Cos’è la PEP per HIV
L’infezione da HIV è una di quelle malattie per le quali la prognosi è radicalmente cambiata nell’arco di una quarantina d’anni: se l’epidemia emersa negli anni Ottanta era qualcosa contro cui la medicina non aveva cura, oggi le terapie – almeno nei Paesi in cui sono disponibili e accessibili – consentono una gestione estremamente efficace dell’infezione. Non solo: abbiamo a disposizione anche strategie che permettono di prevenire il contagio che si aggiungono a quelle comportamentali, rappresentate dall’uso di preservativi (maschili o femminili) che impediscano al virus di trasmettersi da una persona all’altra. Si tratta, in particolare, di due tipi di profilassi: la PrEP, che agisce prima che sia avvenuta l’esposizione a HIV e di cui abbiamo parlato qui, e la PEP. Oggi approfondiamo proprio le caratteristiche di quest’ultima.
Cos’è, come funziona la PEP per HIV e quando è raccomandata
La sigla PEP sta per Post-Exposure Prophylaxis, o profilassi post esposizione (infatti in italiano si usa anche la sigla PPE). Perché, appunto, si tratta di una forma di prevenzione raccomandata quando una persona è stata esposta a HIV: rappresenta una terapia di emergenza basata su farmaci antiretrovirali per bloccare la replicazione virale nelle primissime fasi. Di solito si tratta di tre farmaci antiretrovirali combinati, ma il regime può cambiare per esempio in base alla funzionalità renale della persona, o se si stanno assumendo altre terapie.
Le linee guida sull’uso dei farmaci antiretrovirali, pubblicate nel 2017, specificano in quali casi è raccomandata la PEP, distinguendo i casi di esposizione occupazionale e quelli di esposizione non occupazionale. I primi riguardano il personale sanitario, mentre i secondi si riferiscono al rischio di trasmissione sessuale e per via ematica, qualora siano state usate siringhe o altri strumenti iniettivi infetti. L’aspetto fondamentale da evidenziare, però, è che la PEP non è una terapia raccomandata a prescindere per tutti: per esempio, non è di norma raccomandata in caso di puntura accidentale con un ago abbandonato per strada. Come specifica la Lega italiana per la lotta all’AIDS (LILA), infatti, la valutazione «tiene conto del fatto che il rischio di trasmissione in seguito ad una singola esposizione è comunque basso». Non meno importante da ricordare è che oggi è ampiamente dimostrato il cosiddetto principio U=U, Undetectable=Untrasmittable: se la carica virale della persona con infezione non è rilevabile o comunque è inferiore a 200 copie/ml (soglia sotto la quale si parla di soppressione virale), l’infezione non è nemmeno trasmissibile. Ci deve insomma essere un rischio concreto di trasmissione di HIV, da valutare con il/la medico/a in pronto soccorso o con un/a specialista in malattie infettive.
Garantire l’efficacia della PEP
Ci sono alcuni aspetti importanti da tenere in considerazione quando si parla di PEP per l’HIV. Innanzitutto, è bene precisare da subito che non è un trattamento one-shot (come per esempio la pillola del giorno dopo usata per prevenire una gravidanza dopo un rapporto a rischio), ma richiede un ciclo di trattamento che di solito dura 28 giorni. In secondo luogo, per essere efficace sono necessarie due cose:
- tempestività nell’inizio della PEP, che deve avvenire quanto prima possibile e, secondo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, idealmente entro le 24 ore dall’esposizione a HIV e non oltre le 72 (quelle italiane indicano entro le 48 ore dall’esposizione)
- aderenza terapeutica, cioè è fondamentale seguire con precisione le raccomandazioni di assunzione per garantirne l’efficacia.
Insomma, saltare le dosi, non completare il ciclo terapeutico o iniziarlo troppo tardi significa limitare l’efficacia della PEP e, di conseguenza, aumentare invece il rischio di infezione da HIV.
PEP: controindicazioni ed effetti collaterali
In linea generale, la PEP rappresenta una terapia sicura per la quale, se il rischio di infezione da HIV è concreto, i benefici superano i rischi. È però pur sempre una terapia farmacologica, che non può essere presa con leggerezza: prima di prescriverla è necessario che il/la medico/a valuti innanzitutto l’opportunità di somministrarla, e poi le condizioni mediche della persona, se sono in corso altre terapie e altri fattori generali. È anche necessario sottoporsi a un test HIV per escludere un’eventuale infezione pregressa; il test deve poi essere ripetuto al termine della PEP (i tempi variano a seconda del tipo di test usato).
Le controindicazioni assolute per la PEP, cioè condizioni per le quali non può essere somministrata la terapia, sono poche e rappresentate per esempio da anafilassi a uno dei farmaci usati nella terapia, epatiti da farmaco o alcune sindromi rare. È comunque importante ricordare che alcuni dei farmaci usati nella PEP, e che variano a seconda del regime somministrato, possono avere effetti su reni e fegato o interagire con altre terapie in corso: per questo l’anamnesi, e l’eventuale valutazione delle funzionalità renale ed epatica, sono così importanti prima di iniziare la terapia. Con un adeguato controllo medico, comunque, nella pratica clinica attuale la maggior parte delle persone può assumere la PEP in sicurezza.
Infine, la PEP come molte terapie può causare alcuni effetti collaterali, i più comuni dei quali sono comunque temporanei e gestibili: diarrea, nausea e altri disturbi gastrointestinali, per esempio, o stanchezza, mal di testa e disturbi del sonno. Per tutto il periodo di assunzione della PEP e finché non è stata esclusa l’infezione con il test HIV, infine, è importante evitare ogni condizione che possa determinare una trasmissione del virus (per esempio, praticare solo rapporti protetti, evitare di donare il sangue eccetera).
Ricorda: sapere che esiste la PEP non significa vivere i rapporti con leggerezza, ma avere informazioni corrette per reagire in modo lucido quando necessario.