Piede cavo

Cos’è il piede cavo e quali conseguenze può avere? Ecco un quadro di questa condizione, delle possibili cause e sintomi e delle opzioni di trattamento
Redazione Kormed

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Redazione scientifica
Articolo revisionato dalla nostra redazione scientifica
26 Marzo 2026

    Il piede cavo è una condizione in cui il principale arco del piede è più alto del normale, per cui si forma una curvatura eccessiva nella parte centrale. Le conseguenze possono essere pressoché nulle o arrivare a interferire con la mobilità e causare problemi muscolo-scheletrici. 

    L’arco del piede ha un ruolo biomeccanico importante per il movimento in posizione eretta: in effetti, questa struttura è propria dei primati umani. Assorbe gli urti, ottimizza l’energia necessaria al movimento, consente di adattare la camminata a superfici irregolari e, non da ultimo, protegge vasi e nervi della pianta del piede. Strutturalmente, il piede umano presenta tre archi, ma è quello longitudinale mediale, sul lato interno ed esteso dal tallone all’avampiede, a rappresentare il principale ed essere interessato dalla condizione di piede cavo (o dalla condizione essenzialmente inversa di piede piatto, in cui l’arco ha al contrario una curvatura assente o limitata).

     

    Il piede cavo si può presentare sia nell’infanzia sia nell’età adulta e può avere cause diverse; la prognosi è altresì variabile a seconda della gravità della condizione, della causa precisa e dall’età di esordio.

    Quali sono le cause del piede cavo?

    Il piede cavo può essere dovuto a diverse cause. In alcuni casi la condizione è congenita, legata per esempio a malformazioni scheletriche, e spesso ereditaria; inoltre, il piede cavo nei bambini piccoli può essere dovuto a un trattamento inefficace (o assente) del piede torto congenito, una delle più frequenti malattie ortopediche congenite, caratterizzata da una posizione anomala del piede o dei piedi alla nascita.

    Il piede cavo può avere un’origine traumatica, legata a lesioni o traumi (per esempio ai nervi che controllano la muscolatura del piede o fratture osteo-articolari) e in questi casi interessa di norma un singolo piede. In altri casi ancora, le cause del piede piatto sono legate ad altre condizioni mediche, in particolare neurologiche. Per esempio, patologie come le distrofie muscolari, la spina bifida e la malattia di Charcot-Marie-Tooth possono determinare la presenza di piede cavo fin dall’infanzia; così come altre condizioni (quali per esempio neuropatie legate al diabete, ictus o tumori spinali) possono portare a questa condizione più avanti nell’età.

     

    Il piede cavo può avere diverse cause, ed essere congenito oppure presentarsi con la crescita.

    Quali sono i sintomi del piede cavo?

    Il piede cavo è una condizione che in genere si sviluppa in modo progressivo e, soprattutto nell’infanzia, può essere in parte compensata: con il procedere dello sviluppo, però, il piede si fa più rigido e la deformità si consolida. Questo fa anche sì che possano presentarsi alterazioni delle ossa del piede, che essenzialmente assumono due forme:

    • piede cavo-varo, che rappresenta la variazione più comune del piede cavo, in cui all’arco alto si combina un tallone inclinato verso l’interno (varo) e l’alluce è flesso verso il basso (plantarflexo), per cui l’intero piede forma un arco;
    • piede calcaneo-cavo, meno comune, in questa versione, il tallone è flesso verso l’alto (dorsiflesso), mentre la parte anteriore del piede è flessa verso il basso, per cui l’arco è più alto nella parte posteriore. 

    In generale, comunque, il piede cavo può dare sintomi minimi oppure associarsi a sintomi quali il dolore (nel piede, nella gamba e fino all’anca, perché l’alterazione inficia anche il modo di camminare). Tende anche a essere una condizione progressiva e nel tempo può portare alla formazione di calli nelle aree che restano sottoposte a pressione eccessiva, instabilità articolare e dito a martello. Può anche aumentare il rischio di lesioni muscolari da sforzo, come la fascite plantare. Soprattutto, a seconda della gravità, il piede cavo può rendere la camminata instabile e dolorosa, limitando la mobilità.

    piede cavo

    Come si arriva alla diagnosi di piede cavo?

    La diagnosi di piede cavo si basa su una valutazione clinica da parte di un/a ortopedico/a oppure podologo/a, basata anche su test motori specifici. È di norma poi raccomandata una radiografia del piede per valutare in modo più preciso le alterazioni dell’arco. Inoltre, se si sospetta che la condizione sia legata ad altre condizioni mediche, il/la medico/a può raccomandare ulteriori esami per valutazioni più approfondite.

    Come si previene il piede cavo?

    Purtroppo, il piede cavo non è una condizione prevenibile: è comunque importante trattarlo nel modo corretto e, in presenza di altre patologie che possono causarlo, seguire le terapie indicate per la loro gestione.

    Qual è il trattamento del piede cavo?

    Il trattamento più idoneo per il piede cavo dipende da diversi fattori, tra cui per esempio la gravità della condizione e il rischio di peggioramento progressivo, nonché la causa della condizione. In linea generale, il primo approccio è di tipo conservativo e può comprendere modifiche all’attività fisica, farmaci antinfiammatori, scarpe adatte e ortesi personalizzate (per esempio specifici plantari). Queste ultime hanno lo scopo di riallineare il piede e alleggerire la pressione sul suo lato esterno e, nei casi meno gravi, possono portare a significativi miglioramenti del dolore e della funzione del piede. Inoltre, in presenza di problemi muscolari, possono essere raccomandati farmaci contro la spasticità muscolare e, per mitigare eventuali sintomi dolorosi, farmaci antinfiammatori. Infine, può essere in alcuni casi di beneficio la fisioterapia, per migliorare forza e flessibilità dei muscoli coinvolti.

    Nei casi più gravi e quando la strategia conservativa non è efficace può essere necessario fare ricorso alla chirurgia. Gli approcci chirurgici variano in base alla gravità e alla natura della deformità, e includono per esempio:

    • trasferimento o allungamento dei tendini, rispettivamente per compensare muscoli deboli o squilibri e migliorare il movimento e la stabilità del piede, e per ridurre la tensione di tendini troppo corti o rigidi per migliorare la mobilità e permettere una posizione più corretta del piede;
    • osteotomia, che prevede un taglio alle ossa per correggerne la posizione;
    • artrodesi, riservata ai casi più gravi, che prevede una fusione delle ossa.

    A seconda dei casi, queste procedure possono anche essere combinate. La prognosi è diversa a seconda dei casi e può essere necessario proseguire la fisioterapia a lungo termine anche dopo l’intervento chirurgico. In linea di massima, però, la fisioterapia può essere molto efficace per evitare peggioramenti, soprattutto nei pazienti pediatrici.

    In generale, il primo approccio di trattamento del piede cavo è conservativo, ma nei casi più gravi può essere raccomandata la chirurgia.

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