Pericardite
La pericardite è un’infiammazione del pericardio, la membrana sottile che riveste l’esterno del cuore. In medicina, infatti, i termini con suffisso -ite indicano in genere una condizione infiammatoria che, nel caso del cuore, può coinvolgere diverse strutture: per esempio, la miocardite è l’infiammazione del muscolo cardiaco, mentre l’endocardite coinvolge il rivestimento interno dell’organo.
Il pericardio è una struttura di protezione per il cuore: lo avvolge e lo isola proteggendolo da eventuali infezioni e traumi che interessano gli organi vicini, permettendogli al contempo di rimanere ben ancorato nella sua posizione, riducendo l’attrito durante le contrazioni che determinano il battito cardiaco ed evitando si espanda in modo eccessivo quando si riempie di sangue. È formato da due strati: il pericardio fibroso, quello esterno e più robusto, e il pericardio sieroso, interno e più sottile (che a sua volta è formato dal foglio parietale e dal foglio viscerale, che aderisce direttamente al cuore). Tra la porzione fibrosa e quella sierosa del pericardio vi è un sottile spazio (definito spazio virtuale), la cavità pericardica, in cui c’è del liquido (circa 25 ml).
La pericardite può avere molte cause diverse ed essere di vario tipo: in alcuni casi è acuta, con insorgenza e durata rapida, in altre cronica e più prolungata nel tempo, in altre ancora subacuta o ricorrente. In linea generale, però, rappresenta una condizione rara e che, sebbene possa dare origine a complicanze gravi e spesso richieda tempi lunghi per guarire, è spesso ben trattabile.
Quali sono le cause della pericardite?
Sono diverse le condizioni che possono dare origine a pericardite. Sono raccolte in due gruppi principali, quello delle cause infettive e quello delle cause non infettive; a ogni modo, è bene anche ricordare che spesso non è possibile identificare una causa specifica e si parla in questi casi di pericardite idiopatica.
Cause infettive di pericardite
Le cause infettive di pericardite sono rappresentate prevalentemente da infezioni virali, soprattutto da parte virus coxsackie ed echovirus (entrambi della famiglia dei Picornaviridae), che rappresentano anche i principali responsabili di miocardite; tuttavia, anche virus come HIV, herpesvirus (come il virus di Epstein-Barr), Citomegalovirus e vari altri possono causare questa condizione. Vale la pena sottolineare che tra questi vi sono anche virus estremamente comuni, come quello dell’influenza e SARS-CoV-2, il patogeno responsabile di COVID-19. Per quanto riguarda quest’ultimo, vale la pena osservare che in rari casi anche i vaccini a mRNA usati per prevenire l’infezione possono causare pericardite: si tratta però appunto di casi estremamente rari e si stima che complessivamente il rischio sia inferiore di quello legato a COVID-19.
Tuttavia, anche altri microrganismi possono causare pericardite. È il caso dei batteri: la tubercolosi, in particolare, rappresenta ancora un significativo rischio di pericardite nei Paesi più poveri e soprattutto nelle persone con infezione da HIV/AIDS, mentre più di rado ne possono essere responsabili altri batteri quali quelli del genere Staphylococcus e Streptococcus, nonché Neisseria meningitidis (di solito responsabile di meningite) e alcuni altri. Infine, in casi più rari, anche alcuni funghi e parassiti possono causare pericardite.
Cause non infettive di pericardite
Le cause non infettive di pericardite sono rappresentate essenzialmente da tumori in altre parti dell’organismo, disturbi autoimmuni quali per esempio il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide, e disturbi metabolici, in particolare l’uremia, una condizione che rappresenta una complicanza grave dell’insufficienza renale. Anche i traumi possono portare a pericardite, spesso come reazione infiammatoria ritardata, così come l’infarto cardiaco può essere seguito da pericardite a distanza di tempo. Infine, sebbene di rado, anche alcuni farmaci possono essere responsabili di questa condizione.
La pericardite può avere diverse cause: tra quelle infettive, come per altre infiammazioni cardiache, le più comuni sono rappresentate da infezioni virali.
Quali sono i sintomi della pericardite?
Il sintomo più tipico della pericardite è un dolore al petto che peggiora quando si compiono respiri profondi e migliora quando si è seduti e piegati in avanti. A volte, quando l’infiammazione coinvolge anche il miocardio, si possono presentare anche sintomi come la mancanza di fiato. Inoltre, quando la pericardite è di origine virale, la sua manifestazione può essere preceduta da segni e sintomi prodromici simili a quelli dell’influenza, come la febbre e il coinvolgimento del tratto respiratorio superiore (per esempio con la tosse).
In base alla durata e alla ricorrenza, la pericardite può essere distinta in:
- pericardite acuta, che di norma dura meno di 6 settimane;
- pericardite subacuta, che dura più di 6 settimane ma si risolve nell’arco di 3 mesi;
- pericardite cronica, che persiste più di 3 mesi;
- pericardite recidivante quando si ripresenta dopo 4-6 settimane senza sintomi.
È importante evidenziare che la pericardite può dare origine a diverse complicanze. Una delle principali e più pericolosa è rappresentata dalla pericardite costrittiva, nella quale il pericardio si fa più rigido e sottile, interferendo con la capacità contrattile del cuore e che, di conseguenza, può determinare insufficienza cardiaca. Si tratta di una complicanza a lungo termine, ma che può essere trattabile soprattutto nelle fasi precoci. Un’altra potenziale e grave complicanza della pericardite è rappresentata dall’effusione pericardica (versamento pericardico), cioè un accumulo di liquido nel pericardio, che può a sua volta determinare un tamponamento cardiaco, una condizione in cui il cuore è troppo compresso per riuscire a pompare il sangue. Il tamponamento cardiaco può essere letale e rappresenta un’emergenza medica.
Come si arriva alla diagnosi di pericardite?
La diagnosi di pericardite si basa innanzitutto su un’accurata anamnesi e valutazione clinica con auscultazione del torace, durante la quale il/la cardiologo/a può rilevare la presenza di suoni tipici (il cosiddetto strofinamento pericardico è il più caratteristico). Servono poi esami di laboratorio e strumentali per confermare la diagnosi e individuare la causa della condizione. Di conseguenza, possono essere raccomandati:
- elettrocardiogramma (ECG) ed ecocardiografia per valutare funzionamento e stato di salute delle strutture cardiache;
- esami del sangue per valutare per esempio la presenza di infezioni (e di che tipo) o disfunzioni di altri organi che possano essere all’origine della pericardite (per esempio uremia);
- TC o, soprattutto, risonanza magnetica per ottenere immagini dettagliate del cuore e dunque valutarne più accuratamente le condizioni.
A seconda dei casi, comunque, possono essere raccomandati anche altri esami, come la radiografia del torace, o la pericardiocentesi diagnostica in presenza di versamento pericardico (una procedura che prevede di raccogliere piccole quantità del liquido che circonda il cuore per esaminarne le caratteristiche), o ancora la cateterizzazione cardiaca (in cui si inserisce un catetere fino al cuore, che può essere utile in caso di pericardite costrittiva).
La diagnosi di pericardite si basa su un’accurata valutazione clinica ed esami strumentali e di laboratorio, che aiutano anche a riconoscerne le cause.
Come si previene la pericardite?
La pericardite non è una condizione interamente prevenibile; in linea di massima, però, è sempre raccomandabile seguire le corrette norme igieniche (in primis lavarsi di frequente le mani) per limitare il rischio di infezioni che possono raggiungere il cuore, e sottoporsi ai vaccini raccomandati.
Qual è il trattamento della pericardite?
Il trattamento più idoneo per la pericardite dipende da diversi fattori, a partire dalla cause e dalla gravità della patologia. Infatti, in linea generale il trattamento è innanzitutto volto a curare la causa della pericardite (per esempio contrastando un’infezione batterica con gli antibiotici o aumentando le dialisi per contrastare l’uremia), cui si aggiunge una terapia farmacologica per mitigare l’infiammazione. Quest’ultima è di solito basata su farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) in combinazione con colchicina, un antinfiammatorio di origine naturale che agisce riducendo l’attivazione dei globuli bianchi coinvolti nell’infiammazione. In altri casi, per esempio quando la pericardite è dovuta a una malattia autoimmune o se non è possibile procedere con la somministrazione di FANS e colchicina, può essere raccomandata una terapia basata su corticosteroidi. A seconda della gravità della condizione può anche essere necessario il ricovero ospedaliero; inoltre, in linea generale, per tutta la durata della terapia e fino a piena guarigione è consigliato evitare attività fisiche intense.
Di rado, nei casi più gravi, per esempio in presenza di complicanze come il tamponamento cardiaco o se la terapia non si dimostra efficace, può essere necessario un intervento chirurgico per la rimozione del pericardio (pericardiectomia).
Il trattamento della pericardite può richiedere tempo (di solito la somministrazione della colchicina è raccomandata per 3-6 mesi) ma, se seguito correttamente, può portare alla piena guarigione; è tuttavia importante evidenziare che una certa percentuale di pazienti tende a presentare recidive.
- Cleveland Clinic, Pericarditis, https://my.clevelandclinic.org/health/diseases/17353-pericarditis
- Dababneh E, Siddique MS. Pericarditis. StatPearls (2025) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK431080/
- ISS Salute, Istituto superiore di sanità, Pericardite, https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/p/pericardite
Redazione Kormed
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