Esofagite
L’esofagite è un’infiammazione dell’esofago, ossia la struttura che collega la bocca allo stomaco. In medicina, infatti, i termini con suffisso -ite indicano di solito una condizione infiammatoria.
L’esofagite può avere molte cause differenti e, se non adeguatamente trattata, può dare origine a diverse complicanze. Nella maggior parte dei casi, comunque, le cure sono disponibili ed efficaci.
Prima di approfondire le possibili cause specifiche dell’esofagite, i sintomi e altri aspetti di questa condizione, è importante precisare struttura e funzioni dell’esofago. Questa struttura rappresenta il tratto di passaggio obbligato per tutto ciò che viene deglutito: non è un semplice tubo, ma una struttura dinamica che cambia forma e tensione a ogni atto di deglutizione. Permette di trasportare il cibo allo stomaco in modo rapido, sicuro e coordinato grazie alla peristalsi, cioè una sequenza di contrazioni. Dopo che il bolo alimentare entra nell’esofago, la peristalsi lo spinge verso lo stomaco. Le due estremità dell’esofago, inoltre, sono chiuse da sfinteri: in alto c’è lo sfintere esofageo superiore, che si apre per far entrare il cibo e subito dopo si richiude per impedire che l’aria entri nell’esofago o che il contenuto risalga verso la gola. In basso c’è lo sfintere esofageo inferiore, situato nel punto di passaggio con lo stomaco, che ha il compito di lasciar passare il cibo in quest’ultimo ma di impedire agli acidi gastrici di risalire.
In generale, quindi, si può intuire l’importanza dell’esofago per l’organismo, anche se non serve a digerire il cibo né ad assorbirne i nutrienti.
Quali sono le cause dell’esofagite?
L’esofagite può avere molte cause differenti, che a loro volta permettono di distinguere diverse forme di questa condizione.
Forme e cause di esofagite
- Esofagite da reflusso. Rappresenta la forma più comune ed è dovuta di norma al reflusso gastroesofageo, una condizione caratterizzata dalla risalita nell’esofago del contenuto dello stomaco. Quest’ultimo è acido e, nel tempo, irrita e infiamma la mucosa esofagea, portando appunto a esofagite. In alcuni casi, l’esofagite da reflusso può essere dovuta anche al reflusso biliare (condizione in cui la bile risale dall’intestino allo stomaco e, in alcuni casi, fino all’esofago) o al vomito frequente (per esempio in presenza di bulimia nervosa).
- Esofagite da farmaci. È dovuta al contatto diretto di alcuni medicinali con la parete dell’esofago, quando rimangono bloccati o rallentati nel percorso verso lo stomaco. In questo caso, dunque, l’infiammazione è dovuta alle sostanze chimiche del farmaco assunto: quelli più frequentemente coinvolti nell’esofagite sono gli antinfiammatori non steroidei (FANS), e farmaci come il paracetamolo, alcuni antibiotici e vari altri che producono soluzioni acide o molto concentrate, che danneggiano facilmente i tessuti. Questa forma di esofagite si può presentare più facilmente se una pastiglia viene ingerita con poca acqua o da sdraiati (per esempio prendendo una compressa a letto prima di dormire).
- Esofagite infettiva. È dovuta a infezioni da parte di microrganismi, soprattutto funghi (i più comunemente implicati sono quelli del genere Candida, responsabili di candidosi) o virus (in particolare Herpes simplex e Citomegalovirus). Questa forma di esofagite si presenta tipicamente in persone il cui sistema immunitario è indebolito, per esempio in presenza di un’infezione da HIV, durante una chemioterapia o in presenza di condizioni come il diabete.
- Esofagite eosinofila. Rappresenta una forma particolare di esofagite dovuta a una reazione anomala del sistema immunitario, che si attiva in modo eccessivo nei confronti di sostanze normalmente innocue, soprattutto proteine alimentari e, in alcuni casi, allergeni inalati, facendo accumulare nella mucosa dell’esofago grandi quantità di eosinofili, un tipo di globuli bianchi tipico delle allergie. Gli eosinofili rilasciano sostanze tossiche e infiammatorie che danneggiano i tessuti: nel tempo, quindi, la mucosa dell’esofago si ispessisce, perde elasticità e tende a cicatrizzarsi. Nell’esofagite eosinofila, dunque, non vi è la sola infiammazione ma anche una progressiva rigidità dell’esofago. Questa condizione è rara e ha molte somiglianze con le allergie: in effetti, molte persone con esofagite eosinofila hanno anche forme allergiche (per esempio allergie alimentari o asma allergico).
- Esofagite da radiazioni. È dovuta alla radioterapia diretta in un’area che comprende l’esofago ed è di solito temporanea. È importante precisare che l’esofagite rappresenta un rischio possibile e noto della radioterapia che, però, è usata per il trattamento di tumori potenzialmente letali: la scelta di impiegarla, dunque, è frutto di una valutazione tra rischi e benefici che tiene in considerazione anche le possibili complicanze del trattamento.
Sono diverse le possibili cause di esofagite, ma la più frequente e comune è rappresentata dal reflusso gastroesofageo.
Quali sono i sintomi dell’esofagite?
I sintomi dell’esofagite possono essere più o meno marcati, e andare o venire nel tempo oppure presentarsi in modo costante. I principali sono rappresentati dalla sensazione di bruciore, dolore a petto/gola e la difficoltà a deglutire. A seconda dei casi, e anche in base alla gravità e all’origine dell’infiammazione, possono presentarsi anche nausea e vomito, la sensazione di avere qualcosa incastrato in gola, arrochimento della voce, sensazione di gonfiore e pienezza e tosse.
È importante evidenziare che, se non adeguatamente trattata, l’esofagite soprattutto cronica può nel tempo portare a diverse complicanze anche gravi. Una delle più comuni è la formazione di ulcere, cioè lesioni dolorose e che possono sanguinare; nel tempo, se non riescono a guarire, le ulcere possono anche portare a vere e proprie perforazioni della parete dell’esofago, una condizione che a sua volta può portare a gravi conseguenze in tutto l’organismo. Un’altra possibile complicanza dell’esofagite è rappresentata dalla formazione di tessuto cicatriziale che restringe il diametro dell’esofago e rende difficile la deglutizione. Infine, un’altra complicanza importante è detta esofago di Barrett o metaplasia intestinale: la mucosa dell’esofago, esposta all’infiammazione cronica, forma un tessuto simile a quello dell’intestino, più instabile dal punto di vista genetico e che aumenta il rischio di sviluppare, negli anni, un tumore.
Se non trattata, nel tempo l’esofagite può portare a diverse complicanze anche gravi.
Come si arriva alla diagnosi di esofagite?
La diagnosi di esofagite può essere clinica, cioè basata sulla valutazione da parte del/la medico/a dei sintomi e degli eventuali fattori di rischio. Tuttavia, per identificare con certezza il tipo di esofagite o evidenziare eventuali complicanze, possono essere raccomandate indagini specifiche, di solito un’endoscopia o più precisamente un’esofagogastroduodenoscopia (l’introduzione di un tubo dotato di luce e telecamera che permetta di vedere le pareti dell’esofago) o, in alcuni casi, una biopsia (prelievo di un campione di tessuto dell’esofago per esaminarne le cellule).
Con l’endoscopia è anche possibile stabilire la gravità dell’esofagite in base a quanto risulta danneggiata la mucosa: si parla di esofagite di grado A quando le lesioni sono piccole e superficiali; di grado B quando sono più lunghe di mezzo centimetro, ma restano separate e non collegano tra loro le pieghe della mucosa. Infine, l’esofagite è considerata di grado C quando le lesioni confluiscono l’una nell’altra e di grado D quando la parete dell’esofago è lesionata in modo diffuso.
Come si previene l’esofagite?
Sebbene non tutte le forme di esofagite siano prevenibili, è possibile prevenire la sua causa più comune, ossia il reflusso gastroesofageo. La strategia di prevenzione di quest’ultimo si basa soprattutto su alcune buone norme sia relative all’alimentazione sia per il benessere di tutto l’organismo:
- seguire una dieta equilibrata, limitando alimenti irritanti e di difficile digestione (come grassi, cibi speziati, bevande alcoliche e caffè) e favorendo invece alimenti a bassa acidità, verdure, cereali integrali e proteine magre;
- masticare lentamente;
- agevolare la digestione rimanendo almeno 30 minuti in posizione eretta dopo il pasto;
- non fumare;
- mantenere il proprio peso nella norma.
Inoltre, se si devono assumere regolarmente farmaci che possono danneggiare le pareti dell’esofago, è buona norma ingerirli con abbondante acqua ed evitare di sdraiarsi immediatamente dopo la loro assunzione.
Qual è il trattamento dell’esofagite?
La cura specifica dell’esofagite dipende dalla causa della condizione: l’obiettivo è eliminare quest’ultima, così da ridurre l’infiammazione e consentire alla parete dell’esofago la guarigione (e la prevenzione di eventuali complicanze). Al tal fine possono essere raccomandati sia una terapia farmacologica sia modifiche dello stile di vita.
Infatti, la causa più comune di esofagite è rappresentata dal reflusso gastroesofageo, il cui trattamento si basa sull’uso di farmaci quali gli inibitori di pompa protonica, gli antiacidi o gli antagonisti dei recettori H2, che agiscono in modo diverso per ridurre o neutralizzare l’acido gastrico. Alla cura farmacologica si possono accompagnare però anche cambiamenti dello stile di vita: in particolare, alcuni comportamenti utili anche ai fini della prevenzione del reflusso possono aiutare in modo importante anche il trattamento. È il caso dello smettere di fumare, evitare gli alcolici e in generale curare l’alimentazione, scegliendo alimenti di facile digestione e non irritanti, consumando pasti piccoli e frequenti ed evitando di sdraiarsi immediatamente dopo i pasti.
Se l’origine dell’esofagite non risiede nel reflusso, possono essere raccomandati vari trattamenti specifici. Per esempio, in caso di esofagite infettiva, il/la medico/a può prescrivere farmaci antimicotici o antivirali. Nelle forme di esofagite eosinofila, il trattamento può basarsi sia su farmaci corticosteroidi (con azione antinfiammatoria) sia su strategie comportamentali (evitare gli alimenti che scatenano la reazione immunitaria). Ancora, se l’esofagite è dovuta a specifici farmaci, può essere raccomandato di scegliere un altro tipo di terapia o, comunque, assumerli con sufficiente acqua ed evitare di sdraiarsi dopo la loro assunzione. In linea generale, inoltre, è di norma sconsigliato l’uso di antinfiammatori non steroidei per ridurre il dolore dell’esofagite, perché questi farmaci rischiano al contrario di esacerbare i sintomi.
In molti casi l’esofagite può guarire completamente, anche se possono essere necessarie alcune settimane. In altri casi, quando la condizione è cronica, può essere necessario un trattamento a lungo termine.
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Redazione Kormed
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