Incontinenza urinaria femminile: dalle cause ai rimedi
Alcuni disturbi non sono equamente distribuiti nei due sessi. È il caso dell’incontinenza urinaria, molto più comune nelle donne che negli uomini – sebbene anche tra questi ultimi si faccia più frequente con l’avanzare dell’età. Ma perché? In questo articolo, cerchiamo di fare un quadro delle ragioni per cui l’incontinenza urinaria femminile è così diffusa. E cerchiamo anche di capire quali sono le possibili soluzioni a un problema che può creare così tanto disagio nella vita quotidiana.
Riabilitazione, il terzo pilastro della salute
La riabilitazione costituisce il terzo pilastro del sistema sanitario, accanto alla prevenzione e alla cura, completando le attività volte a tutelare la salute dei cittadini. Questo processo è essenziale per portare una persona anziana o con disabilità a raggiungere il miglior livello di autonomia possibile sul piano fisico, funzionale, sociale, intellettivo e relazionale. Di fatto è possibile distinguere tra due principali attività di riabilitazione:
- Attività di riabilitazione sanitaria: queste comprendono interventi valutativi, diagnostici, terapeutici e altre procedure finalizzate a superare, contenere o minimizzare la disabilità e le limitazioni nelle attività quotidiane come muoversi, camminare, parlare, vestirsi, mangiare, comunicare e lavorare.
- Attività di riabilitazione psico-sociale: queste azioni e interventi mirano a garantire alla persona la massima partecipazione possibile alla vita sociale, contenendo la condizione di difficoltà o di condizione di disabilità.
Generalmente l’attività riabilitativa può essere erogata in diversi regimi:
- Ricovero ordinario o diurno (day hospital)
- Assistenza specialistica ambulatoriale
- Assistenza territoriale domiciliare, ambulatoriale, semiresidenziale o residenziale
In particolare, la riabilitazione intensiva è indicata per chi necessita di un intervento mirato al recupero funzionale dopo un episodio acuto di malattia che ha compromesso improvvisamente la capacità funzionale della persona. Quella estensiva è adatta a chi ha bisogno di stabilizzare e consolidare nel tempo il recupero funzionale acquisito. La riabilitazione domiciliare, infine, è un’opportunità per proseguire gli esercizi di mantenimento senza la necessità di muoversi da casa per un trattamento in regime di ricovero o ambulatoriale.
I rimedi per l’incontinenza urinaria femminile
A seconda del tipo specifico, l’incontinenza urinaria femminile (ma, in effetti, l’incontinenza urinaria in generale) si può manifestare con vari sintomi: in alcuni casi, si ha una perdita di urina involontaria legata ad azioni, anche banali, che aumentano la pressione intraddominale, come un colpo di tosse; è ciò che avviene nell’incontinenza da stress. In altri, il sintomo principale è il bisogno impellente di urinare – così urgente da rendere difficile raggiungere per tempo il bagno: è la caratteristica principale dell’incontinenza da urgenza. A volte, comunque, l’incontinenza urinaria può anche essere di tipo misto.
Cosa fare e a chi rivolgersi per l’incontinenza urinaria femminile?
Per quanto riguarda il primo punto, il primo passaggio è di norma rivolgersi al/la proprio/a medico/a di base, ma la figura specialistica di riferimento è rappresentata dall’urologo/a, che può diagnosticare la condizione, valutarla con precisione e indicare il trattamento più idoneo.
Andando poi a quest’ultimo, il primo approccio è spesso rappresentato da strategie conservative, cioè non chirurgiche e non farmacologiche. Non sono “rimedi naturali”, ma una serie di strategie quali:
- le modifiche allo stile di vita, rappresentate per esempio dal limitare il consumo d’acqua prima di andare a dormire per limitare il rischio di incontinenza notturna, e quello di caffeina, che ha un effetto diuretico, ma anche il dimagrire in caso di obesità (gli studi evidenziano come possa significativamente ridurre l’incontinenza) ed eventualmente, a seconda dei casi, la programmazione della minzione (cioè stabilire momenti specifici per urinare, senza di farlo ogni volta che si presenta lo stimolo)
- gli esercizi di Kegel, una tipologia specifica di esercizi volti a migliorare tono, elasticità e controllo del pavimento pelvico, molto usati per esempio quando l’incontinenza urinaria è legata alla gestazione o al parto
- tecniche di rieducazione vescicale, un insieme di tecniche che comprendono, per esempio, il biofeedback (che usa sensori per rilevare e visualizzare su uno schermo l’attività muscolare del pavimento pelvico, aiutando così prendere consapevolezza e controllare meglio la minzione), e l’elettrostimolazione (che usa impulsi elettrici a bassa intensità per stimolare i muscoli del pavimento pelvico e i nervi coinvolti nel controllo della vescica)
Farmaci e intervento chirurgico per l’incontinenza urinaria femminile
A seconda dei casi, inoltre, l’urologo/a può raccomandare anche un trattamento farmacologico. Esistono vari farmaci per la terapia dell’incontinenza urinaria femminile: alcuni agiscono per esempio riducendo le contrazioni involontarie della vescica, altri aumentandone la capacità. Nelle donne in menopausa può anche essere raccomandata una terapia ormonale per contrastare l’effetto che il calo degli estrogeni ha sui tessuti. È però davvero importante evidenziare che la terapia farmacologica dell’incontinenza femminile è una misura successiva o complementare rispetto al trattamento conservativo, e dev’essere stabilita in stretto accordo con il/la medico/a, anche per gli effetti collaterali che questi farmaci possono causare, come evidenziato chiaramente dalle linee guida della Società italiana di urologia.
Infine, nei casi più gravi, l’incontinenza urinaria femminile può richiedere l’intervento chirurgico. Anche in questo caso, le strategie possibili sono diverse, e per l’incontinenza urinaria femminile sono rappresentate principalmente da:
- iniezioni di agenti volumizzanti, eseguite nella parete uretrale o intorno allo sfintere, per aumentare il sostegno meccanico e migliorare la chiusura dell’uretra. Si tratta di un approccio poco invasivo, indicato in casi selezionati
- iniezioni di tossina botulinica (botulino), utilizzate per rilassare il muscolo detrusore
- impianto di dispositivi di neuromodulazione, che agiscono sui nervi pelvici o sacrali per ristabilire il controllo della vescica e ridurre gli episodi di urgenza o perdita
- interventi con sling (o benderella), in cui una sottile striscia di materiale sintetico o biologico è posizionata sotto l’uretra per sostenerla e migliorare la continenza (esistono anche varianti meno invasive, come l’uretropessi trans-otturatoria)