Parestesia
Con il termine parestesia si indica una sensazione anomala della pelle, che può presentarsi in vari modi: spesso si presenta come un formicolio, un intorpidimento o l’impressione di avere piccole punture di spillo, ma può anche essere per esempio un bruciore o un prurito. Dal punto di vista etimologico, infatti, il nome di questa condizione unisce i termini del greco antico “alterato” e “percezione”: parestesia significa quindi proprio percezione anomala, alterata.
La parestesia rappresenta una condizione comune, che ogni persona può sperimentare nel corso della propria vita ed è nella maggior parte dei casi temporanea e non necessariamente patologica. Basti pensare, per esempio, alla sensazione di “arto addormentato” che si verifica quando un arto rimane fermo e compresso a lungo (per esempio se ci si addormenta su un braccio o una mano). In altri casi, invece, la parestesia persiste più a lungo o si presenta con maggior frequenza e può rappresentare, in tal caso, un sintomo patologico associato a molte diverse condizioni.
Quali sono le cause della parestesia?
L’anomala sensazione della pelle che rappresenta la parestesia può avere molte cause differenti che comprendono disturbi temporanei e potenzialmente reversibili, malattie del sistema nervoso, endocrine, autoimmuni e metaboliche, infezioni, ma che possono anche essere collegate ad assunzione di farmaci ed esposizione a sostanze tossiche. Una parestesia temporanea, per esempio, si presenta comunemente quando i vasi sanguigni e i nervi rimangono compressi per un certo periodo di tempo: nel momento in cui si cambia posizione e il sangue riprende a circolare liberamente, si verifica quella sensazione di formicolio spesso definita “arto addormentato”. Varie condizioni mediche, inoltre, possono causare anche una parestesia transitoria: è il caso, per esempio, della sindrome del tunnel carpale, che tra i principali sintomi caratteristici presenta anche la parestesia alle dita delle mani, che può diventare permanente se la condizione non viene adeguatamente trattata.
Parestesie temporanee si possono associare anche a traumi (come il colpo di frusta) o perfino a fenomeni della sfera psichiatrica, come gli attacchi di panico (l’effetto è dovuto spesso all’iperventilazione). Ancora, anche alcuni farmaci possono causare parestesia: è il caso per esempio delle statine, ampiamente usate per il trattamento dell’ipercolesterolemia, ma anche alcuni farmaci anti-aritmici o antiretrovirali, chemioterapici e vari altri. Inoltre, carenze metaboliche, in particolare i deficit di vitamine del gruppo B, possono essere associate a questo disturbo. Infine, alcuni tipi di morsi di insetti o aracnidi (come ragni e scorpioni) o forme di intossicazione possono essere associati a parestesia.
In altri casi, la parestesia può presentarsi come permanente o molto frequente. Tra le possibili cause di questa forma di parestesia vi sono:
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- disturbi vascolari, come per esempio la sindrome di Raynaud, che coinvolge principalmente le mani e i piedi;
- disturbi dei nervi, come per esempio la neuropatia periferica (un termine ombrello usato per indicare varie condizioni che interessano un nervo al di fuori del cervello e del midollo spinale) o la radicolopatia (l’irritazione o compressione della radice di un nervo spinale, come può verificarsi nell’ernia del disco);
- malattie endocrine e metaboliche, come diabete, ipotiroidismo, ipoparatiroidismo, deficit vitaminici (soprattutto delle vitamine del gruppo B), o condizioni di squilibrio elettrolitico o anche ormonale (come avviene per esempio in menopausa);
- patologie infettive, come malattia di Lyme, infezione da HIV/AIDS, varicella e infezione da Herpes zoster;
- malattie autoimmuni e infiammatorie, come per esempio fibromialgia, lupus eritematoso sistemico, sclerosi multipla, artrite reumatoide.
In questo contesto, vale la pena specificare che, in effetti, alcune condizioni sono così caratterizzate dalla parestesia da integrare il sintomo nel loro nome: è il caso della meralgia parestesica, un disturbo neurologico causato dalla compressione del nervo cutaneo laterale della coscia, e della notalgia parestesica, una forma di neuropatia sensoriale che colpisce solitamente la zona tra le scapole ed è dovuta all’irritazione di piccoli nervi spinali cutanei dorsali.
La parestesia è un sintomo di molteplici condizioni, anche profondamente differenti tra loro.
Quali sono i sintomi della parestesia?
È bene precisare da subito che la parestesia è essa stessa un sintomo di varie possibili condizioni, estremamente differenti tra loro. Non è dunque corretto parlare di sintomi della parestesia: piuttosto, questa anomala sensazione si può manifestare in modo diverso da una persona all’altra e a seconda della causa scatenante, ed essere percepita sia sulla pelle sia subito sotto.
La parestesia può comunque manifestarsi in vari modi: può essere una sensazione di intorpidimento, un formicolio, un bruciore, oppure può essere pungente, con un’impressione di “aghi nella pelle”; a volte, l’area interessata risulta anche meno sensibile. Può inoltre interessare ogni area del corpo, essere molto localizzata oppure avere una distribuzione più generalizzata, anche a seconda della causa che l’ha originata: per esempio, la sindrome del tunnel carpale causa parestesia alle dita, soprattutto pollice, indice e medio, mentre condizioni come l’ernia del disco possono presentarsi anche con parestesia all’altezza del nervo compromesso. Un ulteriore esempio viene dalla notalgia parestesica, nella quale la sensazione anomala si presenta tra le scapole, e dalla meralgia parestesica, in cui il sintomo si presenta sulla parte esterna della coscia.
La parestesia può manifestarsi in vari modi e in varie aree del corpo anche a seconda della causa che l’ha provocata.
Come si arriva alla diagnosi di parestesia?
Non essendo la parestesia una malattia in sé, il consulto con il/la medico/a ha semmai l’obiettivo di arrivare alla diagnosi della condizione che ha causato la parestesia. A questo scopo, il/la medico/a si informa sulle caratteristiche della parestesia, il tipo di sensazione con cui si manifesta la sua localizzazione e la sua ricorrenza (se dura a lungo, se migliora con il movimento, se si ripresenta di frequente eccetera) e sulla presenza di eventuali altri sintomi che possano dirigere la diagnosi. A seconda della patologia sospettata, possono essere raccomandati esami specifici.
Come si previene la parestesia?
La parestesia può essere un sintomo di varie condizioni, non tutte prevenibili; di conseguenza, non esiste una strategia di prevenzione.
Qual è il trattamento della parestesia?
Il trattamento della parestesia è in realtà il trattamento della condizione che l’ha causata, se necessario. Infatti, alcune forme di parestesia (come l’arto addormentato per essere rimasto a lungo compresso, o alcune punture) non hanno bisogno di una terapia specifica. Se invece la parestesia è dovuta a una patologia o condizione specifica, il trattamento è spesso necessario: il più idoneo cambia in modo sostanziale a seconda della causa della parestesia. È importante specificare che, sebbene la parestesia non sia necessariamente un sintomo allarmante, alcune delle condizioni che la causa sono pericolose sotto vari aspetti (dal rischio di danni permanenti al rischio di progressione e peggioramento della malattia, dal rischio di contagio per alcune malattie infettive a, più in generale, il rischio di decesso legato ad alcune patologie): è dunque sempre fondamentale consultare il/la medico/a se si percepisce una parestesia frequente e/o prolungata per identificarne la causa esatta e iniziare il trattamento necessario per curarla o mitigarla.
- Beran RG. Paraesthesia and peripheral neuropathy. Aust Fam Physician 44 (3), 92-5 (2015) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25770571/
- BMJ Best Practice, Evaluation of Paresthesia, https://bestpractice.bmj.com/topics/en-us/1077
- Cleveland Clinic, Paresthesia, https://my.clevelandclinic.org/health/symptoms/24932-paresthesia
Redazione Kormed
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