Malattie cardiovascolari e donne: le differenze di genere

2026-02-06
Malattie cardiovascolari e donne: le differenze di genere

Se è innegabile che le differenze di genere non possano né debbano essere causa di discriminazioni, è anche importante conoscerle. Soprattutto in alcuni contesti, tra cui quello sanitario: perché le differenze di genere possono rappresentare anche un differenza in termini di rischio, gravità delle malattie, e in generale tutela della salute.

Per moltissimi anni la ricerca biomedica si è concentrata su un unico tipo di corpo, quello maschile. Il risultato è che vari aspetti della salute e della malattia, dalla sintomatologia agli effetti dei farmaci, sono stati calibrati sul genere maschile. Ma uomini e donne, dal punto di vista biologico, non sono identici. Quindi l’altro risultato di questo processo è stato anche in ritardi diagnostici, effetti collaterali maggiori o minori benefici farmacologici, sottodiagnosi e altri problemi per le donne.

La medicina di genere, che si è andata affermando nel corso degli ultimi anni, mira a correggere questo squilibrio. Raccogliendo anche i dati e le informazioni sulle differenze tra uomini e donne nel contesto di diverse patologie. Questo ha permesso di caratterizzare meglio alcune patologie nelle donne: tra queste, le malattie cardiovascolari. Iniziamo ad approfondire alcuni punti chiave di queste differenze.

Riabilitazione, il terzo pilastro della salute

La riabilitazione costituisce il terzo pilastro del sistema sanitario, accanto alla prevenzione e alla cura, completando le attività volte a tutelare la salute dei cittadini. Questo processo è essenziale per portare una persona anziana o con disabilità a raggiungere il miglior livello di autonomia possibile sul piano fisico, funzionale, sociale, intellettivo e relazionale. Di fatto è possibile distinguere tra due principali attività di riabilitazione:

  • Attività di riabilitazione sanitaria: queste comprendono interventi valutativi, diagnostici, terapeutici e altre procedure finalizzate a superare, contenere o minimizzare la disabilità e le limitazioni nelle attività quotidiane come muoversi, camminare, parlare, vestirsi, mangiare, comunicare e lavorare.
  • Attività di riabilitazione psico-sociale: queste azioni e interventi mirano a garantire alla persona la massima partecipazione possibile alla vita sociale, contenendo la condizione di difficoltà o di condizione di disabilità.

Generalmente l’attività riabilitativa può essere erogata in diversi regimi:

  • Ricovero ordinario o diurno (day hospital)
  • Assistenza specialistica ambulatoriale
  • Assistenza territoriale domiciliare, ambulatoriale, semiresidenziale o residenziale

In particolare, la riabilitazione intensiva è indicata per chi necessita di un intervento mirato al recupero funzionale dopo un episodio acuto di malattia che ha compromesso improvvisamente la capacità funzionale della persona. Quella estensiva è adatta a chi ha bisogno di stabilizzare e consolidare nel tempo il recupero funzionale acquisito. La riabilitazione domiciliare, infine, è un’opportunità per proseguire gli esercizi di mantenimento senza la necessità di muoversi da casa per un trattamento in regime di ricovero o ambulatoriale.

Un altro esempio tra sintomi e fattori di rischio: l’ictus nelle donne

Un altro esempio è rappresentato dall’ictus, a sua volta un’importante causa di mortalità a livello globale – anche nelle donne. Il quadro è però un po’ diverso rispetto a quello dell’infarto, sebbene anche in questo caso vi siano differenze importanti tra uomini e donne. Infatti, i sintomi tipici dell’ictus sono essenzialmente gli stessi per i due sessi, riassumibili nell’acronimo inglese FAST, veloce:

  • Face (faccia), perché una parte del volto può essere intorpidita e se si prova a sorridere la bocca rimane asimmetrica
  • Arm (braccio), che può essere debole, e la persona non riesce a sollevarlo
  • Speech (il parlare), perché un possibile sintomo di ictus è la difficoltà a parlare, o la tendenza a farlo in modo biascicato e confuso
  • Time (tempo), che non è un segno ma la raccomandazione a chiamare il numero di emergenza se sono presenti uno o più degli elementi precedenti.

Le differenze, quando emergono, riguardano soprattutto la maggiore probabilità nelle donne di presentare sintomi non focali/non tradizionali, in particolare alterazioni dello stato mentale (come confusione o perdita di coscienza), che possono confondere il quadro.

Particolarmente significativa nel caso dell’ictus è invece la differenza tra uomini e donne in termini di fattori di rischio. Alcuni di questi, infatti, pur essendo comuni ai due sessi, hanno un impatto relativo diverso tra uomini e donne: per esempio, l’ipertensione, l’emicrania con aura (peraltro più comune nelle donne), il diabete, il fumo e la fibrillazione atriale rappresentano un rischio maggiore per le donne (pur aumentando la probabilità di ictus anche negli uomini). 

Infine, alcuni fattori di rischio sono legati al sesso e presenti nelle sole donne. Si tratta in particolare di quelli associati agli ormoni sessuali, come l’uso di contraccettivi ormonali combinati e la menopausa (quando la produzione di estrogeni diminuisce in modo sostanziale), e alla gravidanza: disturbi come l’eclampsia e la pre-eclampsia, e in parte anche il diabete gestazionale (che si associa a un aumentato rischio cardiovascolare futuro) rappresentano infatti fattori di rischio per l’ictus presenti solo nelle donne.

La medicina di genere per le malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di mortalità a livello globale. Vale per gli uomini come per le donne, ma con alcune differenze. La European Society of Cardiology, per esempio, evidenzia come l’infarto cardiaco (ma anche altre patologie) abbia esiti peggiori, e spesso anche una maggior mortalità, nelle donne rispetto agli uomini, per diverse ragioni. Tra le principali riporta:

  • le differenze di eziologia e manifestazione dei disturbi cardiovascolari nelle donne, che ancora troppo spesso sono interpretati dal personale sanitario in modo errato, o addirittura come sintomi dovuti all’ansia
  • la sotto-rappresentazione delle donne nei trial clinici sulle malattie cardiovascolari (tra il 1997 e il 2006, negli studi statunitensi le donne non rappresentavano nemmeno il 30% dei partecipanti, e la percentuale era ancora più bassa in Europa)
  • una consapevolezza ancora insufficiente da parte sia del personale sanitario sia delle donne stesse delle differenze sintomatologiche legate al genere delle malattie cardiovascolari, che possono portare, per esempio, a chiedere aiuto medico molto più tardi rispetto a quanto avvenga tra gli uomini

Quest’ultimo punto nello specifico dice qualcosa di molto importante: il mondo medico deve ampliare le proprie conoscenze, su questo non c’è dubbio; ma allo stesso tempo, noi stessi e noi stesse dobbiamo iniziare a prendere consapevolezza delle differenze di genere nelle malattie cardiovascolari (così come in altri contesti patologici), perché anche per noi la conoscenza può fare la differenza. 

 

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