Il cuore preferisce il caldo o il freddo?

2026-03-04
Il cuore preferisce il caldo o il freddo?

Chi ha una malattia cardiovascolare sa che deve prestare attenzione a molte cose: attività fisica, alimentazione, terapia se prescritta… E, non ultima per importanza, la temperatura. Per quanto il cuore sia ben protetto all’interno del torace, infatti, si può dire che “sente” se c’è caldo o freddo: è l’intero organismo a dirglielo – anche chiedendogli un lavoro diverso.

Cosa succede allora al cuore all’aumentare o al diminuire delle temperature? 

 

Gli effetti del caldo sul cuore

In termini generali siamo forse tutti più consapevoli degli effetti del caldo sul cuore. Soprattutto in estate, infatti, riceviamo molti avvertimenti su come proteggerci dal calore eccessivo e, per quanto possano sembrarci ridondanti, in realtà non sono mai abbastanza. Perché ci impediscono di trascurare una realtà importante: disidratazione, abbassamento eccessivo della pressione, squilibri elettrolitici e vari altri meccanismi che il nostro corpo attiva per mantenere costante la propria temperatura possono agire sul cuore. 

È ormai ben noto che le ondate di calore hanno effetti diretti sulle malattie cardiovascolari, e anche aumenti di temperatura apparentemente limitati (per esempio di 1ºC al di sopra dei valori abituali), possono tradursi in un aumento di mortalità per ictus, infarto, aritmie e arresto cardiaco. Un problema di non poco conto considerando che la crisi climatica ne aumenta frequenza e intensità. Non a caso, il Ministero della Salute ha avviato fin dal 2005 un Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute.

Il rischio non è solo per chi ha una diagnosi di malattia cardiovascolare, ma anche per vari altri gruppi di persone: gli anziani, per esempio, chi assume alcuni tipi di farmaci e in generale chi ha malattie croniche, per citare i principali. E ancora di più se coesistono diversi livelli di rischio (per esempio, una persona anziana con cardiopatia). 

Gli effetti del freddo sul cuore, il vero nemico

Si parla tutto sommato meno dei rischi posti dal freddo. Eppure, proprio quest’ultimo è responsabile di numerosi eventi cardiovascolari, anche di più rispetto al caldo. O meglio: le ondate di calore causano picchi acuti di rischio, ma il freddo ha un effetto più diffuso e “cronico”, nel senso che non si presenta a ondate ma persiste per tutta la stagione invernale.

Ma perché il freddo può far male al cuore? In generale, anche le basse temperature hanno una serie di effetti sull’organismo che globalmente determinano un maggior lavoro cardiaco. Il freddo determina infatti vasocostrizione per limitare la dispersione di calore, e questa a sua volta fa sì che aumenti la pressione sanguigna. Inoltre, le basse temperature aumentano la viscosità e la coagulabilità del sangue (e quindi una maggior tendenza alla trombosi). Ancora, il freddo stimola l’attività del sistema nervoso simpatico, che a sua volta aumenta vasocostrizione e pressione… Tutti questi eventi e altri ancora agiscono sia da soli sia insieme andando di fatto ad aumentare lo stress e i rischi proprio per il cuore. E, di nuovo, aumentando il rischio di infarto, angina e vari altri problemi cardiovascolari.

 

Meglio il caldo o il freddo? Il cuore preferisce le mezze stagioni

Sia chiaro: il freddo non fa male sempre e in assoluto, anzi. Ne abbiamo parlato proprio di recente*: le basse temperature, se moderate e ben tollerate, possono essere un alleato prezioso per la salute dell’organismo. Come sempre, la questione è semmai l’eccesso, il picco di temperatura troppo bassa (o troppo alta), soprattutto se è già presente un problema cardiovascolare o altre vulnerabilità. Peraltro, anche se nel caso del freddo è ben documentato soprattutto un effetto stagionale di aumento di eventi cardiovascolari, ricoveri e mortalità per patologie cardiache, anche in questo caso molti studi evidenziano dei picchi associati alle ondate di gelo.

Insomma, alla domanda «Per il cuore è meglio il caldo o il freddo?» non si può dare una risposta univoca. Che il termometro salgo o scenda, gli estremi di temperatura rappresentano uno stress per l’organismo e per il sistema cardiovascolare: le ondate di calore tendono a provocare aumenti rapidi di eventi e mortalità, il freddo esercita un effetto più continuo e diffuso durante la stagione invernale, attraverso meccanismi come vasocostrizione, aumento della pressione e maggiore tendenza alla trombosi. Per valutare la portata di questi effetto vanno considerate anche le difficoltà dell’organismo ad adattarsi, che crescono con l’età, la presenza di malattie croniche e l’assunzione di alcuni farmaci. Ed è per questo che le principali raccomandazioni di prevenzione (evitare l’esposizione prolungata agli estremi di temperatura, mantenere un’adeguata idratazione, proteggersi dal freddo intenso e seguire le terapie prescritte) restano valide tutto l’anno.

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