Metatarsalgia
La metatarsalgia è una condizione caratterizzata da dolore e infiammazione della parte anteriore del piede, chiamata avampiede, costituita dalle ossa metatarsali (le cinque ossa lunghe che collegano il centro del piede alle dita), dalle articolazioni, dai nervi e dai tessuti molli circostanti. In parole semplici: è un dolore che si sente “sotto la pianta del piede”, nella zona subito prima delle dita, durante la fase di appoggio e di spinta del passo. La metatarsalgia è una condizione frequente e, sebbene generalmente non sia grave, il dolore e le eventuali deformità associate possono modificare il modo di camminare, rendendo difficoltoso il movimento e riducendo la qualità della vita.
Dal punto di vista clinico, la metatarsalgia può essere classificata in diverse forme, in base al meccanismo che determina l’alterata distribuzione dei carichi sull’avampiede:
- metatarsalgia primaria: si sviluppa in presenza di alterazioni strutturali o biomeccaniche del piede che modificano il corretto rapporto tra metatarsi, tendini e legamenti dell’avampiede, determinando una distribuzione anomala dei carichi e un sovraccarico di una o più teste metatarsali;
- metatarsalgia secondaria: è associata a condizioni patologiche o ad attività che aumentano la pressione sull’avampiede; comprende patologie infiammatorie, neurologiche, traumatiche o metaboliche e, in alcuni casi, è legata a condizioni sistemiche che coinvolgono le articolazioni alla base delle dita del piede;
- metatarsalgia iatrogena: rappresenta una possibile complicanza della chirurgia dell’avampiede, che può insorgere soprattutto dopo interventi ricostruttivi non riusciti.
La metatarsalgia è una condizione caratterizzata da dolore e infiammazione nella parte anteriore del piede, chiamata avampiede.
Quali sono le cause della metatarsalgia?
Le cause della metatarsalgia possono essere molteplici e solo raramente la condizione dipende da un singolo fattore. Nella maggior parte dei casi, infatti, il dolore è il risultato della combinazione di più cause, che determinano un’eccessiva pressione a carico dei metatarsi.
Tra le principali cause associate alla metatarsalgia rientrano:
- deformità del piede congenite o acquisite: le prime sono legate a una morfologia non corretta, come l’eccessiva lunghezza di uno o più metatarsi, le seconde includono alterazioni a carico del piede come le dita a martello, l’alluce valgo, il piede cavo, la pronazione eccessiva del piede, la retrazione dei tendini estensori delle dita e le callosità, tutte condizioni che possono aumentare il carico sull’avampiede;
- fratture da stress di lieve entità del piede, causate da microtraumi ripetuti, che possono modificare la modalità di cammino e determinare un sovraccarico dell’avampiede, favorendo la comparsa di metatarsalgia anche a distanza di tempo;
- patologie infiammatorie o degenerative dei tessuti che avvolgono le articolazioni del piede, come borsiti, infiammazioni delle articolazioni o dei tendini e lesioni della placca plantare, che possono provocare dolore durante il carico;
- malattie infiammatorie sistemiche, come l’artrite reumatoide e la gotta, che possono coinvolgere le articolazioni del piede e favorire l’insorgenza del dolore;
- neuroma di Morton, una condizione che interessa i nervi che decorrono tra un metatarso e l’altro e può provocare dolore intenso, spesso descritto come una sensazione di bruciore o di scossa;
- malattia di Freiberg, caratterizzata dalla necrosi di una porzione dell’osso metatarsale, più frequentemente a carico del secondo metatarso, che può causare dolore e limitazione funzionale;
- malattia di Charcot-Marie-Tooth: una patologia neurologica ereditaria che può alterare la struttura e la biomeccanica del piede, favorendo il sovraccarico dell’avampiede.
Principali fattori di rischio per la metatarsalgia
I principali fattori di rischio predisponenti alla metatarsalgia sono anch’essi molteplici e includono:
- attività sportiva ad alto impatto: la pratica di sport che prevedono corsa e salti comporta un aumento delle sollecitazioni sulla regione metatarsale;
- calzature inadeguate: l’uso di scarpe prive di un adatto supporto del piede, soprattutto durante l’attività fisica o in situazioni che richiedono stabilità, così come l’uso di scarpe con tacchi alti o che calzano male, aumentano la pressione sui metatarsi;
- sovrappeso e obesità: determinano un aumento del carico meccanico sulla pianta del piede;
- età avanzata: con il passare degli anni, il cuscinetto adiposo plantare tende ad assottigliarsi, rendendo il piede più suscettibile alla pressione e al dolore;
- alterazioni della deambulazione: dovute a posture scorrette o a meccanismi di compenso, come in caso di dolore alla caviglia oppure di accorciamento o infiammazione del tendine d’Achille; per alleviare questi disturbi, chi ne soffre tende a modificare la deambulazione, con conseguente sovraccarico dell’avampiede;
- diabete mellito: una delle principali complicanze è la degenerazione delle terminazioni nervose periferiche, che può coinvolgere anche i piedi e alterarne la sensibilità e la biomeccanica, modificando la camminata.
Quali sono i sintomi della metatarsalgia?
Il sintomo principale della metatarsalgia è il dolore localizzato sotto il piede, alla base delle dita. La condizione può essere accompagnata o meno da gonfiore e da segni di infiammazione. I sintomi possono comparire improvvisamente oppure svilupparsi in modo graduale nel tempo.
Tra le manifestazioni più comuni rientrano:
- dolore nella pianta del piede nella zona immediatamente dietro le dita, che può essere acuto, trafittivo, sordo o urente; il dolore tende a peggiorare stando in piedi, camminando o correndo, soprattutto durante la flessione del piede; camminare a piedi nudi su superfici dure lo accentua ulteriormente, mentre il riposo ne favorisce l’attenuazione;
- intorpidimento o formicolio alle dita del piede;
- sensazione di avere un sassolino nella scarpa del piede interessato.
Come si arriva alla diagnosi di metatarsalgia?
La diagnosi della metatarsalgia è prevalentemente clinica. Il primo consulto avviene generalmente con il/la medico/a di medicina generale, che può poi indirizzare a uno/a specialista in ortopedia o podologia, a seconda del quadro clinico. Per capire se si tratta di metatarsalgia e individuare l’origine del dolore, il/la professionista sanitario/a esegue un esame manuale del piede, sia in posizione eretta sia da seduti. La valutazione è accompagnata da un’accurata anamnesi, che raccoglie informazioni sullo stile di vita, sulle attività svolte (in particolare quelle sportive o lavorative), sulle calzature utilizzate e sulle caratteristiche dei sintomi.
Spesso viene richiesta una radiografia del piede per escludere la presenza di fratture da stress o di altre alterazioni ossee responsabili del dolore. In caso di diagnosi già confermata, le radiografie possono essere utilizzate anche per valutare il grado di degenerazione articolare.
In situazioni selezionate possono essere indicati ulteriori esami strumentali, tra cui:
- ecografia o risonanza magnetica, utili per valutare i tessuti molli attorno alle articolazioni alla base delle dita del piede;
- analisi della distribuzione delle pressioni plantari, per individuare sovraccarichi funzionali;
- infiltrazioni a scopo diagnostico;
- esami di laboratorio o strumentali aggiuntivi, se si sospettano condizioni sistemiche.
È importante considerare che diversi disturbi del piede possono causare sintomi simili a quelli della metatarsalgia, come la fascite plantare, il neuroma di Morton e l’artrite reumatoide.
Come si previene la metatarsalgia?
Non tutti i casi di metatarsalgia sono prevenibili. Tuttavia, nella maggior parte delle situazioni è possibile ridurre il rischio di insorgenza intervenendo sui fattori che determinano un eccessivo carico sull’avampiede. Le principali strategie preventive includono le seguenti.
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- Scelta appropriata delle calzature: le scarpe ideali per prevenire la metatarsalgia hanno una punta sufficientemente ampia da consentire il movimento delle dita, un tacco basso o moderato, un’adeguata ammortizzazione sotto l’avampiede ed elasticità della suola; è consigliabile evitare calzature con tacchi alti utilizzati in modo prolungato, suole troppo sottili o materiali eccessivamente rigidi.
- Utilizzo di plantari e solette: plantari personalizzati o solette con scarico metatarsale contribuiscono a una distribuzione più equilibrata del carico plantare. Sono particolarmente indicati in presenza di piede piatto, piede cavo o deformità delle dita, come l’alluce valgo.
- Valutazione posturale e dell’appoggio: alterazioni dell’allineamento degli arti inferiori o della colonna vertebrale possono influenzare la biomeccanica del piede; in questi casi può essere indicata una valutazione podologica o fisioterapica per prevenire l’insorgenza della metatarsalgia.
- Riduzione delle sollecitazioni meccaniche dirette: è consigliabile evitare di camminare scalzi, soprattutto su superfici rigide, e limitare le situazioni che comportano una pressione ripetuta e prolungata sull’avampiede.
- Cura della cute plantare: la rimozione regolare dei calli, attraverso pediluvi e l’uso controllato di strumenti abrasivi come la pietra pomice, contribuisce a ridurre i punti di iperpressione.
- Controllo del peso corporeo: sovrappeso e obesità determinano un aumento significativo delle forze che agiscono sull’avampiede durante la deambulazione, incrementando il rischio di dolore metatarsale.
- Riconoscimento precoce dei sintomi: le manifestazioni iniziali come dolore plantare sotto le teste metatarsali, bruciore o la sensazione di camminare su superfici irregolari devono essere presi in considerazione, poiché un intervento tempestivo riduce il rischio di cronicizzazione.
Qual è il trattamento della metatarsalgia?
Il principale metodo di trattamento consiste in misure conservative di autocura, che variano in base alla causa e risultano efficaci e sufficienti nella maggior parte dei casi per alleviare i sintomi. Tra queste ci sono le seguenti.
- Riposo e attività fisica a basso impatto: è importante proteggere il piede da ulteriori sollecitazioni evitando di sovraccaricarlo. Dopo essere stati in piedi o aver camminato, può essere utile tenere il piede sollevato; in alcuni casi può essere necessario sospendere temporaneamente alcune attività sportive o evitare aumenti bruschi dell’intensità o della durata dell’esercizio fisico, privilegiando attività a basso impatto, come il nuoto o il ciclismo.
- Applicazione di ghiaccio: l’applicazione di impacchi di ghiaccio sulla zona dolorosa per circa 20 minuti alla volta, più volte al giorno, può aiutare a ridurre dolore e infiammazione. Per proteggere la pelle, il ghiaccio deve essere sempre avvolto in un asciugamano sottile.
- Assunzione di farmaci per il dolore e l’infiammazione: i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) da banco e il paracetamolo possono contribuire a ridurre il dolore lieve o moderato, seguendo le indicazioni del/della medico/a.
- Infiltrazioni di corticosteroidi con anestetico locale seguite da bendaggio funzionale: possono essere prese in considerazione esclusivamente su indicazione medica nei casi in cui l’infiammazione dei metatarsi coinvolga la membrana che riveste l’articolazione, con l’obiettivo di ridurre dolore e infiammazione.
- Uso di calzature adeguate: come per la prevenzione, è consigliabile evitare scarpe troppo strette o troppo larghe e limitare l’uso dei tacchi alti; è preferibile indossare calzature adatte all’attività svolta, come scarpe ben ammortizzate, eventualmente ortopediche, o scarpe con suola a dondolo.
- Plantari ortopedici: questi supporti per l’arco plantare aiutano a ridistribuire il carico e a ridurre lo stress sui metatarsi; possono essere acquistati senza prescrizione oppure realizzati su misura.
- Ortesi con cuscinetti metatarsali: realizzate in gomma, poliuretano o silicone e generalmente disponibili senza prescrizione, vanno posizionate all’interno della scarpa appena davanti alla base delle dita; consentono di ridurre la pressione sull’avampiede e la compressione dei nervi interdigitali, scaricando il carico sulle articolazioni non infiammate.
- Stretching: esercizi di allungamento delicati e progressivi per piede e caviglia sono particolarmente indicati per migliorare la mobilità e ridurre le tensioni muscolari, e rappresentano una componente importante del recupero funzionale.
- Rinforzo muscolare: il rinforzo dei muscoli del piede può contribuire in modo significativo alla prevenzione della metatarsalgia, migliorando il controllo dell’appoggio e la distribuzione delle pressioni plantari; esercizi semplici, come l’arricciamento di un asciugamano con le dita del piede, hanno mostrato benefici in termini di carico sull’avampiede.
- Elettroterapia: ultrasuoni e correnti interferenziali possono risultare utili nelle fasi iniziali per ridurre dolore e infiammazione.
Solo quando la metatarsalgia non passa è necessario ricorrere a un intervento chirurgico. Ciò avviene raramente e la chirurgia dell’osso metatarsale viene valutata solo quando le misure conservative risultano inefficaci e sono presenti condizioni concomitanti del piede che contribuiscono in modo significativo al dolore.
Il principale metodo di trattamento consiste in misure conservative di autocura; raramente, solo quando queste risultano inefficaci, viene preso in considerazione l’intervento chirurgico.
- Afonso PD, Britto SV, et al. Differential diagnosis of metatarsalgia. Semin Musculoskelet Radiol. 2023 Jun;27(3):337-350. doi: 10.1055/s-0043-1764388. Epub 2023 May 25. PMID: 37230133.
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- Mayo Clinic. Metatarsalgia – Diagnosis and treatment. https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/metatarsalgia/diagnosis-treatment/drc-20354795
- Mayo Clinic. Metatarsalgia – Symptoms and causes. https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/metatarsalgia/symptoms-causes/syc-20354790
- Physiopedia. Metatarsalgia. https://www.physio-pedia.com/Metatarsalgia
Redazione Kormed
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