Allergia al lattice

Come si manifesta l’allergia al lattice? Ecco un quadro di questa allergia tra sintomi, fattori di rischio e prevenzione degli attacchi allergici
Redazione Kormed

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Redazione scientifica
Articolo revisionato dalla nostra redazione scientifica
27 Marzo 2026

    L’allergia al lattice è una reazione anomala del sistema immunitario scatenata da specifiche proteine del lattice, una sostanza naturale composta da caucciù (gomma naturale) e acqua. Si manifesta quindi quando l’organismo entra in contatto con questa sostanza, anche per inalazione.

    Globalmente, l’allergia al lattice interessa l’1-2% della popolazione circa (anche se le stime possono variare), ma è più frequente in alcuni gruppi di persone, in particolare coloro più esposti al lattice. Sebbene nella maggior parte dei casi i sintomi siano lievi, l’allergia al lattice può causare anafilassi, una grave reazione allergica potenzialmente letale che richiede un trattamento d’emergenza.

    Quali sono le cause dell’allergia al lattice?

    In generale le allergie sono reazioni anomale del sistema immunitario, che risponde a sostanze normalmente innocue, dette allergeni. Nel caso dell’allergia al lattice, gli allergeni sono rappresentati da particolari proteine contenute appunto nel lattice, un’emulsione prodotta da varie piante: quella usata a livello commerciale, e che dunque si trova negli oggetti responsabili della reazione allergica, è prodotta dall’albero della gomma (Hevea brasiliensis), coltivato in diverse aree del mondo.

    Vari meccanismi possono essere coinvolti nella manifestazione dei sintomi: il più comune è quello che caratterizza l’allergia più propriamente detta ed è caratterizzato dalla produzione di particolari anticorpi, le immunoglobuline E (IgE), che si legano all’allergene e scatenano una serie di reazioni da parte di varie cellule del sistema immunitario, con produzione di mediatori chimici, il più importante dei quali è l’istamina (responsabile dei principali sintomi allergici). È questo tipo di risposta che può essere responsabile delle reazioni anafilattiche, le più gravi forme di reazione allergica.

    Altre forme di allergia al lattice, meno comuni, sono invece di tipo non IgE-mediato: coinvolgono cioè altri meccanismi della risposta immunitaria, più lenta, che causa dermatite da contatto. In questo caso, la reazione può anche essere dovuta non tanto agli allergeni del lattice quanto agli additivi usati nei prodotti contenenti questa sostanza. Questa risposta è anche detta di tipo IV-ritardata, in contrapposizione alle allergie IgE-mediate che sono dette tipo I-immediato.

    Al di là dei meccanismi molecolari specifici, l’allergia al lattice si manifesta con il contatto con questa sostanza, che può avvenire anche per via inalatoria, nonché attraverso alimenti o medicinali contaminati (per esempio per essere stati maneggiati indossando guanti di lattice). 

    È importante precisare che molti prodotti contengono lattice, sebbene oggi si siano diffuse diverse alternative prive di questa sostanza. Non a caso, il picco dei casi di allergia a questa sostanza si è registrato negli anni Ottanta, con la diffusione dei guanti in lattice per la prevenzione delle malattie infettive. Sono particolarmente a rischio per questa forma di allergia le persone più esposte al lattice: tra queste, in particolare, medici, operatori sanitari, odontoiatri e in generale chi deve usare abitualmente i guanti in lattice (esposizione occupazionale), compresi per esempio parrucchieri e addetti alla preparazione degli alimenti. A rischio sono anche le persone che devono o hanno dovuto subire interventi frequenti, nonché un particolare gruppo di pazienti, rappresentato dalle persone con spina bifida, proprio a causa dell’esposizione ripetuta e precoce al lattice fin dalla nascita.

    Infine, va osservato che l’allergia al lattice può associarsi all’allergia ad alcuni alimenti che presentano allergeni simili a quelli contenuti in questa sostanza e che “confondono” il sistema immunitario, innescando la reazione allergica. Si parla in questo caso di sindrome lattice-frutta, una forma di cosiddetta allergia crociata.

    L’esposizione ripetuta e prolungata al lattice rappresenta il principale rischio per questa forma di allergia.

    Quali sono i sintomi dell’allergia al lattice?

    L’allergia al lattice di tipo I-immediata, che rappresenta la forma più comune e più strettamente allergica, si manifesta di solito con: 

    • orticaria o rash cutaneo, prurito e arrossamento;
    • gonfiore;
    • congiuntivite (occhi rossi e lacrimanti),  
    • naso gonfio e colante;
    • starnuti e tosse;
    • respiro sibilante e difficoltà a respirare (asma allergica).

    Questi sintomi si manifestano nell’arco di pochi minuti dal contatto con l’allergene. Nei casi più gravi può presentarsi la reazione anafilattica, in cui i sintomi si aggravano in modo significativo. L’anafilassi determina il gonfiore di labbra, lingua o gola, con gravi difficoltà respiratorie; calo della pressione arteriosa, vertigini e possibile perdita di coscienza (shock anafilattico). Questa reazione può impedire del tutto la respirazione, determinare gravi cali della pressione ed essere dunque fatale; pertanto richiede un intervento medico immediato.

    Nelle allergie al lattice di tipo IV-ritardato (o non IgE-mediate), la manifestazione è di tipo cutaneo ed è rappresentata dall’eritema. Come suggerisce il nome, in questo caso i sintomi e segni non sono immediati, ma si presentano a distanza di diverse ore (anche un paio di giorni) dall’esposizione all’allergene.

    Infine, è importante ricordare che in alcune persone l’allergia al lattice può dare una reazione crociata: gli allergeni del lattice sono cioè simili a quelli di alcuni alimenti, in particolare della frutta, e possono dunque innescare la reazione immunitaria, con manifestazione dei segni e dei sintomi (sindrome lattice-frutta). Alcuni tra i frutti più noti per il coinvolgimento nella reazione crociata sono banana, avocado e kiwi, ma anche vari altri alimenti possono innescare la reazione.

    I sintomi tipici dell’allergia al lattice propriamente detta (di tipo I) si manifestano nell’arco di poco tempo dal contatto con l’allergene.

    Come si arriva alla diagnosi di allergia al lattice?

    La diagnosi di allergia al lattice si basa essenzialmente su due tipi di valutazione, il prick test e gli esami del sangue.

    Il prick test rappresenta il principale standard diagnostico. Consiste nell’applicazione di piccole quantità dell’allergene sottopelle (in genere sull’avambraccio) per valutare la risposta del sistema immunitario, che si manifesta come una reazione locale. Il prick test fornisce un risultato affidabile, rapido e non invasivo per confermare un’allergia al lattice di tipo I-immediata. Per la diagnosi di allergia di tipo IV-ritardata si può invece usare il patch test, che consiste nell’applicazione sulla cute (di solito tra le scapole) di un cerotto contenente piccole quantità di allergene, che deve essere tenuto per 48-72 ore: un risultato positivo è rappresentato dalla comparsa di eritema.

    Gli esami del sangue consistono invece nella valutazione dei livelli di immunoglobulina E (IgE), l’anticorpo prodotto quando la persona allergica entra in contatto con l’allergene Questi esami sono meno affidabili per la diagnosi di allergia al lattice: più che altro, permettono di valutare i livelli di sensibilizzazione della persona, perché più l’IgE è abbondante, più il sistema immunitario ha in passato reagito contro l’allergene.

    Nel contesto della diagnosi di allergia al lattice, comunque, non va trascurata l’anamnesi, che permette di orientare i sospetti diagnostici sia in base a segni e sintomi e tempi di comparsa, sia in base a specifici fattori di rischio (per esempio precedenti interventi chirurgici).

    Come si prevengono gli attacchi di allergia al lattice?

    Di per sé, l’allergia al lattice non è una condizione prevenibile, perché determinata anche dalla predisposizione genetica. Per chi sa di avere un’allergia al lattice, invece, è fondamentale prevenire gli attacchi evitando l’esposizione a questa sostanza. Vale la pena ricordare che sono molti gli oggetti che possono contenere lattice, dai preservativi ai palloncini, dai guanti alle scarpe e ai pannolini, fino a una moltitudine di dispositivi medici. Oggi però la presenza di lattice nei diversi prodotti è esplicitata, e in commercio sono di solito disponibili diverse alternative prive di questa sostanza. Inoltre, è molto importante che una persona con allergia sia informata e preparata nel caso si verifichi la reazione allergica (si veda anche la sezione successiva), se necessario anche tenendo con sé un autoiniettore di adrenalina da usare in caso di reazione anafilattica.

    Qual è il trattamento dell’allergia al lattice? 

    Non c’è un trattamento che permetta di risolvere l’allergia al lattice: anche l’immunoterapia allergenica, che aumenta la tolleranza del sistema immunitario e può essere efficace per altre forme allergiche (per esempio nel caso dell’allergia alle graminacee), in questo caso non è applicata. Tra le ragioni principali vi sono il rischio alto di reazioni gravi e la mancanza di estratti standardizzati sicuri, oltre a un’efficacia incerta e limitata.

    Di conseguenza, il trattamento dell’allergia al lattice si basa innanzitutto sulla prevenzione, cioè sull’evitare l’esposizione all’allergene, e sulle misure terapeutiche per mitigare i sintomi della reazione allergica. In generale, è importante innanzitutto interrompere il prima possibile l’esposizione accidentale e, se possibile, sciacquare l’area interessata; quindi, possono essere usati farmaci per ridurre i sintomi quali:

    • antistaminici, farmaci di prima linea che contrastano l’azione dell’istamina (responsabile delle manifestazioni allergiche);
    • corticosteroidi topici, che riducono l’infiammazione e possono essere somministrati come creme o spray nasali (per i sintomi respiratori);
    • eventualmente broncodilatatori, usati in presenza di asma allergica.

    In alcuni casi può inoltre essere raccomandato, per chi ha un’allergia al lattice a rischio di reazioni gravi, dotarsi di un autoiniettore di epinefrina (anche detta adrenalina) da portare sempre con sé. Questa sostanza agisce come ormone e neurotrasmettitore e rappresenta un salvavita in caso di reazione anafilattica: deve essere somministrata immediatamente se si presentano sintomi significativi quali gonfiore in gola e difficoltà respiratorie. Dopo la somministrazione è comunque fondamentale rivolgersi a un pronto soccorso per monitorare l’evoluzione dei sintomi.

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