Atrofia vaginale

Cos’è l’atrofia vaginale? Questa condizione è legata alla diminuzione di estrogeni: scopri quali sono i sintomi e in cosa consiste il trattamento
Redazione Kormed

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Redazione scientifica
Articolo revisionato dalla nostra redazione scientifica
14 Gennaio 2026

    L’atrofia vaginale, chiamata anche vaginite atrofica o con il più corretto termine medico sindrome genitourinaria da menopausa, è una condizione in cui la parete interna della vagina va incontro a una serie di cambiamenti che la rendono più secca e sottile. Queste alterazioni, legate a una diminuzione di ormoni estrogeni, causano bruciore, prurito e dolore durante i rapporti sessuali, e sono accompagnate da vari altri segni e sintomi che interessano l’apparato urinario. È proprio per questa ragione che oggi dal punto di vista medico si preferisce parlare di sindrome genitourinaria da menopausa, così da tenere in considerazione le alterazioni non solo dell’apparato genitale ma anche di quello urinario.

    L’atrofia vaginale interessa principalmente le donne in menopausa o in perimenopausa, tra le quali è molto comune: le stime indicano in effetti che possa arrivare a interessare fino all’84% delle donne in menopausa. Un adeguato trattamento, che può includere o meno l’uso di terapie ormonali, può comunque essere molto efficace nel ridurne i sintomi.

    Quali sono le cause dell’atrofia vaginale?

    L’atrofia vaginale è dovuta a una diminuzione dei livelli di estrogeni che, con il progesterone, rappresentano i principali ormoni femminili. Gli estrogeni sono prodotti principalmente dalle ovaie e svolgono diverse funzioni nell’organismo, sia a livello sistemico (per esempio, contribuiscono al mantenimento della densità ossea) sia a livello dell’apparato genito-urinario. Più precisamente, per quanto riguarda quest’ultimo, agiscono mantenendo l’elasticità, l’idratazione e lo spessore dei tessuti, stimolando la produzione di collagene, glicogeno e lubrificazione naturale; inoltre favoriscono un ambiente vaginale acido, che protegge dalle infezioni.

    Una diminuzione degli estrogeni può quindi avere molteplici effetti, che interessano sia l’organismo nel suo complesso sia localmente l’apparato genito-urinario: è per questa ragione che con la menopausa, quando la produzione di estrogeni diminuisce drasticamente, aumenta il rischio di patologie come l’osteoporosi ma anche di atrofia vaginale. Questa condizione può iniziare a presentarsi anche durante la perimenopausa, il periodo di transizione che può durare anche diversi anni e precede la menopausa vera e propria, e che rappresenta la fase in cui l’attività ovarica diventa progressivamente irregolare.

    In casi più rari, oltre che con la menopausa, l’atrofia vaginale può essere dovuta anche ad altre condizioni che determinano una diminuzione di estrogeni, quali per esempio la terapia anti-ormonale usata per alcuni tumori (per esempio per specifiche forme di tumore al seno), o la rimozione chirurgica delle ovaie, o anche chemio– e radioterapia sistemiche. Anche l’allattamento al seno rappresenta un contesto in cui i livelli di estrogeni diminuiscono, perché la prolattina (l’ormone che stimola la produzione di latte) inibisce la loro produzione, per cui può temporaneamente determinare atrofia vaginale.

    L’atrofia vaginale è nella maggior parte dei casi dovuta alla menopausa, ma anche altre condizioni che determinano una diminuzione degli estrogeni possono determinarla.

    Quali sono i sintomi dell’atrofia vaginale?

    L’atrofia vaginale si presenta con diversi segni e sintomi, che non coinvolgono necessariamente la sola area vaginale. Tra questi vi sono per esempio:

    • secchezza vaginale, spesso prima manifestazione del disturbo, percepibile durante i rapporti sessuali;
    • bruciore e/o prurito vaginale;
    • dolore durante i rapporti sessuali;
    • piccoli sanguinamenti dopo i rapporti sessuali;
    • aumento delle infezioni urinarie (come la cistite), dovute al cambiamento del pH vaginale (anch’esso influenzato dagli estrogeni);
    • dolore durante la minzione;
    • incontinenza urinaria.

    È importante sottolineare che questi sintomi possono facilmente essere scambiati per quelli di altre condizioni (come un’infezione urinaria) e che, soprattutto, per molte donne sono ancora interpretati come normale parte del processo di invecchiamento. Non è così: l’atrofia vaginale è una condizione medica che può essere trattata in modo efficace; in assenza di un corretto trattamento può invece avere un impatto significativamente negativo sulla qualità della vita e i rapporti affettivi.

    Un altro aspetto che è importante evidenziare è che ai sintomi fisici si associano anche alterazioni anatomiche dell’apparato genitale: per esempio, le piccole labbra possono assottigliarsi e retrarsi, o si può osservare accorciamento/riduzione del calibro del canale vaginale.

    Infine, vale la pena notare che il dolore durante i rapporti sessuali può portare a evitarli, peggiorando ulteriormente l’atrofia vaginale: l’attività sessuale (intesa anche come masturbazione) aumenta infatti il flusso di sangue nella vagina, aiutando a mantenerne l’elasticità. Questo non significa naturalmente che sia consigliabile continuare ad avere rapporti penetrativi se dolorosi, ma rimarca semmai l’importanza di un trattamento adeguato.

    atrofia vaginale

    Come si arriva alla diagnosi di atrofia vaginale?

    Data la possibilità di trattare in modo efficace l’atrofia vaginale, una diagnosi corretta è fondamentale. Molte donne esitano però a rivolgersi al/la ginecologo/a, attribuendo i sintomi al normale processo d’invecchiamento o per imbarazzo; allo stesso tempo, alcuni dei sintomi possono facilmente essere scambiati per quelli di altre condizioni. Per tutte queste ragioni, la diagnosi di atrofia vaginale può risultare tardiva.

    Nel contesto della diagnosi, comunque, sono fondamentali l’anamnesi, con un’accurata raccolta dei sintomi, e l’esame clinico, nel quale il/la ginecologo/a esamina l’apparato genitale per evidenziare eventuali alterazioni riconducibili all’atrofia vaginale (secchezza e perdita di elasticità dei tessuti, presenza di piccole lesioni dovute a queste ultime, diminuzione del volume delle piccole labbra, restringimento della vagine eccetera). La diagnosi di atrofia vaginale è essenzialmente clinica; possono tuttavia essere raccomandati anche alcuni esami di laboratorio per escludere la presenza di altre patologie che possono determinare sintomi simili (per esempio l’urinocoltura per evidenziare la presenza di patogeni).

    Come si previene l’atrofia vaginale?

    L’atrofia vaginale non è prevenibile, perché la riduzione dei livelli di estrogeni è di per sé fisiologica. Tuttavia, trattarla correttamente è fondamentale per gestirne i sintomi ed evitarne l’impatto negativo nella vita quotidiana. Inoltre, vale la pena ricordare che l’attività sessuale aiuta a proteggere anche la salute genitale, stimolando l’afflusso di sangue ai tessuti e contribuendo a mantenerne l’elasticità.

     

    Qual è il trattamento dell’atrofia vaginale?

    Sebbene non ci sia una cura risolutiva, l’atrofia vaginale può essere gestita con un corretto trattamento che permetta di alleviarne i sintomi ed evitarne un peggioramento. Il trattamento si basa su terapie non ormonali e ormonali.

    • Terapie non ormonali per l’atrofia vaginale. Rappresentano di solito la prima strategia e si basano sull’uso di lubrificanti e idratanti vaginali: i primi danno sollievo temporaneo durante il rapporto, mentre gli idratanti hanno un effetto più duraturo e contribuiscono a mantenere in salute l’epitelio e la flora vaginale. Le donne sono inoltre incoraggiate a mantenere una regolare attività sessuale, utile per preservare l’integrità dei tessuti.
    • Terapie ormonali. Possono essere raccomandate quando la terapia ormonale non è sufficiente, in forma topica o sistemica a seconda dei casi. Gli estrogeni topici, disponibili come creme, ovuli o anello vaginale, sono molto efficaci e a basso rischio, perché non aumentano i livelli sistemici di estrogeni, e sono indicati anche in presenza di disturbi urinari. Un’ulteriore strategia è basata sul DHEA vaginale, un ormone steroideo somministrato in forma di ovuli che viene convertito dall’epitelio in piccole quantità di estrogeni e androgeni e migliora soprattutto il dolore nei rapporti. In altri casi può invece essere raccomandata la terapia ormonale sistemica, somministrata per via orale (terapia ormonale sostitutiva). 
    • Altre strategie terapeutiche. Dal punto di vista farmacologico, ad alcune donne può essere raccomandato l’ospemifene, un farmaco che, pur non essendo un ormone, si lega ai recettori degli estrogeni, agendo in modo positivo sull’apparato genito-urinario. Allo scopo di migliorare i sintomi dell’atrofia vaginale possono inoltre essere raccomandati la fisioterapia del pavimento pelvico e l’uso di dilatatori vaginali; sono inoltre in fase di sperimentazione anche altre strategie di trattamento. 

    Un corretto trattamento dell’atrofia vaginale è importante per gestire la malattia limitandone i sintomi ed evitandone il peggioramento.

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