La Giornata Mondiale dell’Ictus Cerebrale: l’importanza dei servizi a domicilio di Kormed
Il 29 ottobre tutto il Mondo si unisce per celebrare la Giornata Mondiale dell’Ictus Cerebrale, un’occasione fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione e della cura di questa malattia devastante. L’ictus cerebrale rappresenta infatti una delle principali cause di disabilità e morte in tutto il mondo, ma nonostante questo molte persone non ne sono ancora pienamente consapevoli.
In questo contesto cruciale, il nostro ruolo ci impone di partecipare attivamente alla lotta a questo male, attraverso una serie di servizi e attività per sostenere il paziente, tanto nelle nostre strutture quanto al domicilio dello stesso.
Ma quanto conta l’esperienza e la competenza del professionista? E quanto può incidere un buon ventaglio di servizi offerti direttamente al domicilio del paziente? Abbiamo avuto il privilegio di parlarne direttamente con il Dottor Leonardo Colavita, Direttore Sanitario della RSA San Giorgio di Milano.
Un’occasione di confronto nel quale il Dottor Colavita ha condiviso apertamente con noi la sua vasta esperienza nel trattamento e nella prevenzione dell’ictus cerebrale, con l’obiettivo di approfondire e sensibilizzare, oggi più che mai, un tema di rilevante importanza.
Riabilitazione, il terzo pilastro della salute
La riabilitazione costituisce il terzo pilastro del sistema sanitario, accanto alla prevenzione e alla cura, completando le attività volte a tutelare la salute dei cittadini. Questo processo è essenziale per portare una persona anziana o con disabilità a raggiungere il miglior livello di autonomia possibile sul piano fisico, funzionale, sociale, intellettivo e relazionale. Di fatto è possibile distinguere tra due principali attività di riabilitazione:
- Attività di riabilitazione sanitaria: queste comprendono interventi valutativi, diagnostici, terapeutici e altre procedure finalizzate a superare, contenere o minimizzare la disabilità e le limitazioni nelle attività quotidiane come muoversi, camminare, parlare, vestirsi, mangiare, comunicare e lavorare.
- Attività di riabilitazione psico-sociale: queste azioni e interventi mirano a garantire alla persona la massima partecipazione possibile alla vita sociale, contenendo la condizione di difficoltà o di condizione di disabilità.
Generalmente l’attività riabilitativa può essere erogata in diversi regimi:
- Ricovero ordinario o diurno (day hospital)
- Assistenza specialistica ambulatoriale
- Assistenza territoriale domiciliare, ambulatoriale, semiresidenziale o residenziale
In particolare, la riabilitazione intensiva è indicata per chi necessita di un intervento mirato al recupero funzionale dopo un episodio acuto di malattia che ha compromesso improvvisamente la capacità funzionale della persona. Quella estensiva è adatta a chi ha bisogno di stabilizzare e consolidare nel tempo il recupero funzionale acquisito. La riabilitazione domiciliare, infine, è un’opportunità per proseguire gli esercizi di mantenimento senza la necessità di muoversi da casa per un trattamento in regime di ricovero o ambulatoriale.
Come è giunto a scegliere di intraprendere questo percorso professionale, legando quindi la sua carriera alla salute della Persona?
“Il mio percorso post-Laurea si lega inizialmente alla mia specializzazione in Chirurgia Maxillo Facciale, fino a quando ho sentito la necessità di trovare una realtà che mi desse la possibilità di occuparmi di Medicina a 360°. Da qui l’incontro nel 2015 con Kormed, grazie al quale entrai in servizio come medico presso la Casa di Cura San Giorgio a Milano. Dopo cinque anni, complice la partenza del Direttore Sanitario della Struttura, ereditai il suo ruolo. E ora eccomi qui”.
Quali sono al giorno d’oggi le principali sfide che una persona colpita da Ictus deve necessariamente affrontare quando torna a casa dopo il ricovero?
“Inizio premettendo che l’Ictus può riguardare differenti aree del nostro corpo e può manifestarsi attraverso diversi gradi: questo naturalmente incide sulle autonomie residue, vale a dire il problema principale al giorno d’oggi. Sicuramente il problema più rilevante per questi pazienti è la consapevolezza di rappresentare un peso per le persone intorno, soprattutto per la necessità di essere accuditi e la mancanza di libertà, dovendo dipendere dagli altri. La sfida è quindi incentrata sulla qualità della vita, l’autonomia e la stabilità psicologica. E non è un caso che queste siano le ragioni alla base dei frequenti rapporti tesi tra il malato e il caregiver, sul quale spesso viene riversata la propria frustrazione”.
Sulla base della sua esperienza, come possono i Caregiver supportare in maniera efficace e concreta la persona durante il recupero a domicilio?
“A mio avviso è come confrontarsi costantemente con un ragazzo nella sua fase di adolescenza più acuta: come i più giovani, maggiori sono le attenzioni e le pressioni a loro riservate, e più alto è il rischio di creare distanza. Per questo motivo il caregiver non deve mai arrabbiarsi, soprattutto quando il paziente psichiatrico insulta, offende o dice bugie, ma deve ricordarsi che quella che ci si trova davanti non è una persona in quel momento stabile. Anche se lo sembra. Bisogna inoltre considerare una serie di cambiamenti negli spazi e nello stile di vita. Un’attività non da poco, visto che molto spesso occorrono mesi per rimodulare gli ambienti di alcune case, tenendo anche conto delle disponibilità economiche delle famiglie. In definitiva sono necessarie consapevolezza, volontà e capacità di rimodulare le proprie abitudini”.
Reputa che servizi a domicilio come quelli offerti da Mosaico possano rappresentare un punto di forza capace di spostare gli equilibri nel percorso di cura di una persona colpita da Ictus?
“Una struttura come Kormed può mettere al servizio dei degenti tutta la capacità tecnica che i caregiver non sono in grado di fornire, sgravandolo allo stesso tempo di una frustrazione spesso non indifferente. Questo perché il professionista che giunge al proprio domicilio è capace di mettersi in gioco e sa bene cosa deve fare, anche di fronte alle condizioni più estreme. Servizi come la RSA Aperta e le Cure Domiciliari saranno in questo senso sempre più performanti della cura al domicilio da parte della famiglia, perché a valere sono la competenza e l’esperienza pregressa”.
Qual è il parametro più importante per una famiglia per comprendere se il lavoro del professionista stia portando a miglioramenti considerevoli?
“La parola del malato è da sempre l’aspetto più significativo da monitorare. Una cartina tornasole che noi di Kormed dobbiamo necessariamente considerare. Infatti, difficilmente una persona che è ben seguita si lamenterà delle cure, indipendentemente dalla simpatia per il professionista”.