Cosa non dire a chi soffre di disturbi alimentari?
Ci avete mai pensato a cosa non dire a chi soffre di disturbi alimentari? Effettivamente comunicare con chi soffre di DCA non è mai semplice. A volte capita di non sapere come comportarsi, o di manifestare la propria preoccupazione di fronte alle persone a cui vogliamo bene in modo brusco, rischiando di ferire chi ci sta di fronte. Perché le parole, se utilizzate senza riflettere, possono fare male.
Educarsi alla gentilezza in questi casi è fondamentale. Sapere di avere al proprio fianco qualcuno che ci supporta, ci capisce e sostiene può fare la differenza. Ecco perché la sensibilizzazione, partendo dal capire realmente che cos’è il DCA e come aiutare una persona con problemi alimentari, può davvero fare la differenza.
Riabilitazione, il terzo pilastro della salute
La riabilitazione costituisce il terzo pilastro del sistema sanitario, accanto alla prevenzione e alla cura, completando le attività volte a tutelare la salute dei cittadini. Questo processo è essenziale per portare una persona anziana o con disabilità a raggiungere il miglior livello di autonomia possibile sul piano fisico, funzionale, sociale, intellettivo e relazionale. Di fatto è possibile distinguere tra due principali attività di riabilitazione:
- Attività di riabilitazione sanitaria: queste comprendono interventi valutativi, diagnostici, terapeutici e altre procedure finalizzate a superare, contenere o minimizzare la disabilità e le limitazioni nelle attività quotidiane come muoversi, camminare, parlare, vestirsi, mangiare, comunicare e lavorare.
- Attività di riabilitazione psico-sociale: queste azioni e interventi mirano a garantire alla persona la massima partecipazione possibile alla vita sociale, contenendo la condizione di difficoltà o di condizione di disabilità.
Generalmente l’attività riabilitativa può essere erogata in diversi regimi:
- Ricovero ordinario o diurno (day hospital)
- Assistenza specialistica ambulatoriale
- Assistenza territoriale domiciliare, ambulatoriale, semiresidenziale o residenziale
In particolare, la riabilitazione intensiva è indicata per chi necessita di un intervento mirato al recupero funzionale dopo un episodio acuto di malattia che ha compromesso improvvisamente la capacità funzionale della persona. Quella estensiva è adatta a chi ha bisogno di stabilizzare e consolidare nel tempo il recupero funzionale acquisito. La riabilitazione domiciliare, infine, è un’opportunità per proseguire gli esercizi di mantenimento senza la necessità di muoversi da casa per un trattamento in regime di ricovero o ambulatoriale.
Come aiutare una persona con problemi alimentari
Nel supportare le persone affette da disturbi alimentari è essenziale comprendere che il confronto con il cibo e il momento del pasto possono essere fonti di angoscia. Coloro che affrontano tali difficoltà spesso preferiscono per esempio consumare i pasti in solitudine per evitare l’attenzione e i commenti altrui. Il nostro obiettivo, invece, è quello di trasformare questo momento in una occasione di condivisione. Per fornire supporto, è fondamentale adottare un approccio empatico e non conflittuale. Ascoltare con attenzione, evitando giudizi, consente di comprendere le emozioni e le sofferenze dell’altro, riducendo il rischio che l’altro venga percepito come giudicante e/o persecutore.
Allo stesso tempo è importante evitare insistenze sul cibo e sul peso nonché evitare scherzi o commenti ironici sulle preferenze alimentari.
Non dimenticate mai: la flessibilità e la comprensione, sia verso gli altri che verso se stessi, incarnano sempre elementi funzionali e vitali nel trattare con sensibilità i disturbi alimentari.
Cosa non dire a chi soffre di disturbi alimentari? Le frasi da matita rossa
Quindi cosa non dire a chi soffre di disturbi alimentari? Iniziamo da un presupposto fondamentale. È bene ricordare quanto sia importante educarsi a un linguaggio gentile ed empatico, partendo dalle caratteristiche del nostro interlocutore, le parole hanno un peso e per questo dobbiamo sceglierle con cura.
Da questa esigenza abbiamo provato a stilare alcune frasi da non utilizzare quando si è a contatto con chi presenta un disturbo del comportamento alimentare:
- “Mi sai che hai mangiato un po’ troppo”
- “Ti vedo dimagrito. Stai bene!”
- “Dopo questo pranzo, stasera non mangio”
- “Smettila di fare i capricci, cosa ti costa mangiare un po’ di più?”
- “Lo fai solo per attirare l’attenzione”
- “Ah ma quindi ora stai bene?”
Insomma, affrontare un percorso di cura per chi soffre di queste patologie non è semplice. Ecco perché è fondamentale avere al proprio fianco persone che sappiano accompagnare con gentilezza ed empatia. Soprattutto durante momenti dove si è più vulnerabili, come le Festività, durante le quali è bene evitare di dire frasi come:
- “Ho fatto una settimana di detox per arrivare preparato/a ad oggi”
- “Ah ma quindi lo mangi il panettone eh?”
- “Dopo le Feste non tocco più carboidrati”
- “Ma davvero mangi tutta quella fetta di colomba?”
- “Ho mangiato troppo. Dopo le Feste mi metto a stecchetto”
Articolo realizzato con il contributo del Dottor Antonio Sarnicola, Responsabile Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare Villa Pia.