidi sulle palpebre, così da rendere più fluida la secrezione oleosa presente lungo il margine palpebrale e facilitare la pulizia; poi procedere asciugando delicatamente le palpebre tamponando con un panno, diverso per ciascun occhio, per evitare la diffusione dell’infezione;
    • detergere le palpebre con detergenti specifici per l’igiene palpebrale, disponibili sotto forma di spray, schiume o salviettine monouso (per esempio clorexidina o acido ipocloroso, oppure ingredienti lenitivi come malva, camomilla e acido ialuronico);
    • lubrificare gli occhi: l’uso di lacrime artificiali può aiutare ad alleviare la secchezza oculare;
    • evitare il trucco per gli occhi, che può rendere più difficile la pulizia delle palpebre, favorire la proliferazione batterica o provocare irritazioni;
    • sospendere temporaneamente l’uso delle lenti a contatto per evitare di peggiorare l’irritazione;
    • sostituire cosmetici per gli occhi, le lenti a contatto e i relativi contenitori utilizzati durante l’episodio di blefarite, poiché potrebbero contenere batteri responsabili di una possibile reinfezione.

    Il trattamento della blefarite deve agire sulla causa scatenante, alleviare i sintomi e ridurre il rischio che il disturbo si ripresenti.

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