Pulpite

La pulpite dentale è un’infiammazione della parte interna del dente, quella che ne sostiene le funzioni vitali. Scopri di più sui sintomi, le cause e la cura di questa condizione
Redazione Kormed

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Redazione scientifica
Articolo revisionato dalla nostra redazione scientifica
12 Febbraio 2026

    Come la maggior parte dei termini medici che terminano con il suffisso -ite, la pulpite indica una condizione infiammatoria e, più precisamente, l’infiammazione della polpa dentale. Si tratta del tessuto molle contenente i vasi sanguigni, i nervi e le cellule specializzate all’interno del dente, e che è protetto da smalto e dentina (la porzione dura ed esterna del dente).

     

    La pulpite può avere varie cause e può essere di due tipi: reversibile o irreversibile. Nel primo caso, l’infiammazione è limitata e la polpa dentale può guarire. In caso di pulpite irreversibile, invece, l’infiammazione è molto più estesa, la polpa dentale muore (necrotizza) e non è più in grado di guarire, per cui sono necessarie strategie di trattamento più definitive. In ambedue i casi, comunque, la pulpite può essere estremamente dolorosa, perché interessa la porzione più sensibile del dente.

     

    Prima di approfondire le possibili cause specifiche di pulpite, i sintomi con cui si può manifestare e altri aspetti di questa condizione, vale la pena spendere ancora qualche parola sulla polpa dentale e sul suo ruolo per il dente. Si tratta di un tessuto vivo, altamente specializzato, che occupa la cavità centrale del dente e si estende dai piccoli canali nelle radici fino alla camera pulpare nella corona, la porzione ampia e visibile del dente. Non è quindi un mero riempimento, ma un tessuto connettivo ricco di vasi sanguigni, fibre nervose e cellule dette odontoblasti, responsabili della produzione di dentina durante lo sviluppo del dente e che, anche nell’adulto, continuano a produrne piccole quantità quando il dente viene stimolato o danneggiato.

    La polpa dentale ha un ruolo fondamentale per la salute del dente, che permette di mantenere vitale, e ha anche una funzione di protezione, sia grazie ai nervi (sensibili agli stimoli termici, meccanici e chimici, per cui generano dolore se qualcosa ne minaccia l’integrità) sia per la sua funzione immunitaria, perché in grado di attivare una risposta infiammatoria. In altre parole, la polpa rappresenta il biologico del dente, che senza di essa perde la capacità di percepire, difendersi e ripararsi, diventando una struttura più fragile e inerte.

    Quali sono le cause della pulpite?

    La pulpite può avere diverse cause, che coinvolgono comunque una lesione o alterazione degli strati esterni, duri e di protezione del dente. In particolare, sono comuni origini dell’infiammazione:

    • le carie, che rappresentano la causa più comune di pulpite, quando i batteri che la determinano arrivano in profondità raggiungendo la polpa dentale;
    • danni allo smalto dovuti per esempio al bruxismo, oppure acuti (causati per esempio dalla masticazione di qualcosa di troppo duro);
    • danni iatrogeni durante interventi odontoiatrici, per esempio se dopo la rimozione di una carie la cavità viene asciugata in modo troppo aggressivo, irritando i nervi;
    • una dentina, cioè lo strato del dente al di sotto dello smalto, che rimane scoperta (per carie, abrasione, retrazione gengivale o altri motivi), lasciando più esposta la polpa a batteri, tossine, variazioni di temperatura e altri stimoli irritanti.


    È importante evidenziare che queste sono cause di pulpite reversibile: le forme irreversibili, che ne rappresentano uno stadio più avanzato e grave, sono di fatto sempre dovute a infezioni batteriche nate a partire da questi primi danni al dente.

    Quali sono i sintomi della pulpite?

    La pulpite è caratterizzata dal dolore e dalla sensibilità ai denti. Questi sintomi possono essere più o meno gravi in base all’entità e all’estensione dell’infiammazione. Per esempio, quando l’infiammazione è limitata, si può non percepire alcun dolore quando si batte leggermente il dito sul dente, mentre in casi più gravi anche questa azione può causare dolore. Anche la sensibilità può variare: nei casi meno gravi, può essere percepita al freddo o alle cose molto dolci, ma non necessariamente al calore; mentre nelle forme più gravi anche il calore può innescare uno stimolo doloroso.

    pulpite

    Come si arriva alla diagnosi di pulpite?

    Per la diagnosi di pulpite è necessaria una visita odontoiatrica, nella quale il/la dentista innanzitutto si informa sui sintomi e sulla loro durata, nonché su eventuali fattori di rischio (per esempio se il paziente abbia subito interventi dentali o se soffra di bruxismo) e soprattutto esegue una valutazione clinica del dente e del cavo orale. Per valutare in modo più preciso la presenza di pulpite (a di là dell’osservazione della presenza per esempio di lesioni o carie) si usano di norma test di sensibilità, che valutano lo stato di salute dell’innervazione (e della polpa dentale) valutando la risposta sensoriale agli stimoli esterni. Un esempio semplice è il test della sensibilità al freddo, in cui il/la dentista applica uno stimolo freddo (come del cotone raffreddato) al dente. Nei casi di infiammazione reversibile e breve, il dolore, pur presente, si risolve in qualche secondo; nei casi più gravi, la risposta può essere indicativa di pulpite irreversibile e presentarsi con un dolore forte che persiste anche più di mezzo minuto dopo la rimozione dello stimolo. 

    Altre possibili valutazioni della sensibilità includono: la percussione della corona del dente; i test di masticazione con oggetti duri; il test elettrico della polpa, basato sull’uso di uno strumento specifico che, applicato al dente, invia un leggero stimolo elettrico. Quest’ultimo test consente di valutare la vitalità delle vie nervose della polpa: in caso di necrosi, infatti, il paziente non avverte alcuno stimolo. Infine, in presenza di pulpite, il/la dentista può raccomandare una radiografia dentale per valutare meglio segni d’infezione e condizioni del dente.

    Per valutare la gravità delle pulpite e distinguere le forme reversibili e irreversibili si usano test di sensibilità, che indagano la sensibilità del dente a specifici stimoli.

    Come si previene la pulpite?

    La prevenzione della pulpite si basa essenzialmente su una corretta e regolare igiene dentale e del cavo orale per limitare il rischio di carie, una delle principali cause di pulpite. Quest’ultima richiede di:

    • lavare i denti almeno due volte al giorno, preferibilmente dopo i pasti;
    • usare regolarmente il filo interdentale, che consente di rimuovere i frammenti di cibo intrappolati tra i denti, limitando la proliferazione batterica;
    • sottoporsi regolarmente a visite odontoiatriche in modo da monitorare lo stato di salute dei denti e intervenire in modo tempestivo quando necessario, evitando che un’eventuale carie (o un altro tipo di danno al dente) peggiori e arrivi a coinvolgere la polpa;
    • in età pediatrica e adolescenza è consigliata la sigillatura dei molari permanenti, cioè la copertura della porzione apicale dei molari per proteggerli dalle carie.

    Altrettanto importanti per la prevenzione delle carie e di conseguenza della pulpite sono la limitazione degli zuccheri liberi, ossia quelli aggiunti ad alimenti e bevande e quelli naturalmente presenti in miele, sciroppi, succhi di frutta e concentrati di frutta, e l’assunzione di fluoruro, usando dentifrici contenenti questo elemento, seguendo le indicazioni del/la dentista.

    Inoltre, per chi soffre di bruxismo, è importante seguire il trattamento indicato per ridurre il disturbo e le possibili complicanze sui denti, in particolare i traumi e microtraumi che possono arrivare a infiammare la polpa. A questo scopo, è molto usato il bite, un dispositivo a mascherina che protegge i denti dal digrignamento.

    Una corretta igiene orale è la principale strategia di prevenzione per la pulpite.

    Qual è il trattamento della pulpite?

    La cura della pulpite dipende essenzialmente dalla gravità della condizione, in particolare se reversibile o meno. 

    La pulpite reversibile può infatti guarire una volta eliminata la causa dell’infiammazione. Questo può richiedere per esempio la rimozione di una carie, o l’isolamento della dentina rimasta esposta per un trauma, o ancora la protezione del dente con un bite (quest’ultima strategia in caso di bruxismo).

    La pulpite irreversibile, invece, non può guarire e le uniche strategie per eliminare l’infiammazione sono la terapia canalare o l’estrazione del dente. Nel caso della terapia canalare, anche detta devitalizzazione del dente, il /la dentista rimuove la polpa, disinfetta i canali radicolari (le strutture che contenevano la polpa) e sigilla il dente con materiali biocompatibili. In questo caso, il dente è “morto”, non più innervato, ma può continuare a svolgere la sua funzione. L’estrazione consiste invece nella rimozione completa del dente, e può richiedere poi un impianto o un ponte dentale per evitare che il resto dell’arcata risulti alterata.

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