Conoscere le conseguenze della tiroidectomia
Se è vero che molte condizioni della tiroide possono di solito essere trattate con un approccio conservativo, è anche vero che in alcuno contesti la tiroidectomia, totale o parziale, è una necessità. L’intervento di rimozione della tiroide è per esempio l’approccio di prima scelta in presenza di un tumore maligno alla ghiandola, o di noduli ad alto rischio; inoltre, può essere necessario in presenza di condizioni come un ipertiroidismo per il quale il trattamento farmacologico non risulta efficace, o anche se vi sono noduli molto voluminosi e sintomatici.
Non è un intervento particolarmente complesso e soprattutto in alcuni contesti, come appunto la presenza di un tumore maligno, è senz’altro fondamentale.
Ma la tiroide ha un ruolo importantissimo per l’organismo ed è inevitabile che la sua rimozione non sia priva di conseguenze: quali?
Il ruolo della tiroide (in breve)
La tiroide è una ghiandola che a suo modo si potrebbe dire discreta: piccola, dalla forma a farfalla e situata nel collo, non è certo come il cuore che sentiamo battere o il muscolo contrarsi. Eppure la sua attività interessa tutto l’organismo: attraverso gli ormoni che produce, infatti, regola il metabolismo basale, influenzando battito cardiaco, termoregolazione, metabolismo lipidico e osseo…
Ecco perché disturbi della tiroide, come l’ipotiroidismo o l’ipertiroidismo, hanno effetti sistemici. È un po’ come se non funzionasse più l’interruttore che regola le nostre diverse funzioni metaboliche, e il corpo iniziasse a essere troppo lento o troppo veloce. Al di là di questa estrema semplificazione, è per questa ragione che l’intervento di rimozione della tiroide, che sia totale o solo parziale, non è privo di effetti.
La tiroidectomia tra convalescenza e tempi di recupero
L’intervento di rimozione della tiroide o tiroidectomia è un intervento standardizzato, sicuro e piuttosto rapido. Può essere totale se è necessaria l’asportazione dell’intera ghiandola, oppure parziale se è sufficiente rimuoverne un lobo, come può avvenire se il tumore interessa un solo lato della tiroide. A seconda di questo e di altri fattori, i tempi di recupero e convalescenza possono variare: nella maggior parte dei casi, comunque, la degenza richiede uno o due giorni di ricovero; possono anche comunemente presentarsi sintomi come il dolore cervicale, o una lieve difficoltà a deglutire, e volte disturbi della voce, ma sono transitori e ben controllabili.
Inoltre, soprattutto nella tiroidectomia totale, si possono verificare alterazioni della funzione delle paratiroidi, le ghiandole adiacenti alla tiroide, che hanno un ruolo fondamentale nel metabolismo del calcio. Nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione transitoria, ma non per questo da sottovalutare. Non solo perché appunto può diventare permanente ma anche perché nelle forme più gravi può portare a disturbi gravi e pericolosi come le aritmie cardiache. Infatti, le linee guida prevedono come standard il monitoraggio dei livelli di calcio e ormone paratiroideo e spesso sono messe in atto strategie preventive (come la supplementazione precoce con il calcio) nella gestione post-operatoria.
In genere, dopo 2-4 settimane è possibile tornare alle proprie attività quotidiane, in modo progressivo ed evitando inizialmente le attività più intense.
Dal punto di vista endocrinologico, però, la fase più importante è quella di stabilizzazione, in genere (e sempre con le dovute differenze tra un caso e l’altro) tra il primo e il terzo mese dall’intervento.
La stabilizzazione dopo tiroidectomia totale
Qui bisogna fare una distinzione importante tra tiroidectomia totale e parziale: infatti, il punto è che la tiroidectomia totale determina una condizione di ipotiroidismo permanente. Insomma, non c’è più la tiroide e di conseguenza nemmeno gli ormoni che produce. Questo può avvenire anche a volte anche con la tiroidectomia parziale, ma solo in una quota minoritaria di pazienti.
Il periodo di stabilizzazione è quello in cui si devono normalizzare i livelli di ormoni tiroidei stabilendo le dosi necessarie di sostituti sintetici.
Cosa succede al corpo dopo aver tolto la tiroide?
Le conseguenze possibili
Se dal punto di vista strettamente chirurgico la tiroidectomia totale guarisce rapidamente, la stabilizzazione dei livelli ormonali può richiedere tempo.
Infatti, fin da subito dopo l’intervento di rimozione totale è necessario iniziare una terapia farmacologica basata sulla somministrazione di ormoni tiroidei, e più precisamente di levotiroxina, un ormone tiroideo sintetico. La terapia dovrà proseguire per tutta la vita. Dopo tiroidectomia parziale, invece, la terapia non è sempre necessaria: viene valutata caso per caso in base alla funzione tiroidea residua.
Nel corso della fase di stabilizzazione, quando si regola il dosaggio farmacologico in base alle caratteristiche della persona e man mano che si stabilizzano i livelli ormonali, è del tutto normale che si presentino per esempio variazioni di peso (aumento o perdita) e di energia, e più in generale ci si può sentire “un po’ diversi da prima”. Nelle donne, che sono interessate molto più degli uomini dai problemi della tiroide, dopo la tiroidectomia possono presentarsi alterazioni del ciclo mestruale. Un altro aspetto ben documentato è il possibile aumento dei livelli di colesterolo dopo la tiroidectomia, anch’esso da ricondursi a una terapia ormonale non ancora perfettamente calibrata.
Tiroidectomia e rapporti sessuali
Un punto importante per molti pazienti riguarda poi la sfera della sessualità, che non è banale. Dal punto di vista strettamente chirurgico, la tiroidectomia non comporta in sé una controindicazione specifica e prolungata ai rapporti sessuali: la ripresa della sessualità dipende soprattutto da recupero generale, dai sintomi che possono presentarsi dopo l’intervento e, soprattutto, da quanto rapidamente si raggiunge un assetto ormonale adeguato con la terapia a base di levotiroxina. In altre parole, dipende più che altro da come ci si sente.
C’è anche un altro aspetto che è importante evidenziare in questo contesto: se la tiroidectomia è avvenuta per un tumore, in alcuni casi è raccomandata la terapia con iodio radioattivo. In questo caso vanno considerate anche considerazioni riproduttive specifiche e, molto sinteticamente, sono in genere raccomandati periodi di astensione di rapporti sessuali e contatti stretti, oltre a una serie di altre accortezze che devono essere discusse con il/la specialista curante.