Clamidia

La clamidia è l’infezione a trasmissione sessuale più diffusa: scopri i possibili sintomi negli uomini e nelle donne, quali sono i test per diagnosticarla e come si cura
Redazione Kormed

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Redazione scientifica
Articolo revisionato dalla nostra redazione scientifica
24 Novembre 2025

    La clamidia è un’infezione a trasmissione sessuale causata dal batterio Chlamydia trachomatis. Interessa sia gli uomini sia le donne e, sebbene sia spesso asintomatica, se non trattata può causare complicanze a lungo termine o permanenti, comprese nelle donne gravidanza ectopica e parto prematuro.

    Pur essendo una patologia prevenibile con i rapporti sessuali protetti, la clamidia è l’infezione a trasmissione sessuale più diffusa a livello globale: secondo recenti stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, i nuovi contagi nel 2020 sono stati 128,5 milioni. Poiché l’infezione può essere asintomatica, è possibile che questa sia una stima al ribasso e che molti casi non siano diagnosticati. Anche per questa ragione, l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda alle persone più a rischio di sottoporsi regolarmente al test per rilevare l’infezione, così da prevenirne, oltre alle complicanze, anche la trasmissione.

    Quali sono le cause della clamidia?

    La clamidia è dovuta al batterio Chlamydia trachomatis (C. trachomatis): al genere Chlamidya appartengono anche altri patogeni per l’essere umano, in particolare C. pneumoniae e C. psittaci (quest’ultimo responsabile della psittacosi), che causano infezioni alle vie respiratorie.

    1. trachomatis può causare infezioni di diverso tipo a seconda dello specifico sierotipo, cioè varianti distinte in base alle molecole presenti sulla superficie del microrganismo che vengono riconosciute dal sistema immunitario. In particolare, per C. trachomatis sono stati descritti 18 sierotipi:
    • i sierotipi da A a C causano tracoma, una grave infezione oculare;
    • i sierotipi da D a K causano infezioni urogenitali e sono i più comuni nelle infezioni sessualmente trasmesse;
    • i sierotipi da L1 a L3 causano linfogranuloma venereo, un’infezione sempre a trasmissione sessuale, meno comune (la diffusione si registra soprattutto nelle aree tropicali) ma più grave.

    La trasmissione della clamidia avviene prevalentemente per via sessuale e, più di rado, da madre a figlio durante il parto. Più precisamente, il batterio si trasmette per contatto diretto attraverso il fluido vaginale e lo sperma, ed è importante evidenziare che non è necessaria la penetrazione (vaginale o anale) perché si verifichi l’infezione. Infatti, la clamidia si può trasmettere anche con i rapporti orali, con il contatto genitale, con l’uso di giochi erotici infetti. In rari casi, si può anche verificare un’infezione oculare (per esempio se, dopo il contatto con i genitali infetti, ci si sfrega un occhio). Per questa ragione, il principale fattore di rischio per la clamidia è rappresentato dai rapporti sessuali non protetti.

    Il batterio responsabile della clamidia si trasmette per contatto nei rapporti sessuali, anche in assenza di penetrazione.

    Quali sono i sintomi della clamidia?

    In molti casi, la clamidia rimane asintomatica: questo è un aspetto particolarmente subdolo della malattia, perché anche una persona asintomatica può trasmettere l’infezione. Quando presenti, i segni e sintomi possono essere diversi a seconda di dove si è sviluppata l’infezione.

    Principali segni e sintomi della clamidia (quando presenti) in base alla localizzazione dell’infezione

    • Cervice uterina: si possono presentare perdite vaginali anomale, sanguinamenti (per esempio dopo un rapporto sessuale, o tra una mestruazione e la successiva), dolore addominale, dolore durante la minzione.
    • Uretere: l’infezione in questa struttura è più comune negli uomini e si può presentare con dolore durante la minzione e perdite anomale.
    • Epididimo (il canale attorno al testicolo deputato al trasporto degli spermatozoi): si possono presentare dolore e gonfiore del testicolo, febbre e idrocele (accumulo di liquido nello scroto).
    • Retto: generalmente l’infezione è asintomatica.
    • Occhi: in rari casi, l’infezione può svilupparsi negli occhi (per esempio se vengono toccati dopo essere entrati in contatto con genitali infetti), causandone l’infiammazione (congiuntivite).
    • Polmoni: quando la madre ha un’infezione cervicale, la clamidia può interessare i polmoni dei neonati, causando polmonite.

    La forma più grave di clamidia, dovuta ai sierotipi L1-L3 del batterio, causa una forma importante della malattia che può portare alle formazione di ulcere genitali, ingrossamento dei linfonodi e, se localizzata nel retto, perdite, sanguinamenti e dolore, accompagnati da febbre.

    Se non trattata, la clamidia può causare numerose complicazioni a lungo termine. Tra queste vi è per esempio la malattia infiammatoria pelvica, una condizione dovuta alla risalita del batterio lungo il tratto riproduttivo e che determina dolore addominale/pelvico, nausea e vomito, febbre e vari altri sintomi dolorosi. Nelle donne, la clamidia non trattata può aumentare il rischio di gravidanza ectopica, parto pretermine e basso peso del neonato alla nascita, oltre al rischio di infertilità. La fertilità può risultare ridotta anche negli uomini. Inoltre, se l’infezione si diffonde al resto dell’organismo attraverso il flusso sanguigno, può causare una condizione nota come artrite reattiva, con gonfiore e dolore articolare. Infine, è importante evidenziare che la clamidia non trattata aumenta anche il rischio di infezione da HIV.

     

    clamidia

    Come si arriva alla diagnosi di clamidia?

    La diagnosi di clamidia si basa, oltre che sull’anamnesi per la raccolta dei sintomi e dei fattori di rischio e sulla valutazione clinica di eventuali segni e sintomi, su esami di laboratorio. In particolare, la diagnosi di clamidia deve essere confermata con test molecolari, i più affidabili; il principale è il Nucleic Acid Amplification Test (NAAT), che rileva il materiale genetico del batterio e ha un’accuratezza molto alta. Il test si esegue su un tampone (vaginale, cervicale o rettale) oppure, soprattutto negli uomini, su un campione di urina.

    Poiché la clamidia può spesso rimanere asintomatica, è importante che le persone più a rischio (per esempio sex worker, persone che hanno avuto rapporti con un partner positivo all’infezione o che hanno rapporti non protetti) si sottopongano al test anche in assenza di sintomi. Inoltre, per le donne in gravidanza con fattori di rischio, il test per la clamidia è previsto come screening.

    Se la diagnosi di clamidia risulta confermata, è importante informare i propri partner sessuali, in modo che possano loro stessi sottoporsi al test per l’infezione. In questo contesto è anche raccomandato il test per l’HIV, perché la clamidia aumenta il rischio di trasmissione del virus.

    La diagnosi di clamidia si basa sul test NAAT, al quale è importante che le persone più a rischio si sottopongano anche in assenza di sintomi.

    Come si previene la clamidia?

    La prevenzione della clamidia si basa sulla protezione durante i rapporti sessuali con l’uso corretto di preservativi (maschili o femminili), dental dam ed eventuali altre forme di protezione a barriera fisica. In ottica di prevenzione, è anche importante il controllo regolare delle persone più a rischio e la tempestiva informazione del/dei partner in caso di diagnosi confermata, così da ridurre il rischio di un’ulteriore trasmissione dell’infezione, ed evitare i rapporti sessuali (anche se protetti) fino alla risoluzione dell’infezione. Per le donne in gravidanza con fattori di rischio, il test per la clamidia è previsto come forma di screening.

    In questo contesto, vale la pena sottolineare anche il ruolo di una corretta educazione sessuale, nell’ambito della quale si possano rendere consapevoli le persone più giovani dell’importanza della prevenzione e dei comportamenti sessuali sicuri.

    Qual è il trattamento della clamidia?

    Il trattamento della clamidia è fondamentale per prevenirne le complicanze ed evitare la trasmissione dell’infezione al o ai partner sessuali. Si basa sulla somministrazione di una cura antibiotica, che nella stragrande maggioranza dei casi consente di risolvere completamente l’infezione ed è raccomandata anche al o ai partner con cui la persona ha avuto rapporti sessuali nei tre mesi precedenti la diagnosi.

    È raccomandato, dopo tre mesi dal trattamento, sottoporsi nuovamente al test per la clamidia, anche in assenza di sintomi, per escludere una nuova infezione (per esempio da un partner non trattato). Inoltre è raccomandato di evitare i rapporti sessuali, anche se protetti, per la durata del trattamento e fino a una settimana dopo.

     

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