Depressione invernale o disturbo affettivo stagionale?
Il freddo e la pioggia che spingono a restare a casa, la luce che sparisce in poche ore: l’inverno può essere tanto una cozy season, una stagione da godersi rannicchiandosi sul divano, quanto un periodo… un po’ deprimente. È così per molte persone, che in inverno vivono un cambiamento dell’umore che, come il tempo, vira al brutto.
Ma è importante distinguere quello che è un vero e proprio disturbo mentale da quella nota come winter blues, che in italiano si può tradurre più o meno come “depressione invernale” – ma che della depressione reale, quella psichiatrica, ha ben poco. Vediamo perché.
Riabilitazione, il terzo pilastro della salute
La riabilitazione costituisce il terzo pilastro del sistema sanitario, accanto alla prevenzione e alla cura, completando le attività volte a tutelare la salute dei cittadini. Questo processo è essenziale per portare una persona anziana o con disabilità a raggiungere il miglior livello di autonomia possibile sul piano fisico, funzionale, sociale, intellettivo e relazionale. Di fatto è possibile distinguere tra due principali attività di riabilitazione:
- Attività di riabilitazione sanitaria: queste comprendono interventi valutativi, diagnostici, terapeutici e altre procedure finalizzate a superare, contenere o minimizzare la disabilità e le limitazioni nelle attività quotidiane come muoversi, camminare, parlare, vestirsi, mangiare, comunicare e lavorare.
- Attività di riabilitazione psico-sociale: queste azioni e interventi mirano a garantire alla persona la massima partecipazione possibile alla vita sociale, contenendo la condizione di difficoltà o di condizione di disabilità.
Generalmente l’attività riabilitativa può essere erogata in diversi regimi:
- Ricovero ordinario o diurno (day hospital)
- Assistenza specialistica ambulatoriale
- Assistenza territoriale domiciliare, ambulatoriale, semiresidenziale o residenziale
In particolare, la riabilitazione intensiva è indicata per chi necessita di un intervento mirato al recupero funzionale dopo un episodio acuto di malattia che ha compromesso improvvisamente la capacità funzionale della persona. Quella estensiva è adatta a chi ha bisogno di stabilizzare e consolidare nel tempo il recupero funzionale acquisito. La riabilitazione domiciliare, infine, è un’opportunità per proseguire gli esercizi di mantenimento senza la necessità di muoversi da casa per un trattamento in regime di ricovero o ambulatoriale.
Facciamo chiarezza sulla depressione invernale: sintomi e rimedi
Sembra quindi esserci soprattutto la luce, più che il freddo, alla base dell’abbassamento del tono dell’umore che tante persone sperimentano in inverno. E, in linea di massima, in questo non c’è niente di patologico: tra i “sintomi” che possono caratterizzare questa depressione invernale o winter blues ci sono per esempio la stanchezza, il calo della motivazione e dell’interesse per le nostre attività quotidiane, la malinconia, a volte anche un aumento dell’irritabilità – tutti elementi magari anche nutriti da un raffreddore passato da un membro all’altro della famiglia, o dal non potersi più sfogare così tanto all’aperto.
Tutto questo, però, non compromette in modo marcato il nostro “funzionamento” e, soprattutto, è temporaneo. Il nostro organismo si adatta alle condizioni invernali, senza che vi siano modifiche profonde dei circuiti legati al nostro umore. Al tornare della primavera e delle giornate luminose, possiamo salutare il winter blues. Nel frattempo, per affrontare la depressione invernale, possiamo ricorrere ad alcuni rimedi e semplici accorgimenti: uscire al mattino o in pausa pranzo per godere di quanta più luce possibile, vedere gli amici e in generale curare le relazioni sociali senza farci scoraggiare dal maltempo, e scacciare il freddo con attività fisica regolare, che ha un ruolo preziosissimo tanto per la salute fisica quanto per quella mentale.
Ma se la depressione invernale non passa? Se in effetti arriva a impedirci di svolgere le nostre attività e compromette in modo significativo il nostro benessere?
Conoscere il disturbo affettivo stagionale
In questo caso, potrebbe non trattarsi di depressione invernale ma di una condizione medica precisa, il disturbo affettivo stagionale. La sigla usata per indicarlo in inglese suona quasi onomatopeica: SAD, triste, da Seasonal Affective Disorder. Si tratta di un sottotipo di depressione che segue un pattern stagionale, cioè i cui sintomi si manifestano tipicamente in inverno (è meno comune, ma per alcune persone il disturbo peggiora invece in primavera). L’effetto di questa condizione è ben più profondo di quello del winter blues. I sintomi (e qui possiamo usare il termine senza virgolette, proprio perché si tratta di una condizione patologica) possono comprendere per esempio l’ipersonnia, una sonnolenza profonda che non passa neanche dormendo a lungo, o al contrario insonnia; cambiamenti nell’appetito, che nella maggior parte dei casi porta a mangiare troppo o avere un intenso desiderio di carboidrati, e soprattutto la continua tristezza, le difficoltà a concentrarsi, i sentimenti negativi e il pessimismo, la perdita di interesse per ogni attività. Sintomi che, appunto, tendono a coincidere con quelli della depressione (e che possono variare da una persona all’altra).
Per il disturbo affettivo stagionale non si può parlare di rimedi come per la depressione invernale. Trattandosi di una condizione patologica, in questo caso è necessario un trattamento più mirato, basato di solito sulla terapia della luce (che essenzialmente consiste in un’esposizione alla luce secondo protocolli specifici in termini di intensità, tipo, durata e periodicità), psicoterapia, farmaci antidepressivi ed eventualmente l’assunzione di specifici integratori. L’American Psychological Association suggerisce che i rimedi per il winter blues possono comunque essere d’aiuto anche in questo caso; non sono tuttavia sufficienti, da soli, a trattare in modo efficace la condizione.
Insomma, anche se abbiamo sostituito l’alba con la sveglia dello smartphone, il ritmo del nostro umore può ancora seguire quello della natura da una stagione all’altra. L’importante è esserne consapevoli, senza sovrastimare ma nemmeno sottovalutare ciò che succede al nostro umore.