Disidrosi

La disidrosi è una condizione cutanea cronica, con una maggiore incidenza negli adulti sotto i quarant’anni e nelle donne. Scopri le cause, i sintomi, come prevenirla e curarla.
Redazione Kormed

Redazione Kormed

Redazione scientifica
Articolo revisionato dalla nostra redazione scientifica
14 Gennaio 2026

    La disidrosi, nota anche come eczema disidrosico, eczema pomfolice o pompholix (dal greco pompholyx, “bolla”), è una malattia cronica della pelle che colpisce principalmente le dita, i palmi delle mani e i piedi. Si manifesta con piccole vescicole pruriginose piene di liquido sieroso, che possono aggregarsi e formare vescicole più grandi. Quando la fase vescicolare si risolve, la pelle può seccarsi e diventare squamosa, screpolarsi e risultare più fragile. In genere le lesioni durano alcune settimane e tendono a ripresentarsi ciclicamente, con riacutizzazioni più frequenti durante la primavera e l’estate. Pur trattandosi di una condizione benigna, la disidrosi può manifestarsi con diversi livelli di gravità, da forme lievi e leggere a forme più gravi e intense, talvolta così fastidiose da interferire con attività quotidiane come scrivere, cucinare o svolgere lavori manuali, arrivando in alcuni casi a essere invalidante.

    Si tratta di una patologia recidivante: molte persone sperimentano episodi ricorrenti, favoriti da fattori come stress, sudorazione e contatto con allergeni o sostanze irritanti. Altre, invece, possono avere un solo episodio nel corso della vita. Una corretta cura della pelle e l’identificazione dei fattori scatenanti possono aiutare a ridurre la frequenza delle ricadute e migliorare la qualità di vita.

    La disidrosi può comparire a qualsiasi età, ma è più comune negli adulti sotto i 40 anni e colpisce più frequentemente le donne, soprattutto se c’è una predisposizione familiare o altre forme di eczema.

    È importante ricordare che non si tratta di una malattia contagiosa: non si trasmette con il contatto diretto né può esserci un passaggio da altre persone.

    La disidrosi è una malattia cronica della pelle che colpisce principalmente le dita, i palmi delle mani e i piedi.

    Quali sono le cause della disidrosi?

    La causa esatta della disidrosi non è ancora nota. Tuttavia, ci sono diversi fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare questa condizione e altri che possono favorire la comparsa di un episodio acuto o di una recidiva.

    Quali sono i fattori di rischio della disidrosi?

    I principali fattori di rischio per la disidrosi sono:

    • familiarità: è probabile che una componente genetica predisponga allo sviluppo della malattia;
    • età: è più frequente tra i 20 e i 40 anni;
    • sesso femminile: le donne risultano maggiormente colpite;
    • sudorazione eccessiva (iperidrosi);
    • attività lavorative specifiche, che richiedono lavaggi frequenti, uso continuativo di guanti o permanenza in ambienti caldi e umidi (sanità, ristorazione, pulizie);
    • tabagismo;
    • pelle sensibile: maggiore predisposizione in chi ha la pelle con tendenza a sviluppare irritazioni o eruzioni cutanee a contatto con sostanze irritanti;
    • dermatite atopica: circa il 50% delle persone con disidrosi presenta anche dermatite atopica o familiarità per questa condizione;
    • dermatite da contatto: la disidrosi può manifestarsi insieme con la dermatite da contatto, che può essere irritativa o allergica.

    I fattori che possono scatenare un episodio o peggiorare i sintomi includono elementi legati allo stile di vita e all’ambiente:

      • stress fisico o psicologico;
      • allergie stagionali, come la febbre da fieno;
      • esposizione ad allergeni o sostanze irritanti, tra cui metalli come cobalto, nichel e cromo (frequenti in contesti industriali), prodotti per la cura della pelle e detersivi;
      • alcuni alimenti, se è presente una sensibilizzazione individuale;
      • infezioni fungine cutanee, come il piede d’atleta (tinea pedis);
      • cambiamenti stagionali: il caldo (soprattutto in concomitanza con le allergie stagionali), tende a peggiorare i sintomi, mentre l’inverno spesso li attenua; anche il clima caldo e umido può favorire le riacutizzazioni;
      • alcuni farmaci, tra cui acido acetilsalicilico, immunoglobuline e contraccettivi orali.
    disidrosi

    Quali sono i sintomi della disidrosi?

    La disidrosi si presenta con segni e sintomi che di solito durano dalle 2 alle 4 settimane e tendono a comparire e scomparire in modo ciclico.

    L’esordio è caratterizzato da un prurito intenso, spesso accompagnato da bruciore, formicolio e sudorazione eccessiva. Successivamente compaiono, in modo improvviso, piccole vescicole pruriginose, piene di liquido sieroso, localizzate ai lati delle dita, sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi, di dimensioni di 1-2 millimetri (grandi come una capocchia di spillo), che tendono a unirsi in piccoli gruppi. Nei casi più gravi, queste piccole bolle possono fondersi formando vesciche più grandi e dolorose.

    Dopo alcune settimane, le vescicole si seccano e si sfaldano, lasciando la pelle delle aree colpite desquamata o molto secca. La cute può apparire arrossata o più scura rispetto a quella circostante e sono comuni fissurazioni dolorose. In alcuni casi può insorgere un’infezione, con conseguente infiammazione, dolore, gonfiore e formazione di pustole.

    La disidrosi può inoltre interessare le pieghe delle unghie e la pelle periungueale, provocando gonfiore e una condizione infettiva e infiammatoria chiamata paronichia. Nelle forme croniche può comparire cheratodermia, cioè un ispessimento della pelle.

    La disidrosi si distingue da altre forme di eczema delle mani perché le lesioni sono vescicolari e localizzate principalmente ai lati delle dita, mentre altre dermatiti possono essere secche, fissurate o prive di vescicole.

    Come si arriva alla diagnosi di disidrosi?

    La diagnosi di disidrosi viene effettuata durante una visita dermatologica, basata sull’esame clinico e sull’anamnesi medica, durante la quale, oltre alla storia clinica generale, vengono raccolte informazioni su eventuali prodotti cosmetici, detergenti o alimenti introdotti di recente.

    Per confermare la diagnosi ed escludere altre condizioni simili, come la dermatite da contatto, la malattia mani-piedi-bocca, la psoriasi, il piede d’atleta o il pemfigoide bolloso, possono essere effettuate diverse analisi, tra cui:

    • esami del sangue;
    • test allergologici, incluso il patch test, per individuare eventuali allergeni responsabili;
    • raschiamento cutaneo o biopsia, per escludere eventuali infezioni fungine della pelle.

    Come si previene la disidrosi?

    Conoscere e gestire i fattori scatenanti, insieme con una routine regolare di cura della pelle, può aiutare a prevenire gli episodi di disidrosi. Alcuni accorgimenti pratici includono:

    • gestire lo stress e adottare tecniche di rilassamento per ridurre le riacutizzazioni;
    • lavare la pelle con acqua tiepida (non troppo fredda o troppo calda), utilizzando detergenti delicati, non schiumogeni e senza profumo;
    • applicare regolarmente creme idratanti per ripristinare la barriera cutanea;
    • asciugare con cura mani e piedi dopo averli lavati e idratarli subito dopo;
    • rimuovere anelli e gioielli prima di lavarsi le mani per evitare il ristagno di acqua e sapone;
    • usare guanti per proteggere le mani durante i lavori domestici: se i guanti causano irritazione, potrebbe esserci una sensibilità al materiale e in questi casi è utile indossare guanti di cotone sotto quelli impermeabili per ridurre il contatto con le sostanze irritanti;
    • evitare gioielli realizzati con metalli non identificati se si ha una storia di allergie da contatto;
    • limitare ed evitare il consumo di alimenti allergizzanti.

    Qual è il trattamento della disidrosi?

    La cura della disidrosi deve essere personalizzata, poiché ogni persona reagisce in modo diverso e la malattia può alternare fasi di miglioramento a ricadute. Alcuni interventi preventivi sono utili anche nella gestione della condizione: evitare i fattori scatenanti, utilizzare saponi neutri e mantenere la pelle idratata per proteggere la barriera cutanea.

    Quando compaiono le vescicole è importante lavare le zone colpite in modo delicato e applicare creme o pomate emollienti. Le vescicole non devono essere rotte, perché la pelle sovrastante svolge una funzione protettiva contro le infezioni. Per alleviare prurito e fastidio, possono essere utili impacchi o brevi bagni di circa dieci minuti con acqua fresca o tiepida; la pelle va poi asciugata con attenzione e idratata immediatamente. Nel caso in cui le vescicole dovessero rompersi e dovesse manifestarsi una sovrainfezione batterica, il/la medico/a può indicare l’uso di una pomata antibatterica e l’applicazione di garze sterili sulla lesione, da sostituire ogni giorno.

    In presenza di ragadi profonde può essere utile l’applicazione di cerotti idrocolloidali da mantenere in sede per alcuni giorni, avendo cura di chiedere parere medico se si usano insieme a corticosteroidi topici o in caso ci siano altre condizioni o patologie concomitanti. Se la pelle presenta essudazione o croste, il/la medico/a può prescrivere un preparato galenico a base di permanganato di potassio, che aiuta ad asciugare le lesioni e svolge un’azione antisettica. In caso di sospetta infezione batterica, può essere indicata una terapia antibiotica.

    La maggior parte dei casi tende a migliorare rapidamente con un breve ciclo di corticosteroidi topici o sistemici su prescrizione medica, da utilizzare per periodi limitati per ridurre infiammazione, prurito e dolore.

    Se sono presenti condizioni concomitanti, come infezioni fungine o eccessiva sudorazione, possono essere necessari trattamenti aggiuntivi come antimicotici o terapie specifiche. In caso di prurito notturno, possono essere prescritti antistaminici con effetto sedativo da assumere la sera.

    Nei casi più gravi, il/la medico/a può prescrivere corticosteroidi più potenti, inibitori della calcineurina topici, oppure brevi cicli di immunosoppressori. In alcune situazioni risultano efficaci anche la fototerapia con raggi ultravioletti o i trattamenti per l’ipersudorazione, come gli antitraspiranti topici o le iniezioni di tossina botulinica.

    La disidrosi migliora con una cura mirata: proteggere la pelle, evitare i fattori scatenanti e seguire le terapie prescritte aiuta a controllare le riacutizzazioni.

    Redazione Kormed

    Redazione Kormed

    Redazione scientifica

    L’attività redazionale di Kormed si basa su un approccio rigoroso e responsabile alla divulgazione scientifica, con l’obiettivo di offrire contenuti che siano clinicamente accurati e accessibili. Grazie al supporto di un pool di esperti, tra cui medici, biologi e professionisti del settore, specializzati in comunicazione medica, sviluppiamo testi che riflettono l’attualità delle conoscenze scientifiche…Leggi di più