Malattie sessualmente trasmissibili: conoscerle per prevenirle

2026-01-18
Malattie sessualmente trasmissibili: conoscerle per prevenirle

Troppo spesso sulle malattie sessualmente trasmissibili c’è troppo stigma e troppa poca informazione. Invece, conoscerle significa anche capire che queste sono malattie come altre, non certo un giudizio etico. A sua volta, questo significa che possiamo e dobbiamo parlarne, perché nulla come la disinformazione crea un terreno fertile per la loro diffusione.

Ecco perché qui cominciamo a presentarle in una panoramica essenziale, cercando di capire quali sono le più comuni e le loro caratteristiche condivise. E perché, se prevenirle è essenziale e possibile, giudicarle non aiuta la salute di nessuno.

Riabilitazione, il terzo pilastro della salute

La riabilitazione costituisce il terzo pilastro del sistema sanitario, accanto alla prevenzione e alla cura, completando le attività volte a tutelare la salute dei cittadini. Questo processo è essenziale per portare una persona anziana o con disabilità a raggiungere il miglior livello di autonomia possibile sul piano fisico, funzionale, sociale, intellettivo e relazionale. Di fatto è possibile distinguere tra due principali attività di riabilitazione:

  • Attività di riabilitazione sanitaria: queste comprendono interventi valutativi, diagnostici, terapeutici e altre procedure finalizzate a superare, contenere o minimizzare la disabilità e le limitazioni nelle attività quotidiane come muoversi, camminare, parlare, vestirsi, mangiare, comunicare e lavorare.
  • Attività di riabilitazione psico-sociale: queste azioni e interventi mirano a garantire alla persona la massima partecipazione possibile alla vita sociale, contenendo la condizione di difficoltà o di condizione di disabilità.

Generalmente l’attività riabilitativa può essere erogata in diversi regimi:

  • Ricovero ordinario o diurno (day hospital)
  • Assistenza specialistica ambulatoriale
  • Assistenza territoriale domiciliare, ambulatoriale, semiresidenziale o residenziale

In particolare, la riabilitazione intensiva è indicata per chi necessita di un intervento mirato al recupero funzionale dopo un episodio acuto di malattia che ha compromesso improvvisamente la capacità funzionale della persona. Quella estensiva è adatta a chi ha bisogno di stabilizzare e consolidare nel tempo il recupero funzionale acquisito. La riabilitazione domiciliare, infine, è un’opportunità per proseguire gli esercizi di mantenimento senza la necessità di muoversi da casa per un trattamento in regime di ricovero o ambulatoriale.

Malattie sessualmente trasmissibili: quali sono i sintomi comuni e dopo quanto si manifestano?

Come si può intuire, malattie tra loro così diverse tra loro sono diverse anche per segni e sintomi. Possiamo, però, delinearne alcuni comune a molte di esse, soprattutto tra quelle batteriche, che si possono manifestare con secrezioni anomale da genitali/retto (a seconda della localizzazione dell’infezione), dolore durante la minzione o i rapporti sessuali e dolore pelvico. Poi, a seconda della patologia, possono anche essere visibili delle lesioni o alterazioni delle mucose: questo è particolarmente vero per alcune infezioni virali, come quella da HPV, per le quali sono caratteristiche le verruche, e quella Herpes simplex virus, che può portare a un’eruzione cutanea con piccole vescicole.

A seconda della patologia, cambia anche il periodo di tempo necessario perché si manifesti. Per esempio, l’infezione da HIV può non dare sintomi per anni, mentre quelli della gonorrea si manifestano nell’arco di una settimana circa.

Ma c’è un aspetto davvero importante delle malattie sessualmente trasmissibili che merita di essere sottolineato: molto spesso, sono del tutto asintomatiche. Questa caratteristica deve essere ben chiara, perché rappresenta un rischio aggiuntivo: quello di trasmettere l’infezione ad altre persone perché non ci si accorge di averla. È anche per questa ragione che, come parte della strategia di prevenzione e diagnosi precoce, l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda alle persone più a rischio di sottoporsi regolarmente agli esami per le malattie sessualmente trasmissibili più frequenti. 

Malattie sessualmente trasmissibili, dallo stigma alla prevenzione

Abbiamo iniziato questo articolo accennando allo stigma che ancora circonda le malattie sessualmente trasmissibili. Non abbiamo ancora però spiegato perché può essere deleterio in ottica sanitaria (e anche umana): lo stigma crea imbarazzo e vergogna, che a loro volta possono portare una persona a non fare domande, informarsi, sottoporsi ai test di controllo. Proprio il contrario di ciò che è utile per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili – che peraltro sono ormai, se non tutte curabili, tutte essenzialmente gestibili, soprattutto se la diagnosi è tempestiva.

Nel chiudere questa breve panoramica, allora, parliamo proprio di prevenzione. Perché se il nome delle malattie sessualmente trasmissibili dice molto, in realtà non dice tutto; ricordiamo allora che:

  • le malattie sessualmente trasmissibili non si trasmettono tutte solo attraverso i rapporti con penetrazione (genitali, anali, orali). Poiché spesso l’infezione può avvenire anche con il contatto con i fluidi corporei infetti, il contagio può verificarsi anche solo con il contatto o lo sfregamento: è il caso per esempio dell’herpes genitale e della sifilide.
  • le protezioni che creano una barriera fisica durante i rapporti sessuali (preservativi maschili o femminili e dental dam) sono lo strumento di prevenzione più importante ed efficace che abbiamo (insieme alle vaccinazioni, dove disponibili); nemmeno questi, però, possono garantire con totale sicurezza di evitare tutte le infezioni. Per esempio, nel caso dell’herpes genitale, il loro uso riduce il rischio ma non lo annulla del tutto, perché le aree infette possono non rimanere coperte.

Ecco perché la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili non è una misura unica che va bene per tutte: è semmai un insieme di comportamenti, che comprendono anche la necessità di parlare in maniera aperta, abbandonando lo stigma a favore della responsabilità individuale e collettiva.

 

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