Come capire se un bambino è daltonico

2026-04-03
Come capire se un bambino è daltonico

Tra i tanti difetti che possono interessare la vista, dalla miopia all’astigmatismo, il daltonismo non è il più comune. Ma non è nemmeno una condizione così rara, soprattutto tra gli uomini. Questa condizione ha qualcosa di diverso dalle altre, perché non riguarda tanto il non vedere bene, quanto il non vedere proprio i colori, almeno alcuni. 

La diagnosi di daltonismo, o meglio di discromatopsia, il termine medico corretto per indicare questa condizione, si basa su una visita oculistica. Ma per un genitore ci possono essere alcuni elementi suggestivi da riportare allo o alla specialista… Proviamo a farne una breve panoramica.

Il daltonismo in breve

Prima di cominciare, vale la pena spiegare in breve cos’è il daltonismo. In inglese si parla di color blindness, cecità ai colori, ma in realtà un’unica forma (la più rara) impedisce davvero di vedere i colori e lascia il mondo in bianco e nero. Nella maggior parte dei casi, le persone con daltonismo hanno una visione dicromatica, con conseguente riduzione della gamma di colori distinguibili. Per esempio, nella protanopia manca la sensibilità alle lunghezze d’onda rosse, mentre nella deuteranopia a quelle verdi, con conseguente difficoltà a distinguere le tonalità lungo l’asse rosso-verde.

 

Alla base del daltonismo vi sono difetti nei coni, le strutture fotorecettive dell’occhio da cui appunto dipende la visione del colore. Poiché negli esseri umani vi sono tre tipi di coni (sensibili al rosso, al verde e al blu), a seconda di quello interessato cambia il tipo di visione del colore.

Nella maggior parte dei casi, il daltonismo o discromatopsia dipende da mutazioni genetiche legate al cromosoma X. È per questa ragione che la condizione è più comune nei maschi, che hanno un solo cromosoma X. Nelle donne, infatti, la presenza di un secondo cromosoma X senza le mutazioni fa sì che la visione dei colori possa più facilmente rimanere intatta.

A quale età i bambini distinguono i colori

Il daltonismo non insorge quindi a una certa età: è una condizione congenita, presente fin dalla nascita. Però è vero che la vista richiede un po’ di tempo per svilupparsi: un neonato nelle prime settimane di vita ha una visione dei colori molto limitata (e in generale vede anche molto sfocato). Solo con il passare delle settimane impara pian piano a mettere a fuoco, distinguere le profondità e, appunto, vedere i colori. Di solito, la visione dei colori inizia a svilupparsi intorno ai 2–3 mesi e il bambino comincia a discriminare alcune tonalità, con una maturazione progressiva nei mesi successivi.

Accorgersi di un eventuale daltonismo a questa età è però molto difficile. In effetti, a due mesi un bambino non riesce neanche a dare un nome ai colori… In generale, i sintomi del daltonismo si possono notare solo più avanti, quando il bambino o la bambina inizia per esempio a colorare. 

Come capire se un bambino non vede i colori

Non è un caso che spesso il daltonismo venga diagnosticato durante la scuola dell’infanzia o primaria. Tra i segnali che possono emergere nei primi anni di vita vi sono infatti per esempio un uso “strano” dei colori nei disegni (magari un cielo verde, o l’erba marrone) e la confusione tra un colore e l’altro, che emerge anche quando gli o le si chiede di selezionarne uno (per esempio, alla richiesta di prendere il rosso porge il verde). Si può anche notare che preferisce colori molto saturi, più facilmente distinguibili. La difficoltà a riconoscere i colori, d’altro canto, è più marcata quando si tratta di tonalità vicine tra loro e un’illuminazione scarsa può accentuare la difficoltà.

Un genitore o insegnante potrebbe anche notare alcuni comportamenti compensatori, come l’affidarsi più alla posizione che al colore. Un esempio pratico: se al bambino si chiede di indicare il colore di un semaforo, non risponde «verde» o «rosso» ma potrebbe per esempio guardare la luce corrispondente, oppure rispondere semplicemente che è «quello sopra/sotto».

È comunque importante ricordare che, come in ogni cosa, ciascun bambino ha i suoi tempi: c’è chi può avere tempi più lunghi, per esempio, per imparare a dare il nome corretto ai colori, o anche a discriminarli. È soprattutto un errore costante e specifico a poter rappresentare un possibile segnale.

Arrivare alla diagnosi di daltonismo: quali sono i test principali

Inoltre, come ricorda l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, oggi sono disponibili strumenti digitali che aiutano a rilevare eventuali difetti nella percezione cromatica. Però, come anticipato, una corretta diagnosi di daltonismo richiede una visita oculistica. Una valutazione generale della vista è sempre importante, così come l’anamnesi: è infatti molto utile che l’oculista abbia modo di raccogliere eventuali sintomi riferiti dai genitori, ma anche possibili fattori di rischio (essendo il daltonismo di solito genetico, è possibile vi siano altri casi in famiglia). 

La diagnosi vera e propria sfrutta un test molto semplice, basato sulle tavole di Ishihara. Si tratta di una serie di tavole circolari composte da piccoli puntini colorati di diverse tonalità e luminosità, all’interno dei quali è “nascosto” un numero, visibile solo a chi possiede una normale percezione cromatica. Per i bambini piccoli si possono usare tavole che al posto del numero hanno un disegno o un simbolo o tracciato, più facile per loro da riconoscere e nominare. Oltre a essere semplice, questo test per il daltonismo non è invasivo, ma non è adatto per rilevare in modo affidabile i deficit blu-giallo, perché le tavole di Ishihara sono pensate quasi esclusivamente per individuare i difetti congeniti dell’asse rosso-verde.

Sebbene questi ultimi siano effettivamente la forma di daltonismo più comune, per rilevare altre forme sono necessari test differenti. Tra i più comuni vi è per esempio il test di Farnsworth, che richiede di disporre una serie di capsule colorate secondo la progressione di tonalità, oppure tavole dedicate che includono simboli visibili selettivamente in presenza di anomalie diverse dalla protanopia. 

 

Se la diagnosi conferma il daltonismo

Se il risultato dei test è positivo, è importante ricordare che il daltonismo non è una malattia che compromette la vista in altro modo che alterando la percezione del colore. Non è progressiva né in alcun modo influenza le capacità cognitive. Quindi, anche se a oggi non abbiamo una cura che restituisca la piena vista dei colori, il bambino o la bambina possono comunque avere una vita del tutto normale. 

Può essere utile comunque informare insegnanti ed educatori, così da adattare alcune attività che fanno forte affidamento sui codici cromatici (per esempio mappe o grafici), utilizzando anche simboli, etichette o contrasti di luminosità. Un riconoscimento precoce del daltonismo, infatti, è importante soprattutto per prevenire frustrazione e difficoltà nell’apprendimento.

In alcuni casi selezionati, soprattutto nei bambini più grandi o negli adolescenti, possono inoltre essere proposte lenti filtranti colorate (occhiali o clip) progettate per aumentare il contrasto tra determinate lunghezze d’onda, in particolare lungo l’asse rosso-verde. La loro efficacia è variabile, ma possono migliorare la discriminazione tra alcune tonalità in specifiche condizioni, come attività scolastiche, sportive o ricreative. 

 

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