Christmas blues: un po’ di chiarezza e qualche dato

2025-12-06
Christmas blues: un po’ di chiarezza e qualche dato

Christmas blues, depressione natalizia, sindrome del Natale… Come lo si chiami non ne cambia la sostanza: tutti questi termini sono infatti usati per indicare la sensazione di malinconia, e a volte perdita d’interesse per le proprie attività, ansia o irritabilità, che molte persone sperimentano verso la fine dell’anno, soprattutto tra Natale e Capodanno.

Ma perché?

Riabilitazione, il terzo pilastro della salute

La riabilitazione costituisce il terzo pilastro del sistema sanitario, accanto alla prevenzione e alla cura, completando le attività volte a tutelare la salute dei cittadini. Questo processo è essenziale per portare una persona anziana o con disabilità a raggiungere il miglior livello di autonomia possibile sul piano fisico, funzionale, sociale, intellettivo e relazionale. Di fatto è possibile distinguere tra due principali attività di riabilitazione:

  • Attività di riabilitazione sanitaria: queste comprendono interventi valutativi, diagnostici, terapeutici e altre procedure finalizzate a superare, contenere o minimizzare la disabilità e le limitazioni nelle attività quotidiane come muoversi, camminare, parlare, vestirsi, mangiare, comunicare e lavorare.
  • Attività di riabilitazione psico-sociale: queste azioni e interventi mirano a garantire alla persona la massima partecipazione possibile alla vita sociale, contenendo la condizione di difficoltà o di condizione di disabilità.

Generalmente l’attività riabilitativa può essere erogata in diversi regimi:

  • Ricovero ordinario o diurno (day hospital)
  • Assistenza specialistica ambulatoriale
  • Assistenza territoriale domiciliare, ambulatoriale, semiresidenziale o residenziale

In particolare, la riabilitazione intensiva è indicata per chi necessita di un intervento mirato al recupero funzionale dopo un episodio acuto di malattia che ha compromesso improvvisamente la capacità funzionale della persona. Quella estensiva è adatta a chi ha bisogno di stabilizzare e consolidare nel tempo il recupero funzionale acquisito. La riabilitazione domiciliare, infine, è un’opportunità per proseguire gli esercizi di mantenimento senza la necessità di muoversi da casa per un trattamento in regime di ricovero o ambulatoriale.

Qualche dato sul Christmas blues

Secondo un sondaggio condotto un paio di anni fa dall’American Psychological Association negli Stati Uniti, circa il 40% della popolazione intervistata vive un aumento di stress sotto Natale, anche tale da impedire di vivere gioiosamente le feste. E per quanto riguarda le ragioni dello stress, i soldi sono al primo posto tra le più citate (non averne abbastanza per i regali, oppure spenderne troppi). Al secondo posto c’è la scelta dei regali, seguita dalla nostalgia delle persone care che non si possono incontrare durante le feste. Seguono vari altri fattori: le troppe cose da fare, la pressione a “rendere speciali le feste”, l’impossibilità a passare del tempo con la famiglia o viceversa anticiparne mentalmente i possibili conflitti, il sentirsi esclusi o isolati, ma anche i problemi legati al cibo e al consumo di alcolici.

Verrebbe da dire che il periodo natalizio è il peggiore dell’anno per moltissime persone. Eppure, forse, le cose non sono poi così negative: sempre secondo il sondaggio statunitense, per la maggior parte delle persone questo rimane un periodo positivo: il 70% pensa che valga la pena sopportare lo stress aggiuntivo e oltre l’80% che il periodo natalizio crei un senso di solidarietà.

E per chi ha già un disturbo mentale?

In questo contesto vale la pena chiedersi se chi ha già una diagnosi di disturbo mentale veda dei peggioramenti dovuti al Christmas blues. Va detto da subito: risposte chiare e univoche non ne abbiamo. Ma abbiamo qualche dato su cui riflettere.

Il primo viene da un altro sondaggio, questa volta condotto dalla National Alliance on Mental Illness, anch’esso condotto negli Stati Uniti ma più datato. In questo caso, il 24% delle persone che ha risposto e aveva una diagnosi per un disturbo mentale riporta che la condizione peggiora di molto sotto le feste, mentre per il 40% peggiora “un po’”.

È importante notare che questi sono sondaggi, basati su questionari e dunque risposte soggettive di chi partecipa. Per dati più oggettivi bisognerebbe guardare se, per esempio, nel periodo natalizio aumentano i ricoveri d’emergenza per patologie psichiatriche, o le prescrizioni farmacologiche, o addirittura i suicidi. Qualche studio lo ha fatto. I dati al riguardo sono molto scarsi ma, per quanto da prendere con cautela in quanto tali, raccontano qualcosa di incoraggiante: infatti, uno studio del 2012 ha esaminato gli effetti della festività natalizia sulla psicopatologia: ha trovato che non vi è un aumento delle visite di emergenza psichiatriche durante il periodo natalizio, ma anzi una diminuzione. Stesso risultato ha avuto una revisione della letteratura scientifica pubblicata più di recente. Attenzione però che alcuni di questi studi suggeriscono un possibile effetto rebound, cioè un peggioramento a partire dal termine delle festività.

Allora, quali considerazioni possiamo trarre da questa panoramica sul Christmas blues? Forse che dovremmo imparare a leggerlo come un segnale. Perché se i ritmi e i modelli natalizi diventano una pressione sociale e causano malinconia, allora forse dovremmo ridimensionare la nostra “festa perfetta”, trasformandola da performance al momento per ascoltare i nostri bisogni reali — che si tratti di riposo, silenzio o tempo da passare in modo sincero con le persone cui vogliamo bene.

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