Quando andare dallo psicologo?

2026-01-13
Quando andare dallo psicologo?

«Mi serve uno psicologo»: ce lo siamo detti quasi tutti ogni tanto. A volte scherzando, a volte meno. Oggi sappiamo che il malessere mentale non è una questione di farsi forza, cercare di tirarsi un po’ su. Sappiamo che può influenzare molto negativamente la nostra vita e – per fortuna – tutto questo ha reso la necessità di andare da uno psicologo o psicologa molto meno stigmatizzante che in passato. Per molte persone, però, dietro l’affermazione «Mi serve uno psicologo» rimane una domanda inespressa: ci dovrei andare davvero?


Partiamo da una premessa: la scelta di rivolgersi a un/a psicologo/a è strettamente personale. Dovrebbe essere ovvio, ma preferiamo ribadirlo per sicurezza. Non esistono linee guida né indicazioni universali su quando, come e perché una persona dovrebbe rivolgersi a questa figura professionale. Ciò che esiste, semmai, è la volontà di capire perché qualcosa ci fa star male. E, soprattutto, cercare di risolvere quel malessere. 

Riabilitazione, il terzo pilastro della salute

La riabilitazione costituisce il terzo pilastro del sistema sanitario, accanto alla prevenzione e alla cura, completando le attività volte a tutelare la salute dei cittadini. Questo processo è essenziale per portare una persona anziana o con disabilità a raggiungere il miglior livello di autonomia possibile sul piano fisico, funzionale, sociale, intellettivo e relazionale. Di fatto è possibile distinguere tra due principali attività di riabilitazione:

  • Attività di riabilitazione sanitaria: queste comprendono interventi valutativi, diagnostici, terapeutici e altre procedure finalizzate a superare, contenere o minimizzare la disabilità e le limitazioni nelle attività quotidiane come muoversi, camminare, parlare, vestirsi, mangiare, comunicare e lavorare.
  • Attività di riabilitazione psico-sociale: queste azioni e interventi mirano a garantire alla persona la massima partecipazione possibile alla vita sociale, contenendo la condizione di difficoltà o di condizione di disabilità.

Generalmente l’attività riabilitativa può essere erogata in diversi regimi:

  • Ricovero ordinario o diurno (day hospital)
  • Assistenza specialistica ambulatoriale
  • Assistenza territoriale domiciliare, ambulatoriale, semiresidenziale o residenziale

In particolare, la riabilitazione intensiva è indicata per chi necessita di un intervento mirato al recupero funzionale dopo un episodio acuto di malattia che ha compromesso improvvisamente la capacità funzionale della persona. Quella estensiva è adatta a chi ha bisogno di stabilizzare e consolidare nel tempo il recupero funzionale acquisito. La riabilitazione domiciliare, infine, è un’opportunità per proseguire gli esercizi di mantenimento senza la necessità di muoversi da casa per un trattamento in regime di ricovero o ambulatoriale.

Andare dallo psicologo aiuta?

Sarebbe scorretto rispondere che sì, andare da un/a psicologo/a aiuta sempre e comunque. In realtà l’efficacia del percorso psicologico dipende da diversi fattori, sia personali sia legati al tipo di approccio e al/la professionista scelto. Stiamo parlando di mente ed emozioni, quindi due elementi per cui non si può assolutamente immaginare che un’unica strategia sia valida per tutti. 

In linea generale, comunque, è ampiamente dimostrato che un percorso psicologico può essere di enorme beneficio. Gli studi riguardano contesti specifici della salute mentale, condizioni come i disturbi d’ansia o la depressione, per le quali il supporto psicologico è di solito parte integrante del trattamento. Ma anche in termini più generali, l’American Psychiatric Association riporta che la gran maggioranza delle persone che intraprende un percorso di psicoterapia (un tipo di percorso che, è importante sottolinearlo, prevede una specializzazione specifica per il/la psicologo/a) ne trae beneficio. E specifica: «Per trarre il massimo beneficio dalla psicoterapia, è utile considerarla come un lavoro collaborativo, essere aperti e onesti e seguire il piano di trattamento concordato. È importante portare avanti anche le attività previste tra una seduta e l’altra, come scrivere un diario o mettere in pratica ciò di cui si è parlato».

Ma poi cosa succede dallo psicologo?

Cosa ti chiedo il/la psicologo/a la prima volta? Ogni quanto ci devo andare? E per quanto tempo? Anche qui, la risposta è che dipende. Da te e da quello di cui hai bisogno, per cominciare. E un buon punto di partenza può essere proprio chiederlo direttamente al/lo psicologo/a: d’altronde, uno degli elementi più importanti di questi percorsi è la creazione di uno spazio sicuro, in cui la persona possa esprimersi. 

In linea molto generale, comunque, il primo colloquio è volto a dare un quadro della situazione. Non un interrogatorio, ovviamente, ma un momento per capire cosa ti ha portato lì, capire l’impatto di un particolare malessere sulla tua vita quotidiana, capire a grandi linee la tua storia personale. Da qui, pian piano, si chiarisce in che modo il percorso psicologico può avere un ruolo e come. Ci si danno degli obiettivi e si stabiliscono le modalità di lavoro, e anche la frequenza con cui vedersi.

Concludiamo ricordando che chiedere aiuto non è mai un gesto di debolezza. Semmai, di responsabilità. E anche che la salute mentale non vale meno di quella fisica – anzi, le due sfere possono influenzarsi profondamente a vicenda. Quindi, così come ci rivolgiamo a un/a medico/a quando qualcosa non va, anche cercare aiuto psicologico è una scelta legittima (e peraltro sempre più comune). Normalizzare questo gesto e il percorso che ne può nascere rende più semplice riconoscere i propri bisogni e trattarli con la stessa serietà che riserviamo alla salute fisica.

 

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